Il Fatto

Prevenzione: la Chicco chiede figli, l’Emilia Romagna e il Piemonte preservano la salute

2018. Per la prima volta in sessant’anni, l’Italia non gioca il mondiale: una tragedia. Esordisce così il nuovo spot della Chicco, la nota azienda di prodotti per l’infanzia, che negli ultimi giorni ha acceso il dibattito online al punto da scomodare persino la mai doma Giorgia Meloni. Una preoccupazione, quella condivisa dal celebre marchio, dovuta non tanto al tifo quanto all’indice di natalità italiano che, riprendendo lo stereotipo secondo il quale durante i campionati mondiali di calcio nascono più bambini, a questo giro, complice l’ex Ct Gian Piero Ventura,  non salirà in picchiata, bagnandoci con quella pioggia di neonati  –  susseguita alle precedenti vittorie della nazionale (anche se i dati dimostrano che non è andata come la raccontano) – che ci ha allagato di ottimismo facendo dell’Italia una nazione straordinaria. 

Ma se è vero che non c’è problema se non vi è soluzione, ecco che l’azienda, oltre a lanciare l’allarme, ci suggerisce subito anche la risposta a questo dramma: Facciamo un altro baby boom. Semplice, no? E prosegue: Abbiamo bisogno di bambini, migliaia, milioni, trilioni di bambini. Bambini che ci aiuteranno a crescere, portando l’Italia dove è giusto che sia. Ecco, quindi, che immagini di un Paese felice si susseguono, dal dopoguerra a oggi, alternandosi ai sorrisi di una speranza che solo dei pargoletti sanno restituire alla nazione e ai suoi cittadini. Non contenta, però, la pubblicità continua e l’orgoglio stampato sul viso del Ministro Lorenzo Fontana o su quello di Giorgia Meloni si fa spazio nella nostra mente: Facciamolo per l’Italia, facciamolo tutti, uno con l’altro, sogniamoci, moltiplichiamoci fino all’infinito, facciamolo per amore o semplicemente per il piacere di farlo. Facciamolo dovunque, ovunque e comunque sia. Ma facciamolo, facciamolo per l’Italia. Perché in questo mondiale, i gol per l’Italia li segniamo noi.

Una trovata pubblicitaria che, come facilmente intuibile, non poteva lasciare indifferenti. Così, moltissimi utenti sui social hanno voluto esprimere il proprio dissenso nei confronti di uno spot patriottico, stile dittatoriale, e, soprattutto, poco compatibile con quelle campagne di prevenzione e di educazione sessuale che con fatica si tenta di portare avanti. Facciamolo per amore o semplicemente per il piacere di farlo: non importa con chi o in che tipo di circostanze, tantomeno se siamo minorenni, se non abbiamo un lavoro o una stabilità economica, al diavolo anche la giusta maturità di coppia. Facciamo questi bambini e non ci pensiamo più, è la Chicco che ce lo chiede. Dovunque, ovunque e comunque sia: l’Italia chiamò e chi la ama non può fare a meno di rispondere. Chi, invece, i figli non può o non vuole averne, seppur mente brillante e persona perbene, di certo non è degno di essere italiano.

Per fortuna, polemiche e propaganda di regime a parte, mentre i nuovi rappresentanti del Governo incoraggiano con le loro intenzioni politiche spot assurdi e offensivi, inneggiando alla copulazione di coppia rigorosamente tradizionale, due provvedimenti regionali ci restituiscono la fiducia nel genere umano, nella fattispecie nei nostri connazionali forse non del tutto inciampati nel passato. È notizia di fine giugno scorso e di inizio di questo luglio, infatti, che l’Emilia Romagna prima e il Piemonte poi hanno approvato due delibere grazie alle quali sarà possibile usufruire di una contraccezione gratuita. In particolare, le novità introdotte sono rivolte a tutti gli uomini e alle donne di età inferiore ai 26 anni e alle donne di età compresa tra i 26 e i 45 anni disoccupate o colpite dalla crisi nei dodici mesi successivi al parto o nei due anni successivi a un’interruzione volontaria di gravidanza. Per tutte queste categorie, inoltre, è previsto il libero accesso alla visita per la contraccezione e l’inserimento e rimozione dei dispositivi intrauterini e impianti sottocutanei e, quindi, la possibilità di usufruire dei Consultori anche senza ticket.

Due misure estremamente importanti, quelle adottate dalle regioni sopracitate, che rispondono a molteplici necessità. Prime tra tutte, quella di abbattere le distanze tra le istituzioni e i più giovani e quella di assicurare a questi ultimi di non essere soli. Spesso, infatti, in modo particolare in un Paese sostanzialmente all’antica come il nostro, si fa fatica ad affrontare argomenti che abbiano a che fare con la propria sessualità o con quella dell’altro. Dalla famiglia alla scuola, senza dimenticare gli amici che non sempre sono buoni consiglieri, i ragazzi si scoprono impreparati e incapaci, per ovvi motivi, di gestire talune situazioni. Il rischio di malattie o di gravidanze involontarie, quindi, aumenta costantemente senza che nessuno abbia affiancato realmente chi vi si ritrova coinvolto, sempre più imbarazzato e chiuso in se stesso. Mettere a disposizione dei più piccoli degli spazi, delle occasioni di incontro e di ascolto, dunque, si rivela di una portata incredibile, rispondendo a quel bisogno di conoscenza che è piuttosto complesso soddisfare. Permettere l’accesso ai contraccettivi, così come dei nuovi sportelli pensati ad hoc, vuol dire fornire gli strumenti per una pianificazione familiare consapevole, informare i cittadini sull’evoluzione della fertilità, promuovere attivamente stili di vita sani per la protezione della salute riproduttiva preservando uomini e donne più e meno adulti.

Inoltre, a differenza di Paesi come Francia, Belgio, Germania, Inghilterra e Svezia, oggi, in Italia, la pillola anticoncezionale è totalmente a carico di chi ne fa uso, acuendone le difficoltà economiche ma anche psicologiche quando l’elevato costo o l’impossibilità dell’acquisto rendono un miraggio la capacità di gestione del proprio corpo e della propria fertilità. Discorso simile vale per i profilattici che, specialmente i più giovani, spesso non possono permettersi. Non a caso, secondo la Società Italiana di Ginecologia e Ostretricia, soltanto il 16% delle donne utilizza la pillola, con addirittura il 42% delle ragazze sotto i 25 anni che non ricorre ad alcun contraccettivo durante i primi rapporti sessuali, compromettendo la loro futura possibilità di diventare mamme e aumentando la diffusione di infezioni come la Clamidya che colpiscono in modo esponenziale sempre le più piccole. Per ciò che concerne il preservativo, invece, ormai ne fanno uso solo 4 giovani su 10.

Prezzi inaccessibili, disinformazione, ma anche stigmatizzazione del rapporto sessuale – basti pensare che nel Regno Unito i condom sono venduti a costo piuttosto basso persino al supermercato, a sottolinearne la “normalità” dell’utilizzo – compromettono, dunque, la salute e la giusta formazione non solo degli degli adulti di oggi, ma anche di quelli di domani. Forse, piuttosto che chiedere agli italiani di figliare per riportare la nazione agli albori di un tempo – quali? –, avrebbe più senso combattere gli stereotipi e pensare alla grandezza del futuro. Grandezza che ancor prima della famiglia, è il riconoscimento dei diritti che può assicurarla a un Paese. Altrimenti, in questo mondiale e non solo, gli autogol per l’Italia li segniamo noi.

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