“Nihil sub sole novum”, nulla di nuovo sotto il sole

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Terminato il test siciliano per le prossime elezioni politiche con la conferma dell’esistenza in vita dell’ex Cavaliere, della definitiva rottamazione voluta e annunciata del Partito Democratico, dell’inconsistenza dell’operazione Bersani-D’Alema & Co., e della tenuta del MoVimento 5 Stelle che ancora una volta pretendeva di incassare una vittoria continuando a sostenere la filosofia del meglio soli che male accompagnati.

Nihil sub sole novum, recita l’antico passo biblico, nulla di nuovo sotto il sole, se ancora la sirena Berlusconi riesce ad attrarre nonostante i trascorsi giudiziari, i milioni di posti di lavoro promessi, le folli notti del bunga bunga di Stato e lo scatafascio dei conti che, poi, consegnarono al Paese l’uomo dalle grandi risorse super compensato in anticipo con la nomina a senatore a vita dal Presidente della Repubblica che difficilmente riusciremo a custodire tra i migliori ricordi.

Nihil sub sole novum, se ancora il rottamatore del Partito Democratico continua imperterrito il suo viaggio, non tanto quello in treno, ma nel suo partito, attorniato dai suoi compagni d’avventura che, come Ulisse, legati all’albero della nave, non resistono al suo canto, ignari di essere a un passo dall’affondamento.

Scontato, invece, un altro inabissamento, quello dell’ennesimo tentativo di costituire una nuova sinistra nata già morta in partenza. È interessante riflettere sul nuovo che si propone di guidare il Paese illudendosi di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi  –  caso unico nella storia repubblicana con le elezioni del 1948, che consentì alla D.C. di essere punto di riferimento per quasi mezzo secolo – con il rifiuto di alleanze che, però, potrebbe durare ancora per poco, fino alla successiva competizione elettorale della prossima primavera, svegliandosi dal sonno consapevoli dell’assenza di un De Gasperi.

Restano i toni trionfalistici, comprensibili per certi versi considerando il numero dei voti conseguiti, che per qualche esponente di rilievo del MoVimento si è trasformato in ubriacatura in quanto a dichiarazioni che hanno rasentato il ridicolo, senza mai superare l’aspirante Presidente del Consiglio e la sua rinuncia al confronto televisivo con Matteo Renzi.

Dichiarazioni in verità non nuove che sono andate oltre i consueti toni livorosi, con la richiesta di dimissioni di Luigi de Magistris e l’auto-candidatura a Sindaco di Napoli, dimenticando, forse, di essersi già cimentato senza troppa fortuna nel 2011 ottenendo l’1.38% dopo la sconfitta dell’anno precedente, e di essersi candidato come Presidente della Regione Campania, ottenendo 1.35% dei consensi. Da rilevare, invece, l’apprezzamento del maggiore quotidiano cittadino.

Ma parliamo di cose serie, del vero partito che canta sempre più vittoria, quello dell’astensionismo, in verità un fenomeno crescente non solo siciliano o nazionale ma che interessa quasi la totalità dei Paesi europei.

In Italia la partecipazione alle competizioni elettorali dal 1948 al 1976 era superiore al 90%, raggiungendo, poi, percentuali sempre più al ribasso. Sarebbe ingiusto, quindi, far apparire la Sicilia come la patria del menefreghismo se in tempi recenti città come Verona e Genova hanno avuto un’affluenza alle urne del 42% e Taranto e Como del 35%.

Da ultimi studi è stata evidenziata una costante pari al 20% che ha smesso di votare e un 40% che decide di esprimere la propria preferenza di volta in volta, senza nascondere le ragioni che sono alla base dell’astensionismo, quali la sfiducia nel sistema e negli uomini che lo rappresentano, l’inadeguatezza della rappresentanza politica sempre più lontana dalle aspettative dei cittadini, l’arroganza e la sfacciataggine di un sistema corrotto oltre misura che incide significativamente sui contribuenti.

Nihil sub sole novum, la locuzione latina tratta dal testo sacro, profanata e utilizzata nella circostanza per indicare ancora una volta come la  mediocrità della classe politica  – e anche di una società che ha smarrito il senso del bene comune, l’attenzione verso i più deboli, i valori dell’accoglienza e della tolleranza – non abbia alcun futuro se non abbatte definitivamente i muri dell’egoismo e degli interessi personali facendo piazza pulita di forze politiche vecchie e nuove distanti anni luce dalle istanze e dai bisogni della gente.

Article by Antonio Salzano

<p>Giornalista e blogger. Fondatore e responsabile della rivista Azeta</p>

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