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Quella bella “fimmina” di Ragusa

La Sicilia è da sempre un luogo in cui è impossibile non restare estasiati dalla magnificenza del suo mare, dai suoi colori accesi e dalle sue tradizioni, dai vicoli vivi, dalla gente che comunica da una finestra a un’altra e dai panni stesi che profumano le strade. Per chi la scopre, definirla come un’isola incantata appare la scelta più giusta poiché, senza accorgersene, ci si ritrova a sgranare gli occhi dinanzi a tutta la cultura e alla bellezza che è in grado di offrire: i monumenti, le chiese, le case adornate di dettagli che risplendono dei loro balconi tipicamente barocchi, nonché i dialetti ricchi di enfasi e di vocali aperte e il cibo, una vera delizia per il palato. Chiunque dovrebbe, almeno una volta nella vita, fare un giro all’interno dei suoi mercati, luoghi in cui tradizione, quotidianità paesana e prelibatezze si intrecciano lasciando il turista senza parole ma sicuramente con lo stomaco pieno.

La Sicilia è l’isola più grande del Mediterraneo situata proprio al di sotto dello Stivale. Per una questione di comodità topografica, inoltre, viene suddivisa in nord-orientale, nord-occidentale, sud-occidentale e sud-orientale. In particolare, si definisce Sicilia sud-orientale quella parte del territorio che si affaccia sulla costa ionica, costituita dalle città metropolitane di Catania e Messina, dal libero consorzio di Enna e dalle città di Siracusa e Ragusa, quest’ultima la terra che chiama l’arancino arancina perché è fimmina senza alcuna possibilità di discussione. Ma così come l’arancinaanche la città è fimmina per il suo fascino e la sua eloquenza, per le strade ricche di colori e armonia tipici di una vera e propria donna siciliana: è la bellezza del Sud che emana calore e profumi al passo di tarantella.

A tavola il territorio ragusano esprime tutta la sua stragrande varietà di pietanze, dal dolce al salato, ai rustici tipici di determinati periodi dell’anno. Fra i più comuni ricordiamo cannoli, granite, paste di mandorla e, appunto, le arancine che con il passare del tempo hanno avuto la loro diffusione in tutta Italia. Chiunque ormai prova a sperimentare dilettandosi in questo turbinio di sapori, ma i nativi dell’isola sanno che u siciliano vero c’avi n’autra manu e che il cibo è più buono se mangiato ascoltando lo scruscio del mare. La Sicilia è anche celebre per specialità della tradizione culinaria iblea realizzate con prodotti tipici della terra quali l’olio DOP dei Monti Iblei e la ricca varietà di ortaggi freschi, verdura e frutta. Inoltre, sono anche famosi i vini: ricordiamo il Cerasuolo di Vittoria, unico DOCG della regione.

Fra i prodotti, è importante poi fare un breve accenno a Giarratana, un piccolo Comune ibleo famoso per le sue cipolle incredibilmente dolci e di grandi dimensioni – ognuna di essa può pesare fino a 2 chilogrammi –, una varietà inconfondibile per la polpa schiacciata e molto gustosa. Nel periodo della raccolta, nel territorio limitrofo, non mancano i tipici venditori ambulanti che invadono le strade soprattutto ad agosto. Questi gioielli di altissima qualità, inoltre, forniscono gli aromi e la gustosità alle pietanze siciliane, che senza di essi non potrebbero essere tali. Pietanze che le nonne e le mamme si accingono a preparare in diverse occasioni e periodi dell’anno. Di seguito, ne riportiamo alcune.

Le scacce: sono la specialità ragusana più nota e apprezzata, un piatto gustosissimo di origine contadina. Si tratta di un rustico simile a una focaccia ripiena il cui condimento è vario: pomodoro e cipolla, ricotta, salsiccia e melanzane. Non mancano poi varianti dettate dalla fantasia come pomodoro e prosciutto o prezzemolo e alici a seconda delle preferenze che differiscono di famiglia in famiglia.

Le ’mpanate o pastizzi: simili alle scacce poiché l’impasto è lo stesso, sono ripiene di carne – specialmente agnello, tacchino, pollo – o di pesce mentre, se pastizzi, hanno un ripieno di verdure come broccoli, patate, spinaci e molto altro. Sono tipiche della domenica di Pasqua in cui, quasi per tradizione, le nonne si mettono a ‘mpastare già dal giorno prima.

Pasta con il capuliatu: il capuliatu è un condimento tradizionale legato in particolare al territorio del Comune di Vittoria, in provincia di Ragusa, a base di pomodori – di cui Vittoria presenta un’elevata produzione – che vengono essiccati al sole, tagliati a pezzetti o macinati e in seguito lasciati in una marinatura che prevede olio, aglio e basilico. Ci si condisce spesso la pasta o semplicemente il pane.

Fra i prodotti di terra non va poi dimenticata la carrubba, frutto di un albero molto diffuso e usato per fare dolci, biscotti, caramelle e quanto altro. A tal proposito, la nostra guida di come prendere cinque chili andando in Sicilia non finisce qui!

Dolci di mosto: mostarda e cuddureddi, dolci tipici di settembre – che il buon siciliano sa essere il mese della vendemmia –, sono realizzati mediante la lavorazione del mosto pigiato che va a finire nelle botti in attesa che diventi vino. Specialità di origine contadina che rivelano un particolare aroma.

Cassata: è un dolce di Pasqua ragusano, semplice e cotto al forno. È simile a un piccolo cestino di pasta che contiene una crema di tuma e ricotta addolcita con zucchero e in seguito aromatizzata con cioccolato e cannella, nonché l’antenata meno nota della cassata siciliana. Essa è infatti un dolce molto antico preparato per la prima volta dai Greci e successivamente avvolto in una sfoglia di pane e cotto in forno, ben diverso quindi da quello attuale.

Cioccolato di Modica: è caratterizzato da pochi ingredienti quali cacao, zucchero e spezie, l’essenziale per renderlo gustoso e semplice. Leonardo Sciascia, scrittore siciliano, ne parlò nel suo volume La Contea di Modica, un regno nel regno che si affida ai piaceri della gola: Di due tipi, alla vaniglia e alla cannella, da mangiare in tocchi e da sciogliere in tazze. Un prodotto che egli stesso definì di inarrivabile sapore, adatto quindi a tutti gli amanti del cioccolato.

Insomma, come sosteneva Oscar Wilde, non è possibile sopportare chi non riesce a prendere seriamente il cibo, non in Sicilia almeno, dove è esso stesso cultura e tradizione, è stare insieme ma anche stare bene. La cucina isolana inebria con le sue storie e i suoi sapori, permettendo – anche per poco – di tornare indietro nel tempo e di assaporare l’esistenza.

La vita è un amaro miele, diceva Gesualdo Bufalino. Forse, necessita di un cannolo in più!

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