Il Fatto

Quella scarpa, sigillo di una bocciatura voluta?

Prima della bocciatura da parte dell’UE, la manovra del governo aveva già ricevuto il parere negativo dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, ma nessuna scarpa, in quell’occasione, aveva lasciato la sua orma sul documento dell’UPB perché l’esecutivo non lo aveva tenuto per niente in considerazione voltandosi dall’altra parte. Come se non bastasse, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, in tempi recenti, aveva tuonato contro Juncker e Moscovici – «Hanno rovinato l’Europa e l’Italia», «Parlo con persone sobrie» –, seguito prontamente da Luigi Di Maio, l’altro Vicepremier e Ministro del Lavoro, che si era schierato contro Juncker: «È inadatto come Presidente della Commissione UE». Parole pesanti, in parte o del tutto condivisibili, quelle pronunciate dai massimi esponenti del nostro governo che hanno avuto un peso e hanno condizionato non di poco quella bocciatura che non ha precedenti nella storia della Comunità Europea.

A peggiorare le cose, la scelta dell’europarlamentare della Lega Angelo Ciocca che ha ritenuto di fare un gesto plateale, volgare e offensivo togliendosi una scarpa e lasciando la sua orma sul documento strappato di mano al Commissario Moscovici che oggi ha dichiarato: «All’inizio si sorride ma un giorno ci si risveglia con il fascismo». Gesto, quello della scarpa, che proprio nell’ottobre del 1960, nel corso dell’Assemblea delle Nazioni Unite, il Segretario del Partito Comunista russo Nikita Kruscev aveva già fatto, togliendosi una calzatura e facendola penzolare per poi tenerla poggiata sul banco, durante tutto il suo intervento, in segno di protesta contro il filippino Lorenzo Sumulon, che stava parlando della dominazione sovietica sui paesi dell’Europa dell’Est. Altri tempi, altra personalità, altro contesto, ma il leghista del piccolo paesino in provincia di Pavia ha vissuto per un attimo il suo momento di gloria sperando di passare alla storia, sebbene non sia dato sapere se per sua iniziativa o su azione premeditata decisa da altri. Sicuramente, una messa in scena che verrà inserita nelle pagine della cronaca squallida e becera di questi anni di degrado della politica e della cultura del nostro Stivale.

Senza entrare nel merito del documento finanziario, occorre fare una riflessione e cercare di comprendere quali siano i reali intendimenti di questa legislatura, quale la strategia subdola che potrebbe nascondersi dietro dichiarazioni e comportamenti che di certo non fanno onore alla nazione. È necessario azionare la vecchia moviola e tornare ai giorni della lunga ed estenuante formazione del governo durante i quali fu posto il veto a Ministro del Tesoro a Paolo Savona poi destinato ad altro dicastero non meno influente nel contesto dei rapporti con l’UE. Si parlò, in quelle ore, di un piano B in seguito messo da parte e smentito, una mossa per uscire dall’Europa liquidata con le inutili e solite dichiarazioni di fedeltà rassicuranti il Capo dello Stato. La domanda, però, è: la bocciatura prevista è stata voluta oppure rappresenta il primo passo per poi riprendere la folle idea dopo la prevista vittoria elettorale alle europee del fascioleghista con la possibile partecipazione dei pentastellati? Fantasie oppure quella scarpa sbattuta sul tavolo rappresenta il sigillo di una volontà politica condizionata dai risultati delle prossime elezioni e delle possibili future alleanze?

Immaginazione o premeditazione che sia, il rischio è alto, molto alto, e non sembra che quel popolo – di cui tanti si riempiono la bocca per utilizzarlo a proprio uso e consumo – si sia reso conto del pericolo reale di trovarsi in fondo a un baratro cui governi irresponsabili degli ultimi trent’anni hanno portato il Paese sul ciglio per rischiare la spinta finale da parte di altri irresponsabili. Certo è che con un debito pari al 130% della ricchezza nazionale e senza alcuna garanzia di ridimensionamento graduale dello stesso e con le misure strutturali previste, reddito di cittadinanza e pensioni, il muro contro muro sarà inevitabile tra tre settimane se la manovra non sarà riportata in linea con il Patto di Stabilità e, in mancanza, sarà inevitabile anche una procedura per indebitamento eccessivo.

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