“Pompeii Theatrum Mundi”: Pompei incontra il dramma antico

pompei

Molte sono le cose meravigliose, ma nessuna è più mirabile dell’uomo. – Sofocle, Antigone

Il tempo è breve; chi insegue l’immenso perde l’attimo presente. – Euripide, Le Baccanti

Il mio cuore corre verso l’abisso, e lo sa, e con nostalgia si rivolge, ma invano, ai buoni consigli. Quando l’onda contraria investe una nave troppo carica, il nocchiero si prodiga, ma è inutile, e la nave è trascinata via, alla deriva… Che cosa conta la ragione? È la passione che vince, che comanda. Un dio troppo potente sta dominando il mio cuore. Regna su tutta la terra, questo dio alato, non risparmia neppure Giove, lo brucia con l’indomita fiamma. – Seneca, Fedra

È forse superfluo ripetere, dopo secoli e secoli di ammirazione e stupore, che l’universo consegnatoci dalla tragedia greca e latina sia – per dirla alla Tucidide – un possesso per sempre. Non ci sorprende affatto, allora, la scelta intrapresa dalla città di Pompei, ovvero quella di dar vita alla prima rassegna di drammaturgia antica, intitolata Pompeii Theatrum Mundi e ambientata presso il Parco Archeologico del luogo.

I primi due spettacoli previsti dal ricco e variegato programma sono stati dedicati al primo dei tragediografi antichi: Eschilo. Attraverso la riproposizione dell’Orestea, composta dall’Agamennone, Le Coefore e Le Eumenidi, e del Prometeo, il pubblico campano ha potuto riscoprire la bellezza di questi oscuri e intramontabili capolavori.

Mercoledì 5 luglio e giovedì 6, per la regia di Massimo Luconi, il teatro ha portato in scena Antigone. Una storia africana, una rivisitazione del celebre dramma di Sofocle, nata da un lavoro di formazione durato tre anni presso la città di Saint-Louis in Senegal, dove alcuni giovani ragazzi senegalesi hanno potuto potenziare le proprie capacità recitative e tecnico-organizzative, al fine di poter intraprendere in modo consapevole e competitivo il mestiere dell’attore. Il coro è stato composto da sei attori africani non professionisti, residenti in Italia, i quali hanno avuto il compito – come da tradizione – di interloquire con il re per opporsi alla condanna a morte della protagonista.

Dovunque vi siano discriminazioni razziali, conflitti, intolleranze religiose, dovunque una minoranza levi la sua voce a reclamare giustizia. Antigone assume il ruolo dell’eroina che sfida i regimi totalitari in nome della pietas universale che si estende a tutti gli uomini sentiti come fratelli, superando ogni limite o divisione tribale e nazionalistica. Attraverso la storia di Antigone rivive uno dei miti che da più di due millenni attraversa la nostra civiltà e che è di forte e tragica attualità nella storia della Africa contemporanea.

È così che il regista ha commentato il valore di questa nuova formulazione dell’opera sofoclea, la quale ha sperimentato nuovi linguaggi e nuove tecniche, mescolando elementi del teatro europeo d’avanguardia a elementi del teatro tradizionale africano.

La programmazione proseguirà, concludendosi, con altri due drammi di inestimabile bellezza, Le Baccanti di Euripide e Fedra di Seneca. Attraverso quest’ultimo spettacolo, che verrà presentato il 22 e il 23 luglio, sarà possibile osservare quel ponte di inesauribile ricchezza che è costituito dai rimandi tra il mondo greco e quello romano, che – ancora oggi – non hanno ancora finito di interrogarci sulla complessità dell’esistenza umana e sulla sua terribile e meravigliosa unicità.

Article by Rosa Maria Gloria Basanisi

Studentessa di Scienze Filosofiche, appassionata di Neurofilosofia e Gender Studies, amante di letteratura, arti figurative, teatro e musica.

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