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Il Fatto

Rimpasto: tagliato Nino Daniele, un signore della Cultura

Non ci volevo credere, ma pare sia vero. Rinunciare a Nino Daniele come assessore alla cultura significa non aver compreso quello che quest’uomo di incredibile amore ha fatto in un settore assolutamente strategico, di fondamentale importanza per la crescita. Significa buttare via anni di lavoro appassionato, senza soldi, senza strutture, senza potere, inventandosi iniziative e stabilendo contatti con instancabile trasporto. Significa cedere alle regole tristi di una politica minuscola, al puro scopo di trovare sostegno in parti che con la cultura non hanno niente a che fare. Rinunciare a Nino Daniele significa, e questo dev’essere molto chiaro, rinunciare a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno trovato nel modo di amare la città di quest’uomo gentile, colto e raffinato una corrispondenza precisa. Rinunciare a Nino Daniele è un atto di incredibile tafazzismo, e senza mezzi termini la rinuncia a un’anima. Per quanto mi riguarda, oggi credo molto meno all’amore per la città di chi la conduce. – Maurizio de Giovanni

Per quanto mi riguarda, caro Maurizio de Giovanni, l’ultima considerazione si poteva evitare. Tuttavia, capisco il momento di smarrimento e di dispiacere che non ha investito soltanto te, noto e apprezzato scrittore, ma quanti in Nino Daniele hanno sempre riconosciuto, al di là delle qualità personali, quella di dare un’anima a un comparto del Comune di Napoli assegnato sempre come delega spartitoria dalle precedenti amministrazioni e che de Magistris, nei suoi primi provvidenziali rimpasti, ha saputo valorizzare individuando l’uomo giusto al posto giusto. Perché Daniele non è stato scelto dalla divina provvidenza ma dal Sindaco della città.

Non ho condiviso per nulla la sostituzione dell’Assessore rimosso alla pari di esponenti della politica locale, seppur persone stimatissime, ma non per questo condivido il mettere in dubbio l’amore per Napoli di chi ha subito le peggiori angherie e numerosi ricatti per non essersi mai schierato con il sistema dei partiti e andando avanti comunque nonostante i boicottaggi continui. E tu, Maurizio de Giovanni, lo sai benissimo. Dubitare dell’amore del Sindaco per la città è stato non solo infelice, ma anche profondamente ingeneroso.

Non volersi schierare politicamente in un momento in cui indubbiamente si richiede compattezza contro gli attacchi sia dall’esterno che dall’interno: credo sia stato questo il nodo della questione della rimozione di Nino Daniele, una pretesa che può valere per tutti ma non per chi ha la responsabilità di un settore trasformato da dispensario di contributi di sagre e inutili concorsi di poesia a centro di valorizzazione di quella cultura con cui si mangia, si crea economia, contrariamente a qualche idiozia detta da un ex Ministro e dall’attuale Governatore del Veneto.

Il lavoro svolto da Daniele con il garbo, la competenza e il grande bagaglio culturale che lo contraddistinguono ha rappresentato una componente fondamentale per il boom turistico e tutto quanto ne è conseguito economicamente. Questo lo hanno capito anche i detrattori e i nemici per principio di un’Amministrazione contro cui hanno sempre vomitato a ogni passo e che oggi si schierano difendendo l’Assessore alla Cultura nominato, ripeto, non dalla divina provvidenza ma dal Primo Cittadino partenopeo. Un’ipocrisia cui la degenerazione del dibattito istituzionale, governativo e sociale tutto ci ha abituati da tempo, con gli appelli dell’ultima ora provenienti dagli esponenti di quella politica piccola piccola che andavano risparmiati per salvaguardare almeno un minimo di dignità.

Ho sempre sentito parole di apprezzamento e di stima nei riguardi dell’ex Assessore perfino da quella intellighenzia tutta nostrana sempre pronta a puntare il dito da quando gli orti sono rimasti a secco. Soltanto nominare Daniele ha trovato tutti d’accordo sin dal primo momento.

Quando ti rivolgevi a Nino Daniele la premessa era sempre la stessa, non ci sono soldi, e purtroppo aveva ragione, ha fatto tutto con risorse ridicole, vergognose per la terza città d’Italia, ma i grandi eventi, le innumerevoli iniziative, la disponibilità di artisti noti e meno noti non è mai mancata, una vivacità culturale, un fermento ogni anno sempre maggiore. Denigrato? Sì, anche, da quegli artisti o pseudo tali fino a otto anni fa avvezzi a garantirsi spettacoli e manifestazioni di piazza dal dubbio valore artistico e da quei salotti abituati a ricevere contributi per le loro associazioni.

Per l’occasione, mi fa particolarmente piacere ricordare come ho conosciuto questo gran signore di Assessore. A seguito di un articolo su un mio blog, sostenni che Napoli non avesse mai avuto un Assessore alla Cultura degno di tale nome. Daniele mi rispose due ore dopo con poche righe molto garbate parlando di se stesso con l’umiltà tipica dei grandi. Da allora, non ha mai mancato di esserci vicino nelle nostre battaglie in favore di un territorio della Napoli storica.

Non è frequente, direi una pratica inesistente, ringraziare un Amministratore per il suo impegno a favore della città, generalmente una consuetudine del formalismo politico, ma a me e al giornale fa piacere farlo con sincerità: grazie Nino.

Rimpasto: tagliato Nino Daniele, un signore della Cultura
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