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Il Fatto

Quei magistrati rompipalle

In un Paese normale, il contenuto del post pubblicato venerdì scorso da Luigi de Magistris sui social avrebbe dovuto provocare un sussulto nelle maggiori istituzioni, in particolar modo nella magistratura e nel suo organo massimo. Ma siamo in Italia, dove ormai non fa più impressione nulla, come nulla è stata considerata l’operazione coraggiosa del Procuratore Gratteri a Catanzaro non solo dal mondo politico ma persino dalla stampa, apparsa anch’essa infastidita e indifferente alla maxi-retata che ha riportato in superficie ciò che normalmente resta a galla.

I soliti detrattori di mestiere, trombati e mezze figure intoneranno il consueto inno fatto di buche, sacchetti, sagre deluse e finanziamenti perduti, incapaci di scandalizzarsi davanti a cotanta arroganza, ingiustizia e abuso di potere nei confronti di uno Stato colluso che ha distrutto non solo vite ma ha ipotecato anche il futuro di tutti, compreso i soggetti sopra indicati e le loro rispettive famiglie.

Nei giorni scorsi ho letto il commento di un consigliere nella maggioranza della precedente sindacatura de Magistris che ha manifestato tutta la sua indifferenza e la noia per i fatti denunciati dall’ex PM, da lui definiti questioni personali che non riguardano nessuno, tanto meno la città. Verrebbe da chiedersi in quale mondo vive chi ritiene le vicende di un sistema politico-mafioso un fatto meramente personale. Varrebbe la pena si documentasse se queste afferiscono soltanto la vita del singolo o magari ne è vittima inconsapevole anche lui.

[…] Negli stessi luoghi, 12 anni fa, un altro Procuratore della Repubblica, Lombardi, annunciava di aver revocato al PM de Magistris l’indagine Poseidone. Il procedimento di cui ero titolare da tempo e che stavo concludendo, aveva individuato un vero e proprio sistema criminale che gestiva illecitamente decine di milioni euro nel settore ambientale. Erano coinvolti politici, di livello nazionale e locale, dirigenti pubblici, imprenditori: reati gravi uniti dal collante della massoneria deviata. Il Procuratore della Repubblica mi revocò l’indagine quando notificai un’informazione di garanzia al parlamentare avvocato Giancarlo Pittelli (ora tratto in arresto per associazione mafiosa). Il Procuratore Lombardi era amico dell’avvocato Pittelli, che era stato anche il suo difensore e che pochi mesi prima aveva assunto nella sua società il figlio della moglie del Procuratore […].

Dunque, un vero sistema criminale che gestiva illecitamente decine di milioni di euro nel settore ambientale proseguito come nulla fosse per altri dodici anni, dopo essersi liberati di quel rompipalle di magistrato che evidentemente rompeva non solo gli attributi ma disturbava anche un apparato ramificato che funzionava a pennello e che arrivava fino alle più alte cariche dello Stato.

Parlare di organizzazione criminale in settori nevralgici delle istituzioni, richiamarne oggi alcune fasi rievocate da un magistrato altrettanto coraggioso come Gratteri dovrebbe scuotere l’opinione pubblica, ma quale? Quella tutta madonna, rosari e presepi del Matteo Salvini delle truffe miliardarie o della leader di fratelli e sorelle d’Italia con il suo carico di indagati e corrotti? Quale Italia in queste ore, in questi giorni del riaffiorare di tanta melma, si schiera apertamente con coraggio al fianco dei Gratteri, de Magistris e della parte sana delle forze di polizia? Come non rendersi conto della gravità di fatti che a distanza di anni, troppi anni, hanno dato ragione a un uomo delle istituzioni autentico garante della giustizia, fatto fuori da uomini corrotti nel silenzio connivente dei principali vertici dello Stato?

Chi non avverte la necessità di porsi queste domande è complice di un sistema corrotto e mafioso che accetta passivamente soprusi e violenze di ogni tipo che prima o poi dovrà subire. Inutili le dichiarazioni ipocrite di ciascun indagato anche per la sottrazione di una mela al supermercato: «Ho fiducia nella giustizia», ma quale giustizia? Quella della mafia o quella del rispetto della legge a tutti i livelli?

[…] Nel frattempo, tra le varie inchieste, mi trovavo nel vivo di toghe lucane ed eseguimmo, in Basilicata, numerose perquisizioni a magistrati, appartenenti alle forze di polizia, politici, dirigenti pubblici. Fatti gravissimi, alcuni dei quali finalizzati a ostacolare il lavoro di altri magistrati. Nella primavera-estate stavo per scrivere le misure cautelari della più grande indagine di cui sono stato titolare: Why Not. Decine di indagati, reati gravissimi. Avevamo ricostruito un sistema criminale che gestiva illecitamente la spesa pubblica per centinaia di milioni di euro in svariati settori e interferiva illecitamente sulle istituzioni: coinvolgimento di politici di vari partiti, appartenenti alle forze di polizia e servizi segreti, imprenditori, professionisti. Avevamo ricostruito un modus operandi di tipo piduista. Nel settembre, il Ministro della Giustizia Mastella chiedeva il mio trasferimento cautelare d’urgenza, a ottobre il Procuratore Generale avocava a sé l’indagine. Non si è mai visto nella storia della Repubblica che un Ministro (poi anche indagato nel procedimento Why Not) chieda il trasferimento del PM che indaga sul Presidente del Consiglio del governo di cui fa parte. In pochi mesi distruggono il lavoro di anni e impediscono le richieste di misure cautelari per fatti gravissimi…

Dunque, quel Ministro che avrebbe giurato di suicidarsi se de Magistris fosse stato eletto Sindaco di Napoli ordinò il trasferimento di urgenza del PM che stava indagando addirittura sul Presidente del Consiglio dell’esecutivo di cui faceva parte, entrando successivamente nell’inchiesta. Insomma, fuori da ogni logica, calpestò qualsiasi più elementare diritto, forte di un potere attribuitosi in piena libertà.

Tutto ciò non fa altro che indebolire ancora di più il rapporto cittadini-istituzioni e ingrassare quella parte di Paese che ha perso il senso dello Stato, che delega al peggio della mediocrità della politica il proprio consenso osannando incantatori di serpenti, bugiardi, affaristi, truffatori, parte dello stesso sistema che ieri denunciava Luigi de Magistris e oggi, con coraggio, il Procuratore Gratteri.

Quali le responsabilità dell’organo superiore della magistratura allora come adesso di fronte a fatti così eclatanti e scandalosi? Quali le responsabilità della più alta carica dello Stato che, a fatti, come quelli denunciati dall’ex PM, oppose il silenzio e il suo veto alla proposta di Gratteri Ministro della Giustizia? Troppi gli interrogativi, troppe le coperture reciproche a difesa di un sistema massonico-mafioso che appare ancora in buona salute nonostante la recente maxi-operazione in Calabria che non ha certamente incontrato i favori di gran parte della politica e dei suoi abituali megafoni della carta stampata e radiotelevisiva.

Lasciamo che i Salvini e i Meloni si occupino dei falsi problemi agitando amuleti e nascondendo indagati quotidiani, pretendiamo che il governo del cambiamento su questi temi che condizionano la vita del Paese tutto intervenga con atti concreti e non continuando in una politica tappabuchi in quel settore giustizia dove non basta più scoperchiare una sola pentola ma far saltare definitivamente in aria una struttura pericolosa per la democrazia dell’Italia.

Un’ultima considerazione avvertiamo il dovere di esprimere in presenza di tematiche così delicate che attengono anche alla sicurezza: sono al sicuro le vite di queste due figure integerrime che operano e denunciano non ‘ndranghetisti con la coppola ma veri e propri protagonisti di una cupola massonico-mafiosa ? Un dubbio, solo un’atroce preoccupazione.

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