Il Fatto

Qualcuno salvi il soldato Fico

«Dell’immigrazione si deve parlare con intelligenza e cuore. Io i porti non li chiuderei». Rompe, finalmente, il moto perpetuo di commenti, opinioni e reazioni razziste in merito all’argomento, Roberto Fico, il Presidente della Camera dei Deputati, in occasione della visita all’hotspot di Pozzallo, sito tra i più interessati dall’emergenza migratoria.

Quando tutto sembra ormai perso nel mare delle fake news – marchio di fabbrica della formazione pentastellata –, trascinato dall’onda d’odio generata dalla Padania leghista che ieri si radunava a Pontida, qualcuno, da quegli stessi quartieri, dimostra di saper ancora ragionare oltre la linea imposta dalla Casaleggio Associati, oltre le regole che la rete genera e la rete controlla.

«Le ONG fanno un lavoro straordinario» ha proseguito Fico, sottolineando come le inchieste di Palermo e Catania in merito ai finanziamenti alle associazioni in oggetto non abbiano prodotto alcuna accusa ed evidenziando, invece, il ruolo fondamentale dell’Italia nel primo soccorso ai migranti. «L’Europa tutta deve farsi carico dei flussi migratori. L’Italia, centrale nel Mediterraneo, non può tirarsi indietro, ed è qui che vanno aiutate le persone».

Dopo ore in cui – dagli ormai più che discutibili social network – non si è visto altro che immagini create ad hoc dai sostenitori della linea dura del nuovo governo, in cui i bambini annegati nei giorni scorsi a largo della Libia venivano disegnati come bambolotti di gomma in un qualunque studio di cine-produzione, la reazione spontanea della terza carica dello Stato è stata una ventata d’aria fresca che ha soffiato sulle nuvole annidatesi su Pontida, dove, invece, Matteo Salvini ha continuato ad arringare i suoi seguaci ammaestrati a colpi di slogan e dichiarazioni degne del Ventennio.

La vicenda, tuttavia, non ha prodotto il risultato sperato dai tanti votanti grillini delusi dall’accordo con la Lega, ormai privati, con la parola, anche di tutta l’arroganza con cui apostrofavano come imbecille chiunque non condividesse la loro linea di cambiamento. Dalle sale di comando, infatti, Luigi Di Maio – Vicepremier e Ministro del Lavoro – ha presto rimesso in riga il socio voltagabbana, richiamando all’ordine la pecorella in direzione contraria rispetto al gregge ben ammaestrato al silenzio: «Parla a titolo personale. Il governo è compatto sulla linea in tema di immigrazione. Quelle di Fico sono dichiarazioni del Presidente della Camera. Le rispettiamo, ma non è la linea del governo».

Nulla da fare, dunque, per tutti quegli elettori di sinistra che, per poche ore, hanno sperato in un moto d’orgoglio del MoVimento a oggi completamente assoggettato allo strapotere della Lega, ormai primo partito anche per i sondaggi sulle intenzioni di voto. Eppure, un ammonimento tanto feroce alle dichiarazioni di quella che – lo sottolineiamo con forza – è la terza carica dello Stato italiano è un’azione da non sottovalutare e da condannare almeno con la stessa intenzione con cui questa è stata lanciata.

Salvate il soldato Fico, salvate chiunque ancora esprima dissenso in un momento storico in cui critiche, disaccordo, opposizione sembrano sempre più parole da bannare e da limitare con ogni mezzo. Ancor di più se queste voci contrarie provengono da quelle stesse persone che credevano di cambiare lo stato della vecchia politica e, invece, si sono ritrovate a firmare un contratto sulla pelle dei deboli, degli esclusi, con un partner da 40 milioni di euro sottratti illecitamente ai contribuenti e di cui nessuno chiede più conto, cosa che fino al 4 marzo scorso, i 5 Stelle e il suo esercito di social-manifestanti non smettevano di fare.

Resti, adesso, fedele al suo ruolo, Roberto Fico, fedele alla sua gente del Sud, fedele ai principi che hanno animato la sua carriera politica, fedele al dissenso dimostrato e al coraggio messo in campo su un tema così delicato e, al contempo, così importante. Forse verrà messo all’angolo da chi ne ha determinato la scalata allo scranno della Camera dei Deputati, eppure, resterà osservante di quella Costituzione su cui ha giurato. Difenderne i principi, oggi, sarebbe già una grande azione di cambiamento.

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