Attualità

Non sono razzista, però…

“Grande giorno, costruiamo il muro”, così ha twittato il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a sei giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca.

Lo aveva preannunciato in campagna elettorale e ha tenuto fede al suo impegno con grande soddisfazione degli elettori e dei fan sparsi un po’ ovunque, anche in Europa e in Italia.

I trumpisti di casa nostra, da Salvini a Beppe Grillo – e non solo – esultano per un piano che prima o poi, c’è da aspettarselo, proporranno anche per il nostro Paese, magari con barriere tipo Mose di Venezia.

Salvini e Grillo fanno il loro mestiere, si sa, cavalcano l’onda xenofoba di quella gran parte di italiani del “non sono razzista, però…”, di quella parte del Paese che si alimenta quotidianamente di bufale e notizie che non trovano alcun riscontro nella realtà dei fatti, ma che sono volutamente amplificate anche da una mala-informazione.

Quante volte, anche tra i nostri contatti e le nostre amicizie, sentiamo ripetere la fatidica frase “non sono razzista, però…” seguita quasi sempre da aiutiamoli a casa loro” dimenticando che quelli che attraversano i mari in tempesta, quando riescono a raggiungere le nostre coste, provengono proprio da quei Paesi dove le grandi coalizioni pacifiste scaricano tonnellate di bombe?

Ma la memoria corta è patologia comune non solo qui da noi, è patrimonio collettivo in Europa e anche nella gloriosa terra del Presidente Trump, sempre in prima fila per aiutarli in casa loro.

L’ennesima crociata razzista è stata annunciata, però, proprio nella Settimana della Memoria, che pare essere ricordata soltanto per le celebrazioni annuali lontane dal ricordo di quel tragico e folle periodo che nel nostro tempo ancora troppo spesso si ripropone anche con modalità tragicamente molto simili.

Tuttavia, sarebbe ingiusto indicare in Trump e nei trumpisti di casa nostra gli unici geniali protagonisti della costruzione di muri, di barriere di cemento e filo spinato, già esistenti e radicati nella mente dei molti “non sono razzista, però…” che hanno partorito i Trump, i Salvini, e i tanti che dovrebbero chiedersi le ragioni degli esodi biblici e, magari, provare anche un po’ di vergogna per dare credito a populisti e irresponsabili che non avrebbero ragione di esistere se non ci fosse quel però. E, chissà, ipotizzare che prima o poi potrebbe toccare anche a noi.

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