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Pino Imperatore presenta il suo ultimo libro: “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze”

Allah, San Gennaro e i tre kamikaze. Un titolo efficace è il miglior biglietto da visita per un buon libro, spesso introduce con arguzia il tema trattato, anticipa al pubblico lo stato d’animo nel quale si svolgerà la vicenda e quello con cui il lettore affronterà la narrazione.

Nel caso dell’ultimo romanzo di Pino Imperatore, l’intestazione fa già sorridere, con il suo richiamo alla classica formula delle barzellette disegna scenari esilaranti sullo sfondo di uno degli argomenti invece più delicati dei nostri giorni, il terrorismo islamico.

Ed è proprio sulla scia di questa altalena di sentimenti e sensazioni che si è svolta, lunedì 19 giugno, presso la Libreria Raffello in Via Kerbaker a Napoli, la presentazione del nuovo romanzo dello scrittore partenopeo, nato a Milano nel 1961, “padre” della celebre Famiglia Esposito.

Ad accogliere le tantissime persone presenti, con il suo consueto sorriso e la professionalità che la contraddistingue, ci ha pensato la giornalista Anna Copertino, che con il protagonista della serata condivide un rapporto di stima e amicizia da ormai diversi anni, accompagnata dallo scrittore Francesco Paolo Oreste, sempre presente per ciò che riguarda la difesa e la valorizzazione dell’identità della propria città.

Conoscere Pino Imperatore, leggerne i libri, seguire la sua attività sui social network, vuol dire spesso incappare nella sua mai doma ironia, nel suo trattare qualsiasi argomento, dalla veracità napoletana alla politica, con arguzia e sarcasmo.

Ironia è, però, sinonimo di intelligenza, ed è per tal motivo che l’evento è cominciato su note ben diverse da quelle in cui le pagine del volume edito da Mondadori sono accordate. Il tema trattato, infatti, meritava un incipit di riflessione e dialogo. “Le vite di tutti, dall’11 settembre” – ha constatato l’autore – “sono cambiate. Gli eventi pubblici, i concerti, gli stadi creano apprensione”. Il dibattito intavolato dai tre mattatori della serata, però, è stato un invito a non arrendersi a questo pensare, ad affrontare la paura, a vincerla, a continuare ad abbracciarsi in piazza, ad aprirsi al diverso, alle meraviglie che ci aspettano fuori le mura di casa. Il romanzo ha fatto il resto.

Le letture tratte da Allah, San Gennaro e i tre kamikaze hanno alleggerito l’atmosfera, lo scambio di battute tra Imperatore, Copertino e Oreste coinvolto la platea che, attraverso il tema del terrorismo,  ha affrontato le straordinarie bellezze e contraddizioni di Napoli.

Amira, Faisal e Salim sono i tre attentatori pronti a far piangere il popolo della città del Vesuvio. Giungono sul territorio dopo mesi di duro addestramento, studiano le peculiarità dei luoghi sensibili, programmano il tragico evento nei minimi dettagli. Amira affronterà i locali della movida, osservando le abitudini dei residenti e dei turisti, Feisal, invece, passerà in rassegna musei, chiese e monumenti. L’ultimo, Salim, avrà il compito più arduo (e chi conosce l’argomento sa cosa intendiamo): si occuperà dei mezzi di trasporto, stazioni  e ferroviarie, Circumvesuviana, Cumana, metropolitane e traghetti. Programmare il fatidico “boom” sarà davvero così semplice o i loro piani verranno mandati a monte? Bellezze artistiche, dal Maschio Angioino al Cristo Velato della Cappella San Severo, un’umanità fantasiosa, bizzarra e piena di calore che non può fare a meno di travolgere chiunque vi entri a contatto, i riti e le tradizioni, come il sangue di San Gennaro, questa miscela – è proprio il caso di dirlo – esplosiva sarà l’unica vera bomba che scoppierà nei cuori e nelle coscienze dei tre kamikaze.

La comicità di Imperatore ha sostituito la paura con la risata, il razzismo con l’integrazione, l’emarginazione con un abbraccio.

La serata è trascorsa piacevole, l’autore si è concesso alle foto, agli autografi e alle dediche con cui ha impreziosito ogni singolo volume acquistato dal pubblico, accorso a rendere merito a uno degli artisti più amati in città.

Il tour, che già ha toccato oltre venti tappe, continua.

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