2018
Il Fatto

Nel 2018 con Mar dei Sargassi

L’anno che stiamo per salutare è stato, per noi, ricco di avvenimenti da raccontare, dalla politica di casa nostra alle principali notizie internazionali. L’abbiamo fatto senza perdere d’occhio il mondo che più ci affascina, quello della cultura e dei libri, lasciando una valigia sempre aperta per viaggiare e portarvi con noi. Abbiamo conosciuto persone e storie, e le abbiamo narrate cercando di immergervi dentro ognuna di esse.

Infine, per congedarci dai dodici mesi appena trascorsi, abbiamo chiesto ai membri della redazione di commentare “il fatto” del 2017, il libro che più ha segnato il loro anno e cosa si aspettano dai prossimi 365 giorni.

Buona lettura e tanti auguri per un felice 2018 con Mar dei Sargassi.

Alessandro Campaiola, Direttore 

Il Fatto

Napoli. Napoli è un fatto in quanto ogni aspetto che la riguarda, che concerne la nostra città, è un soffio che sposta equilibri, influenza coscienze, scatena dibattito. Certo, spesso è vittima di questa continua tachicardia sulla quale vive la propria quotidianità ma, al contempo, è un qualcosa che riguarda il suo essere, non può farne a meno. E il suo Sindaco la rispetta in pieno, vive ogni umore del posto come fosse personale, lo affronta come una discussione in famiglia, salvo poi sfoderare le sue grandi doti di comunicatore, ben affinate nel corso degli ultimi mesi di battaglia. Già, perché “il fatto” reale sta nel riscetamento delle coscienze che, a momenti, gli si ritorce contro, con i figli del suo entusiasmo ormai forti di un mandato che non potrà riconfermarlo e di un braccio di ferro con il governo che spesso lo vede – per forza di cose – perdente. Li ho apostrofati “detrattori”, vecchi e nuovi. Da Saviano che fa il gioco di una politica attorno alla quale ruota il suo amico Fazio, alle opposizioni che fomentano associazioni improbabili e anche poco credibili nelle critiche mosse alla giunta, passando per i gruppi sociali che hanno sfruttato la scia finché non sono diventati padroni di una propria velocità. Tutta, però, ancora da dimostrare. Ciò che, invece, è già ampiamente dimostrato è che de Magistris ha la faccia tosta e la pelle dura e chi ne segue le folli battaglie è un esercito difficilmente domabile. Insomma, con lui o contro di lui, non ci sono mezze misure. Napoli Partito Politico, in vista di prossime elezioni, non è più un utopico auspicio, ma comincia a prendere le forme di un fatto concreto.

Il Libro

Per questo 2017 non ho dubbi: Borgo Vecchio di Giosuè Calaciura. Era il giorno del mio compleanno e lo scrittore Fabio Stassi, nel farmi gli auguri, mi consigliò quella che ho riscontrato una lettura non solo gradevole, ma straordinaria. Calaciura racconta l’anima dannata di Palermo attraverso una fotografia che immortala qualsiasi aspetto caratterizzi il capoluogo siciliano, i suoi abitanti, le sue luci, le sue ombre, la sua violenza, i suoi confini, il suo futuro, in un mescolarsi di immagini poetiche e tragiche. In un recente articolo dissi di Borgo Vecchio che è una storia leggera nella sua crudeltà, impreziosita dalla scrittura armoniosa, poetica e multiforme dell’autore, un romanzo breve che si legge come su un sospiro di vento, con il fiato spezzato e i rintocchi nel petto provati. Consigliatissimo… anche per il 2018.

2018…

Credo sia realistico aspettarsi un nuovo governo di larghe intese, un nuovo inciucio che lamenterà l’ingovernabilità di un Paese ormai alla deriva, ma che poterà a termine l’umiliazione della Costituzione ben avviata nel corso dell’ultima legislatura (e non solo). Spero, ovviamente, di fare la figura del giornalista incompetente e che trionfino, quindi, forze nuove e realmente garantiste della Carta, che la partecipazione popolare sfondi lo schermo del computer e torni a occuparsi della cosa pubblica nelle piazze, nei luoghi che competono al dibattito. Mi aspetto una presa di coscienza da parte di qualunque formazione la spunti alle urne affinché metta un freno concreto alle rivendicazioni fasciste e restituisca dignità ai giovani italiani e stranieri, azzerando le differenze sociali, aprendo per loro una finestra di fiducia sul futuro. Spero, poi, di commentare un aumento delle percentuali riguardanti la lettura al Sud e in Italia tutta, sempre più in crisi.

Mariaconsiglia Flavia Fedele, Caporedattore

Il Fatto

Fa paura anche solo nominarlo, eppure è necessario. Quello che è “il fatto” del 2017, Nietzsche lo chiamava l’eterno ritorno dell’uguale. Un olezzo fetido che nasce da destra e si propaga in tutto il pianeta, mutandone o, forse, rivelandone la vera essenza. Di nuovo. Il rigurgito fascista, è innegabile, si è fatto sempre più insistente, in particolar modo nell’ultimo anno. Persino in Italia, uno dei Paesi che più di tutti ha conosciuto le nefaste conseguenze del regime vestito di nero, gli episodi si sono susseguiti con una velocità disarmante. Dalla politica alla piazza, le scelte sono andate fin troppo spesso in quell’unica direzione che nega diritti e acuisce contrasti, calpestando l’umanità. Abbiamo perso, dunque, o hanno vinto loro. Non cambia, l’attimo è destinato a replicarsi, ma il terrore che possa farlo all’infinito aleggia e non può non muoverci subito.

Il Libro

L’ultimo gesto d’amore. Nel sorriso commosso di Mina Welby, lo scorso 15 dicembre in Senato, quando finalmente si discuteva in modo concreto del biotestamento, c’era tutto. C’erano le mani che si sfiorano per la prima volta, le anime che si riconoscono, l’oggi che non ha alcuna paura del domani. Edito nel 2016 dalla Marotta&Cafiero editori, il racconto della storia con Piergiorgio è un’emozione straordinaria e senza tempo che, pagina dopo pagina, accresce nel lettore quel profondo sentimento che omnia vincit e a nulla soccombe, né alla malattia né all’ultimo respiro. Florentino Ariza ci ha insegnato che è la vita e non la morte a non avere confini. L’esempio di Mina ce lo dimostra giorno dopo giorno, ancora, sempre.

2018…

Il 2017 ci saluta da un carcere libico, dalle acque torbide di un cimitero senza fiori, da un Parlamento vuoto ma pieno di vergogna, da una caserma dei Carabinieri con bandiera nazista. La solitudine di uno ius negato ci guarda con sospetto, non ci perdona, così come non perdona la terra che non ha mai smesso di tremare prima e di bruciare poi. Si fa non poca fatica, quindi, a immaginare un domani diverso da questo presente. Le Anguille, però, non demordono, nuotano senza sosta, sempre controcorrente. Immaginano – e ci credono – di svuotare quelle prigioni, di tornare a nuotare tra i pesci, di riempire le Camere di ideali veri, di lasciar sventolare bandiere colorate imbracciate da bambini figli di una stessa terra, quella dove nascono o crescono, dove imparano a conoscere il mondo. A pronunciarlo. Che Mar dei Sargassi ne resti la casa, indipendente e libero. Mai come volete voi.

Francesca Testa, redattore e grafica

Il Fatto

Per la gioia di una delle mie passioni più grandi, la fotografia, quest’anno “il fatto” che mi ha riempito il cuore di emozione è stato l’annuncio ufficiale da parte del Victoria&Albert Museum di Londra di espandere, ancora di più, la sua collezione fotografica. In un mondo dove si viene costantemente bombardati da immagini spesso inutili, qui si vuole creare un vero e proprio tempio che racchiuda la storia di questa incredibile arte e degli artisti che l’hanno elevata. Non esiste nel mondo un luogo destinato alla celebrazione della fotografia, ma nel V&A tutto ciò sarà presto possibile!

Il Libro 

Un libro che ho letto quest’anno e che mi ha aperto tanto la mente è Sei proprio il mio typo. La vita segreta dei caratteri tipografici di Simon Garfield. Un testo che tratta con attualità e simpatia di un mestiere “antico” ma che ancora oggi condiziona molto le nostre vite: disegnare i caratteri. Spesso, leggiamo libri o riviste senza dare troppo peso al font scelto per trattare quel determinato argomento, eppure basta davvero un carattere diverso per cambiarne completamente il linguaggio e il significato. Nel mondo della comunicazione il font giusto può davvero fare la differenza. Per la campagna dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama fu utilizzato il Gotham. Se fosse stato usato il Times New Roman sarebbe stata la stessa cosa? Non credo proprio.

2018…

I buoni – e tradizionali – propositi ci sono sempre: vorrei che il 2018 portasse stabilità e serenità a tutti i miei cari. Vorrei poter leggere di più, scrivere ancora di più e creare come se non ci fosse un domani, migliorare e migliorare ancora per scalare le vette più alte. Napoli è una città che stimola, ma nei suoi alti e bassi vedo prospettive incredibili, poi distrutte da errori commessi diventati irreparabili. Una città italiana che deve diventare europea a tutti gli effetti, perché può farcela e perché se lo merita. Un ultimo, piccolo grande desiderio è quello della verità, dell’equità, della giustizia. Questo Paese può cambiare davvero? Me lo auguro con tutto il cuore.

Giusy Gaudino, articolista

Il Fatto

Il 2017 ha visto Napoli impegnata in numerosi eventi artistico-culturali, tra cui mostre dedicate a grandi artisti come Antonio Ligabue, Vincent Van Gogh e Sebastião Salgado, nonché l’esposizione del monumentale esercito di terracotta cinese. Quest’anno, come del resto i precedenti, il capoluogo campano ha confermato il suo costante impegno nel mondo delle arti, al passo con le innovazioni tecnologiche a esso legate.

Il Libro

Negli ultimi dodici mesi, le mie letture si sono concentrate in buona parte sull’opera di Stephen King, autore che mi ha avvicinato a un horror completamente nuovo rispetto a quello cui ero sempre stata abituata. Misery, It, L’ombra dello scorpione mi hanno insegnato che è quello che custodiamo nei luoghi reconditi del nostro io a provocare in noi il più grande degli orrori.

2018…

Il mio proposito per il 2018 è di approdare alle mete che ho sempre sognato e potervele raccontare non con l’occhio di una turista, bensì di un’esploratrice di essenze, con uno sguardo rivolto all’animo di una città più che ai suoi abiti. Soltanto cambiando il nostro modo di percepire il diverso, potremo imparare a integrarlo nel nostro mondo e viceversa.

Vincenzo Villarosa, articolista

Il Fatto

Nei primi giorni di novembre, ho scritto un articolo sulla Cop23, la ventitreesima Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che in quei giorni si svolgeva a Bonn, ma era organizzata dalle isole Fiji, uno dei luoghi destinati a scomparire se non saranno attuate politiche economiche e sociali necessarie per ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera, dovute alle attività industriali incontrollate. È questa l’emergenza che contiene tutte le altre: il degrado ambientale, provocato dalla follia del “progresso infinito” a danno delle risorse grandi ma finite del pianeta Terra.

Il Libro 

La lettura più bella di quest’anno è stata una rilettura: Le città invisibili del grande Italo Calvino. Ho ritrovato la profondità dei contenuti e la leggerezza della forma letteraria che sanno unire il sentimento individuale alla consapevolezza del destino comune degli esseri umani. E quell’esortazione a cercare nell’inferno ciò che inferno non è e a dargli spazio, in nome dell’indissolubile legame tra la soggettività individuale e quella della comunità di cui facciamo parte. Un messaggio più che mai attuale che lega la nostra vita, qui e ora, all’eternità a cui apparteniamo, da sempre e per sempre.

2018…   

Nel futuro più prossimo, arriverà nelle librerie la raccolta dei miei racconti, nella quale cerco di descrivere come la gente vive e desidera, ama e soffre, agli inizi del Terzo Millennio. E come non riesce realmente a comunicare, nonostante le tante “protesi” tecnologiche a disposizione. Sono le tematiche a cui mi dedico, dalla scrittura creativa e giornalistica agli interventi nel campo del disagio sociale. Spero che queste attività aiutino le persone a uscire dalla “gabbia dorata” delle pur utili “reti” telematiche globali, più critiche e consapevoli della vita individuale e societaria. È una speranza e forse – chissà? – un progetto di vita da realizzare, giorno dopo giorno, insieme alle Anguille audaci e indipendenti, mie compagne di strada.

Fabiana Stornaiuolo, articolista

Il Fatto

Di questo 2017 non possono non venirmi in mente le incredibili innovazioni nel campo della genetica. Penso a Okland, California, evento di fine anno che segna e conferma una svolta nell’ambito medico: gli scienziati provano per la prima volta a modificare il DNA di un paziente per guarirlo da una malattia metabolica. A prescindere dall’esito, il tentativo rappresenta una grande minaccia e una grande promessa, ed è sicuramente la prova che il futuro che stavamo aspettando è già arrivato. Se da un lato ci incantiamo davanti ai miracoli della medicina, dall’altro tornano in mente scenari distopici in cui agire sul DNA, ovvero su ciò che definisce chi siamo, diventa una prospettiva quantomeno plausibile. Sperando di raggiungere risultati sempre più alti senza arrivare all’eugenetica, aspettiamo con ansia di scoprire i prossimi sviluppi.

Il Libro

Sei personaggi in cerca d’autore, Luigi Pirandello. Nessun dubbio a riguardo. Era la fine del 2015, affrontavo un periodo particolare, di cambiamenti, in cui il confine tra giusto e sbagliato era sbiadito e io non ero più sicura di niente. Nel bel mezzo di questa tempesta, mi capitò di imbattermi in una citazione di Pirandello, quindi cominciò a frullarmi per la testa un’idea: gli sbagli non esistono, di per sé, è il modo in cui ciascuno coglie le cose che dà loro un senso e le trasforma. Abitiamo in mondi diversi, illudendoci di vivere nello stesso mondo, ma ognuno è schiavo delle sue regole e anch’io ero schiava delle mie. Mi venne voglia di scrivere un romanzo, ma poi decisi di trasformare i sentimentalismi di una storia incompleta nel rigore scientifico di una tesi. Ho finalmente letto quel volume e la citazione incontrata due anni prima ha finito per aprire un importante traguardo della mia vita, la mia tesi di laurea. È senz’altro il libro del mio 2017.

2018…

È più facile dire cosa non mi aspetto: che il mondo guarisca, che Trump venga sostituito e che l’Italia smetta di essere “il Paese delle meraviglie” e diventi un Paese meraviglioso, la nuova America del lavoro e delle imperdibili opportunità. Forse mi aspetto che tutto resti pressoché uguale, con variazioni importati per pochi e poco rilevanti sul breve periodo. Mi aspetto quei piccoli cambiamenti che riguardano i singoli, che coinvolgono gli unici, quelle oscillazioni di consapevolezza che cresce e ci abbandona a seconda delle circostanze. Non mi aspetto che cambi il mondo, mi aspetto che cambi ciascuno nel proprio intimo e lentamente, al punto che nessuno di noi saprebbe dire in cosa esattamente si sente diverso, ma potrebbe affermare con assoluta certezza di non essere la stessa persona di un anno prima, anche se la casa è invariata, il lavoro vacilla e la fine del mese spaventa ancora. Allora ecco il mio invito per il nuovo anno: non restate voi stessi. Non abbiate paura di essere poco coerenti, miglioratevi. Anche se il vostro concetto di miglioramento dovesse essere diverso da quello degli altri. Non lasciatevi sopraffare dagli eventi che vi travolgeranno e vivremo con voi: siate intrepidi, cavalcate l’onda, siate Anguille. E che Mar dei Sargassi prosperi, perché se c’è una cosa che sappiamo fare bene, ancor più che credere nel futuro, è credere nelle persone.

Nel 2018 con Mar dei Sargassi
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