Il Fatto

“People – Prima le persone”: l’Italia antirazzista

La settimana politica appena trascorsa non è stata monotona come le precedenti caratterizzate dalle sole ed estenuanti bagarre di facciata delle forze di governo – dispute sostanzialmente figlie di quel contratto maldestro continuamente modificato e adeguato agli umori e ai voleri dell’uomo dalle divise cangianti –, bensì da due episodi apparentemente degni di sole note di cronaca: l’incontro svoltosi nel capoluogo campano tra i Primi Cittadini di Napoli e Milano e People – Prima le persone, l’imponente marcia antirazzista svoltasi sabato all’ombra del Duomo.

Al di là della motivazione di fondo, il meeting tra i due Sindaci, voluto a seguito dei gravi episodi verificatisi prima e durante la partita di calcio Inter-Napoli dello scorso 26 dicembre, è stata occasione di dialogo sul tema delle autonomie e dello sviluppo, oltre che di approfondimento sulla valorizzazione delle differenze e su una comune intesa per un Paese coeso e solidale.

Luigi de Magistris e Giuseppe Sala, Sindaci dalle personalità differenti ma uniti da una visione condivisa di difesa dei valori fondamentali della Costituzione per un’Italia le cui unità e solidarietà siano fondamentali ma che, purtroppo, in questi giorni è seriamente compromessa da una politica scellerata ed egoista, da sempre bandiera della Lega, che tuttavia sembra incontrare anche i favori di chi da quei territori oggi in pericolo ha ricevuto un consenso che non può esaurirsi soltanto con un discutibile reddito di cittadinanza.

Un incontro, quello avvenuto a Napoli, con la partecipazione dei responsabili delle maggiori istituzioni politiche, civili e militari – che si ripeterà nei prossimi giorni a Milano –, che ha ancora una volta evidenziato il ruolo fondamentale dei Primi Cittadini quotidianamente a contatto con i problemi reali della gente, che tra mille difficoltà esige risposte talvolta immediate, e lo strangolamento da parte dello Stato centrale con risorse sempre più ridotte, come nel caso di Napoli dove, tra debiti pregressi anche di non competenza, non si riesce neanche ad assicurare pienamente l’ordinarietà dei servizi essenziali.

Città diverse, personalità differenti ma garanti di quei valori compromessi da una visione in cui le differenze rappresentano un pericolo, in cui 47 disgraziati vengono tenuti per giorni su un’imbarcazione statale, in balia delle onde unicamente per mostrare i muscoli, e dove le mafie, al cospetto, appaiono come un problema secondario.

A Milano, intanto, su iniziativa di un suo Assessore e con l’adesione di mille associazioni e la partecipazione di circa 200mila persone, si è svolta sabato scorso un’imponente marcia antirazzista, denominata People – Prima le persone, che ha fatto dire al Sindaco Sala, presente alla manifestazione, «ecco la nostra Italia».

Una marcia che, sia chiaro, non restituisce la verginità o purifica il peggio di una parte degli aderenti che in quanto al tema dell’accoglienza e della mala gestione hanno comunque un carico di responsabilità pesante come un macigno. L’opera del Ministro Salvini, infatti, è anche figlia di un’eredità del suo predecessore Minniti e del governo di cui ha fatto parte.

Una manifestazione per riaffermare principi umani di solidarietà e accoglienza, per mandare un messaggio chiaro a chi da qualche mese sta attuando politiche discriminatorie e razziste, a chi ha tirato fuori il peggio della nostra gente, seminando odio, facendo credere che il problema dei problemi siano gli immigrati e non l’incapacità delle istituzioni a gestirla, distruggendo, ad esempio, una realtà esemplare come Riace, un territorio afflitto da una criminalità spietata e potente che ha visto allontanare un uomo di pace, un rappresentante del governo locale esempio di amministratore realmente a servizio della comunità, trattato come si dovrebbe per uomini della ‘ndrangheta.

Tra le novità dell’ultima ora, inoltre, anche quella del comico genovese che si è espresso sulla manifestazione milanese: «Il razzismo è un falso problema». Il padre padrone del MoVimento 5 Stelle torna a fare il comico con una frase adatta per un copione di successo per il Salone Margherita.

Una settimana, quella trascorsa, durante la quale ancora non si è stati capaci di sbloccare le opere necessarie, utili e indispensabili per il Paese portando al centro il tema lavoro, il contrasto alla criminalità, vale a dire ciò che dovrebbe essere preoccupazione primaria del Ministro dell’Interno che forse farebbe bene a starsene maggiormente al Viminale evitando di mostrarci il continuo cambio di casacche in giro per l’Italia.

La grande marcia di Milano e gli incontri tra i Primi Cittadini delle due importanti città, dunque, sono segnali che danno ossigeno a un clima pesante e asfissiante che da giugno scorso è andato man mano montando. Ma non basta, occorre un risveglio delle coscienze di quanti realmente hanno a cuore il presente e il futuro della nostra nazione, abbandonando schemi già noti e finti paladini di un nuovo aggrappati a vecchie cariatidi della politica piccola e mediocre ampiamente e tristemente sperimentata.

Si riparta dalle città, dai Sindaci, dai giovani amministratori indenni da squallidi cambi di casacca per opportunismo e smania di protagonismo, da quelle realtà dove con fatica e anche con qualche insuccesso, ma con grande onestà intellettuale, si è restituita dignità alla politica e alla gestione della cosa pubblica mettendo al centro prima l’individuo, come il bel motto della marcia di Milano: People – Prima le persone. Un motto realtà a Napoli da otto anni.

“People – Prima le persone”: l’Italia antirazzista
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