Il Fatto

Quel Sud smemorato che ha premiato la Lega

Del successo elettorale del M5S non c’è che da prendere atto e comprendere la voglia di cambiamento, in particolare delle popolazioni di un Sud completamente fuori dalle agende degli ultimi governi, che ha voluto punire una classe politica da anni sempre più distante dai bisogni reali della gente e incapace di intercettare la domanda di lavoro, giustizia e uguaglianza sociale, complice anche una sinistra snaturata dei fondamentali.

Il risultato della Lega, però, merita una riflessione e, anche qui, una presa d’atto della capacità del suo Segretario politico di riuscire in un colpo solo a cancellare anni di inettitudine di esecutivo, odio viscerale non solo per i migranti ma soprattutto per il Mezzogiorno d’Italia, e di appropriazione di danaro pubblico conclusosi con la condanna del fondatore ed ex Segretario del partito nordista, Umberto Bossi, dei suoi figli e del tesoriere. Non c’è che dire, un’operazione politicamente brillante da far invidia al migliore dei notabili marcati DC e PSI di triste memoria.

Presente nei governi Berlusconi nel ventennio che resterà nella storia per l’allegra brigata e per la peggiore rappresentazione sul piano internazionale, la Lega che, da sempre, ha incarnato il razzismo peggiore, ha occupato ministeri importanti come quello delle riforme, dell’innovazione e della giustizia dei quali, però, non si ricordano particolari radicali proposte legislative a opera dell’ex ministro Bossi, diplomato per corrispondenza alla scuola Radioelettra, o del ministro Dott. Calderoli, medico chirurgo, tantomeno del due volte ministro della giustizia Ing. Castelli.

Matteo Salvini è stato capace di depennare persino anni di astio nei confronti del Sud Italia a opera dello stesso, del suo predecessore, dell’europarlamentare Mario Borghezio e di altri di secondo piano che  hanno vomitato per decenni il peggio del peggio nell’indifferenza dell’ex Presidente del Consiglio e capo coalizione Silvio Berlusconi.

E che dire della condanna di Bossi e soci per 48 milioni di euro, frutto della truffa orchestrata dal Senatùr e dall’ex tesoriere del Carroccio, il cui danaro, secondo quanto riportato dall’Espresso nel numero del 2 ottobre 2017, sarebbe stato utilizzato anche da Salvini e Maroni? Lo dimostrano le carte del partito tra la fine del 2011 e il 2014 che abbiamo consultato.

Tutto dimenticato in una volta sola con una conversione fatta a colpi di rosario, Vangelo e incontri in ogni regione del Meridione, tra italiani smemorati e senza dignità che hanno premiato nelle urne chi li ha considerati a lungo feccia umana e attinto ai fondi pubblici per investimenti e spese personali per sé e per i suoi. Davvero una scelta incomprensibile che meriterebbe studi approfonditi di esperti psichiatri e bravi sociologi.

Ora è tempo di mostrare il volto buono facendo un giro nei santuari deponendo magari qualche ex voto, per grazia ricevuta e per una memoria persa nel tempo, che non è quella svanita dal trascorrere  dei giorni di Cigola la carrucola nel pozzo, meravigliosa poesia di Eugenio Montale.

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