Il Fatto

Razzisti doc, catto-razzisti e “no razzisti ma…”

Truffa da 49 milioni di euro a danno delle casse dello Stato a opera di Umberto Bossi e del Tesoriere Belsito (il primo condannato e salvato con un seggio in Parlamento); l’ex Presidente della Regione Piemonte Cota, il Capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, il parlamentare Paolo Tiramani condannati per la Rimborsopoli della Regione Piemonte: non è la lista dei soliti indagati del Partito Democratico, ma quella della Lega di Matteo Salvini che non solo sembra non curarsi del suo elenco di pregiudicati – di cui vi ho riportato soltanto quelli più recenti –, ma con grande abilità riesce anche a oscurarlo alla vista e alle orecchie di quella parte di italiani così attenta ai suoi proclami e alle sue invettive contro tutto ciò che riguarda gli immigrati, un tema assai caro ai razzisti doc, ai catto-razzisti, ai no razzisti ma e ad altre sottocategorie comunque facenti parte del mondo che sostiene  quella politica appena appena mediocre.

Una parola, però, va spesa in difesa dei razzisti doc, coerenti alle loro posizioni, che hanno una base ideologica con riferimenti storici ben precisi, imbevuti di egoismo, amanti di un nazionalismo esasperato e di un protezionismo in difesa del proprio orticello dai confini invalicabili. Il catto-razzista, invece, è la migliore rappresentazione dell’essere doppiamente stupidi ignorando di esserlo, anche se più comunemente trattasi di abitudinari frequentatori di templi di culto nelle feste comandate e figuranti inconsapevoli di un cristianesimo senza Cristo, a differenza dei no razzisti ma dove l’ipocrisia talvolta rasenta anche il ridicolo.

A tenere in piedi questa babele dell’ipocrisia contribuisce, inoltre, anche certa stampa, come accaduto giorni fa nel riportare una brutta notizia di cronaca riguardante una violenza a opera di giovani universitari a danno di una studentessa straniera – almeno questa l’accusa – senza indicare i nomi degli autori nonostante fossero maggiorenni. Gli organi di stampa, infatti, si sono affrettati a sottolineare soltanto che appartenessero a famiglie “bene” di un comune della provincia di Napoli. Tuttavia, sostituendo ai soggetti appartenenti all’élite partenopea un gruppo di immigrati, l’informazione avrebbe fornito dettagli e foto che avrebbero alimentato ulteriormente la campagna d’odio che tanta fortuna ha portato e porterà a certa parte della rappresentanza politica capace di far dimenticare truffe e ruberie non solo ai cittadini ma anche agli alleati di governo che dopo anni di video di denuncia contro la Lega ladrona dello stesso Vicepresidente del Consiglio Di Maio e del suo compagno turista per caso Di Battista oggi tacciono.

Ma cosa sta accadendo agli abitanti di questo Paese che non chiamerò popolo fin quando non si sveglieranno dal comodo letargo che dura da troppo tempo? Come è stato possibile tirare fuori tutto il peggio, tutta la cattiveria, tutta la disumanità, tutta l’intolleranza, tutto l’odio e l’ipocrisia di cui è capace la belva umana? Quanta ignoranza regna sovrana anche tra quegli strati di popolazione che mai e poi mai avremmo creduto fosse possibile dessero il peggio di sé in discorsi salottieri in difesa del decoro urbano dove persone o panchine, fioriere o uomini e donne sono pari purché non intralcino il belvedere, il gusto della bellezza e non della schifezza umana.

Sarebbe da stupidi pensare che la sola Lega con il suo modesto 17% rappresenti tutta la peggiore specie umana razzista delle tre categorie innanzi citate. Il silenzio di quel 34%, in aggiunta alle due forze di destra, seppur con gli esigui risultati ottenuti, costituiscono i numeri più significativi di quel movimento trasversale che da sempre ha attraversato il Paese e che oggi ha raggiunto livelli insopportabili, fin troppo vicini a quelli bui di triste memoria.

Non terminerò con la solita frase di speranza di unità delle forze di sinistra perché ritengo che il cammino sia ancora molto lungo e che gli egoismi di movimenti e movimentini ancora persistenti, con personalismi e vecchie cariatidi dell’ambiente, tuttora prevalgano. Nulla di veramente nuovo potrà dare fiducia. Occorre credibilità della politica e dei suoi rappresentanti, affinché questi siano capaci di individuare forze sane, nuove, che abbiano un minimo di conoscenza della macchina politica e amministrativa, che non facciano discorsi strambalati come qualche neo sottosegretario in questi giorni, che sappiano comprendere almeno ciò di cui parlano e che non arrivino a dire sciocchezze da guinness dei primati.

Se qualche barlume di speranza si intravede in quella che è la novella stagione della politica napoletana, avversata dai governi sia centrale che regionale, è da ritenere che qualche auspicio di veramente originale sia avvertito anche dalle forze politiche che temono per la loro stabilità più che precaria perseguendo vecchie strategie e logiche che hanno portato il Paese allo sfascio oltre che aver ingannato gli elettori in buona fede.

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