Attualità

Fuori i nomi… ma dei banchieri

Giorni fa, il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, ha chiesto che si facessero i nomi dei principali debitori delle banche colpevoli, a suo dire, di aver messo in crisi alcuni istituti di credito, dai colossi ad alcune banche territoriali.

È subito partita la corsa tra alcuni organi d’informazione a pubblicare i nomi dei soliti Caltagirone, De Benedetti, Marcegaglia, Zunino, Statuto e anche della gamba “salva governo” Verdini – indebitato fino al collo con Veneto Banca e coinvolto nel crac del Credito Cooperativo Fiorentino – per il quale il PM ha chiesto undici anni di carcere.

Strano che il Presidente dell’ABI, invece di chiedersi quali responsabilità abbiano le banche nella concessione dei fidi, si preoccupi di rendere pubblici i nomi dei debitori. Patuelli guardi in casa propria e, impiegando non più di dieci minuti, metta in fila i nomi degli amministratori delegati e dei direttori generali di quelle banche e pretenda di conoscere i compensi – quelli reali – e anche le liquidazioni pagate ai loro predecessori a fronte di risultati disastrosi e gravi perdite per gli azionisti.

I grandi banchieri di questo Paese sono capaci soltanto di individuare nel contenimento dei costi del personale  – nel quale non fanno rientrare di certo i loro stratosferici compensi – la soluzione di tutti i problemi. Previste nei prossimi due anni, infatti, decine di migliaia di persone da mandare a casa. Basti pensare che la sola Unicredit conta 18.000 esuberi.

I nomi dei principali debitori per cosa? Per soddisfare la libidine dell’opinione pubblica e condannare ancora una volta i contribuenti a pagare per far fronte ai buchi miliardari delle banche, oggi come ieri – e forse anche domani – per finanziare Alitalia?

La mossa di Patuelli, da ex politico, è senza dubbio geniale: dare in pasto dei nomi che non sono una novità, ma che rendono sul piano dell’informazione “gossippara”, e nascondere le gravi responsabilità dei veri colpevoli di un sistema da troppo tempo tollerato anche da qualche istituzione che dovrebbe garantirne un rigoroso controllo.

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