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Nobel per la medicina all’immunoterapia oncologica

Da pochi giorni sono stati annunciati i vincitori del Premio Nobel per la Medicina 2018: l’americano James Allison e il giapponese Tasuku Honjo per la loro scoperta di una terapia per il cancro. Secondo l’annuncio ufficiale, fatto tramite l’account Twitter del prestigioso premio, i due scienziati hanno il merito di aver stabilito un principio completamente nuovo per la terapia del cancro. Entrambi, infatti, hanno scoperto degli inibitori dei checkpoint immunitari – che solitamente impediscono al sistema immunitario di diventare troppo aggressivo e colpire anche le cellule sane –, individuando un modo per stimolare il sistema stesso e spingerlo ad agire contro l’attacco delle sole cellule tumorali.

James Allison ha 70 anni e lavora come ricercatore affiliato all’Università del Texas, dove risiede l’Anderson Cancer Center, il principale punto di riferimento mondiale nella cura e nella ricerca del cancro. Già negli anni Novanta, lo scienziato, mentre lavorava nel suo laboratorio all’Università della California, studiò la proteina CTLA-4, che, per l’appunto, funge da freno del sistema immunitario. Negli scorsi anni, invece, è riuscito a sviluppare un anticorpo capace di bloccare suddetta proteina, arrivando anche a dimostrare che tale arresto porta il nostro sistema di difesa ad agire contro le cellule cancerose. In particolare, uno studio del 2010 ebbe risultati particolarmente positivi nell’uso di questa metodologia per guarire pazienti con melanomi in stato avanzato.

A sua volta, Tasuku Honjo ha 76 anni e ha lavorato fra Giappone e Stati Uniti, tra le università di Kyoto e Osaka, la Carnegie Institution di Washington e i National Institutes of Health. Anche lui negli anni Novanta si concentrò sullo studio di una proteina-freno, la PD-1, la cui scoperta gli valse, nel 2014, il Tang Prize in Scienze Biofarmaceutiche. Ipotizzato e dimostrato che l’eliminazione della proteina aumenta la risposta immunitaria degli organismi che la posseggono, negli ultimi anni Honjo ha cercato di dimostrare, con successo, che l’abolizione della PD-1 nell’organismo delle persone affette da diversi tipi di tumore può spingere il loro sistema immunitario ad agire contro le cellule cancerogene, guarendole.

Il cancro è una delle malattie con maggiore incidenza nel nostro secolo: secondo l’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), infatti, entro il 31 dicembre 2018 il numero di malati di tumore dovrebbe raggiungere i 18.1 milioni, mentre i decessi a questo male dovuti dovrebbero arrivare a quasi 10 milioni. Le scoperte dei due immunologhi, che hanno sempre lavorato separatamente, danno un grande contributo alla ricerca di un metodo atto a debellare definitivamente la malattia. Grazie ai loro lavori, si è riusciti, infatti, a fare enormi passi nell’immunoterapia, considerata oggi non solo il quarto pilastro della terapia oncologica (dopo la chirurgia, la radioterapia e i farmaci antitumorali), ma anche il suo futuro: negli ultimi anni, ad esempio, sono stati numerosi i trial clinici che hanno lo scopo di comprendere quali altre proteine vanno bloccate per istigare il sistema immunitario contro le cellule cancerose. Se tali esperimenti avranno risultati analoghi a quelli dei due vincitori del Nobel, l’immunoterapia tra 10 anni potrebbe essere il metodo principale per combattere il più gran numero di neoplasie. Nel frattempo, è giusto premiare Allison e Honjo con la medaglia d’oro e il premio di 9 milioni di corone svedesi (870mila euro), che divideranno e che riceveranno durante la cerimonia ufficiale, che avrà luogo a Stoccolma il 10 dicembre, per aver aperto la strada a tutti gli scienziati che seguiranno il loro esempio.

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