Il Fatto

Perché il no di Salvini a Giorgetti?

Il fiorire di costituzionalisti dell’ultima ora e di improvvisati esperti della materia che spopolano in rete, le inammissibili e gratuite offese al Capo dello Stato, al di là del reato ancora in essere di vilipendio, sono la rappresentazione più evidente di quello che mia nipote Marianna, esperta di diritto e relazioni internazionali, sintetizza chiudendo un post molto duro sull’argomento: Siete la personificazione della classica saccenza arrogante e qualunquista di chi non sa. E non vuole sapere.

Eh già, il qualunquismo di chi non sa, che imperversa da più di un ventennio nel dibattito politico impoverito e svuotato di ogni contenuto di natura ideologica e di qualsiasi progetto che guardi al presente e al futuro del bene comune, una politica ridotta a un’amministrazione di condominio per tappare falle di un sistema che fa acqua da tutte le parti. Un esempio ne sono le gravi affermazioni di Di Battista e, peggio, di suo padre contro il Quirinale, con espressioni inaccettabili – che qualche dubbio pur lecito sulle radici del MoVimento ritengo sia più che legittimo – supportate anche dagli attestati di vicinanza di CasaPound nella fase conclusiva del contratto sottoscritto dalle parti.

Cosa si nasconde dietro le accuse al Presidente della Repubblica non dei tanti, troppi qualunquisti e dei costituzionalisti all’amatriciana, ma di quello che a parere di chi scrive è l’unico vero tema che andrebbe approfondito e di cui, comunque, in tempi brevi si comprenderanno le reali motivazioni? Mi riferisco al no di Matteo Salvini alla proposta del Presidente Mattarella di sostituire il nome del Prof. Savona con quello del leghista Giorgetti.

Cosa si nascondeva dietro quella nomina e l’insistenza del leader del Carroccio se non l’attuazione del famoso piano B prima previsto nel contratto e poi depennato ma non certamente dai piani ormai ben noti del mancato ministro dell’Economia sul tema Europa? Perché rinunciare a un candidato parlamentare e per giunta leghista, seppur più moderato come Giorgetti?

La domanda  dovrebbero porsela i pentastellati e l’ingenuo Di Maio, o forse, il talmente scaltro Luigi se partecipe di un piano di uscita dall’euro da attuare a governo fatto, come ventilato da più parti, in un fine settimana.

La posizione sull’Europa del M5S, testimoniata dai tanti proclami del guru genovese, dal paventato referendum poi smentito, poi rilanciato dai suoi vari esponenti e poi ancora smentito, le ben note posizioni del leader leghista, evidentemente non condivise dal suo compagno di partito Giorgetti, hanno convinto il Capo dello Stato a  porre un freno a un piano che, come ha detto lo stesso Mattarella,  dovrà eventualmente essere oggetto di un dibattito aperto coinvolgendo tutto il Parlamento.

Ometto qualsiasi considerazione sulla possibile azione di impeachment, richiesta in un primo momento da Di Maio, che nelle ultime ore sembra abbia accantonato con una dichiarazione di piena collaborazione con il Colle (?), azione che richiede non solo una maggioranza ma i necessari presupposti giuridici che non sembrano proprio esserci.

Si può discutere, e gli argomenti certamente non mancano sulle anomalie e sulle contraddizioni dell’appartenenza all’Europa, della quale, è sempre bene ricordare, che il nostro Paese è stato uno dei pilastri principali, per questo non può essere liquidata per volere di due forze politiche ma deve essere tema prioritario per qualsiasi governo che si rispetti, ristabilendo regole e rapporti che non penalizzino lo Stivale e favoriscano politiche volute dai soliti Stati che da sempre ne traggono i maggiori favori o, peggio, dai poteri della finanza.

Quali gli scenari possibili? Elezioni subito che – secondo un ipotetico piano, Salvini avrebbe fatto saltare ogni possibilità di formazione di un governo – porterebbero il centrodestra a superare la soglia del 40% stando ai primi sondaggi in circolazione, con la conferma della coalizione della quale il Matteo felpato sarebbe il leader anche se telecomandato dall’inossidabile ex Cavaliere.

Nuovo accordo Lega-M5S: con quali novità rispetto a un patto che, evidentemente nella stesura più recente, nascondeva piani oscuri non condivisi dalle basi delle due forze? In questa eventualità quali differenze in campo centrodestra? Potrebbe il demolitore del Partito Democratico anticipare la sua uscita e rafforzare il centro rappresentato dalla sempre più martoriata Forza Italia?

Tutto è possibile, ma questa volta conterà in maniera determinante la strategia che porrà in atto l’inossidabile o, più realisticamente, quella già in atto, che potrebbe concludersi con un significativo rafforzamento della coalizione Salini-Berlusconi-Meloni. Fantapolitica o ipotesi realisticamente possibili?

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