Interviste

Napoli: Castel Nuovo raccontato dall’Associazione Timeline

Napoli, Castel Nuovo, uno dei tanti simboli della città, che da qualche mese può essere visitato più in profondità grazie all’Associazione culturale Timeline, nata dal contributo di esperti e appassionati di storia e del capoluogo campano.

Il nostro tour guidato inizia con una breve presentazione dell’associazione e prosegue con la visita del celebre Arco di Trionfo, commissionato da Alfonso d’Aragona. Questo arco viene definito unico nel suo genere non solo perché incastonato tra due torri, ma anche perché – a differenza di quelli presenti a Parigi, Barcellona e Berlino – non è collocato nelle strade o nelle piazze, bensì in un castello.

Dopo aver oltrepassato il portale, attraversiamo il sottarco, che, a sua volta, accoglie due altorilievi. In quello di sinistra viene rappresentato proprio Alfonso d’Aragona, la cui identità è confermata dalla presenza di una medaglia sulla quale è raffigurato il viso dell’imperatore Cesare. Sul lato destro, invece, troviamo il figlio del sovrano, Ferrante, rappresentato con una clava e un leone incatenato: un vero e proprio richiamo alle dodici fatiche di Ercole. Questa forte similitudine tra i due personaggi è giustificata dal loro essere entrambi figli illegittimi: Ferrante lo era di Alfonso, mentre Ercole lo era di Zeus.

Si continua la visita, proseguendo verso le mura presso le quali ci viene spiegato come il castello e il suo ruolo siano mutati nel corso del tempo. La costruzione di Castel Nuovo fu fortemente voluta dagli Angioini, a causa della facile attaccabilità di Castel dell’Ovo, una roccaforte sul mare collegata alla terra unicamente da un ponte, e della posizione sfavorevole di Castel Capuano, collocato nell’entroterra e situato in una zona paludosa. Per Castel Nuovo, invece, fu scelta una posizione strategica: il lato est, infatti, si affaccia sul mare, mentre l’ingresso a nord sulla città. In caso di attacco dal mare, quindi, i rifornimenti e le vie di fuga sarebbero provenuti direttamente dalla città, e viceversa. Nel caso in cui l’attacco, invece, fosse stato scagliato contemporaneamente sui due fronti, i rifornimenti sarebbero stati prelevati dalle cisterne sotterranee.

Nel castello sono presenti cinque torri. La Torre di Mezzo e la Torre di Guardia affiancano l’Arco di Trionfo, la Torre San Giorgio è rivolta verso nord, la Torre Beverello verso il molo e, in ultimo, la Torre dell’Oro, l’unica in tufo, che era adibita alla custodia dei tesori. Non tutti sanno, però, che anticamente esisteva una sesta torre, Torre San Vincenzo, situata in mezzo al mare e utilizzata in passato come faro. Purtroppo, al giorno d’oggi, è possibile ammirarla soltanto nella tavola Strozzi.

Continuando il giro, si scende nella Torre dell’Oro, per osservare da vicino la bombardiera. Una volta tornati nel cortile, ci viene mostrato con quanta semplicità sia possibile identificare le varie sezioni del castello: la cappella palatina è la parte originale angioina; la zona in cui è presente l’elmo di bronzo è di epoca spagnola; la parete di destra e la sala dei baroni sono aragonesi, mentre la facciata d’ingresso interna del cortile, quella costruita con mattoncini rossi, è di epoca borbonica.

I cambiamenti non si attuarono solamente nei materiali adoperati, ma anche e soprattutto nella funzione stessa del castello, il cui nome acquisito, Maschio Angioino, fu dovuto a una storpiatura del dialetto napoletano del nome della torre alta principale, chiamata mastio.

I successivi sovrani spostarono la loro dimora presso il Palazzo Reale e alla Reggia di Caserta, lasciando così il castello alla semplice funzione di prigione e armeria. Giunti nelle prigioni, la guida ci racconta come un tempo queste fossero chiamate fossa del miglio. Tale nome era dovuto alla presenza di un foro, attraverso il quale era possibile raggiungere una fossa via mare, dove le navi depositavano i rifornimenti, come il miglio, appunto. Essendo profonde otto metri, furono poi utilizzate come prigioni e, ben presto, con esse nacque anche la leggenda del coccodrillo. Misteriosamente, infatti, i prigionieri iniziarono a sparire e, per giustificare il loro assassinio, privo di un giusto processo, nacque questa leggenda, secondo la quale la presenza di un accesso alle cisterne via mare avrebbe permesso l’ingresso di un coccodrillo che, indisturbato, sarebbe entrato nelle prigioni per divorare i detenuti.

L’ultima parte della visita è dedicata alla cappella di San Francesco di Paola e alla sala presso la quale è conservata la porta originale di bronzo, la prima del suo genere ad avere un soggetto laico. Solitamente, infatti, le porte erano scolpite con rappresentazioni religiose e  venivano utilizzate come ingresso nelle chiese, mentre su questa furono incise le gesta del re Ferrante. L’unicità della porta è avvalorata ulteriormente da una palla di cannone, che vi rimase incastrata, la cui presenza è dovuta all’attacco da parte di una nave genovese. Carlo VIII di Francia, desideroso di portarla in patria, la scardinò, ma – vista la difficoltà di trasportare un oggetto così grande e pesante – fece caricare i due battenti sulla nave, poggiati come a formare una capanna sull’albero maestro.

Enzo de Luzio, Presidente dell’Associazione Timeline, ha risposto ad alcune nostre domande sull’associazione e sul lavoro che sta portando avanti.

Com’è nata l’associazione e da quanto tempo l’ha costituita?

«L’associazione è stata costituita da pochissimi mesi ed è nata grazie alla nostra passione per la storia di Napoli. Siamo un gruppo di appassionati e tra di noi ci sono anche degli archeologi esperti. Siamo per lo più dei cultori di questa città. Il nostro scopo è quello di riportare alla luce meraviglie che erano nascoste, come questi luoghi del castello che adesso abbiamo reso visitabili. Abbiamo lavorato proprio qui, per poter permettere ai cittadini di visitare luoghi come la cannoniera aragonese, che si trova sotto la Torre dell’Oro. Dal momento che le prigioni del castello erano state chiuse al pubblico, abbiamo ripristinato dei percorsi interni, come le scale a chiocciola che non erano percorribili e le abbiamo rimesse in sicurezza. Questi percorsi sono visitabili insieme ad altre associazioni, di cui IVI (Itinerari Video Interattivi) è la capofila. Timeline ha una vocazione più storica rispetto alle altre associazioni, i cui percorsi sono di tipo più speleologico o esoterico

Come mai avete scelto Castel Nuovo come sede dell’associazione?

«Il tutto è nato principalmente grazie all’impegno di Salvatore Forte, Presidente di IVI, il quale ha scoperto nella simbologia architettonica nascosta nel castello dei messaggi del passato, dei simboli aragonesi che riportano al Santo Graal. Per di più, il Vicepresidente di Timeline, Davide Lazzaro, aveva già fatto delle ricerche nel castello, scoprendo delle croci gesuite sul camminamento di ronda della sala dei baroni.  Insomma, è stato un trovarsi tra persone che avevano già scoperto delle cose nuove all’interno del castello, le hanno messe insieme ed è nata questa sinergia poi confluita in quello che vediamo oggi: permettere alle persone di fare percorsi speciali che normalmente non sono accessibili a tutti.»

Cosa vi differenzia dalle altre associazioni?

«Non credo che la nostra associazione sia molto diversa dalle altre. Chi crea un’associazione come Timeline, in realtà, lo fa perché si trova in una città che era il cuore dell’Europa antica. Lo fa perché ama questa città, quindi non credo che ci siano molti aspetti differenti. Quello che cambia può essere semplicemente la dedizione verso un sito storico piuttosto che un altro. Credo che il denominatore comune sia lo stesso.»

Organizzate anche eventi che non siano strettamente legati alle visite?

«Per ora no, abbiamo organizzato un evento di Natale, ma era una ricostruzione medievale in collaborazione con altre associazioni, come la Rosa e la Spada, la quale si occupa di scherma medievale, ricostruzioni medievali e molto altro. Abbiamo, inoltre, ospitato associazioni che facevano arti marziali ed è stato il pretesto per organizzare una consegna dei doni di Natale ai bambini di una cooperativa sociale del Rione Traiano, il cui nome è L’Orsa Maggiore. Mi sono calato, vestito da Babbo Natale, dalla cappella palatina e abbiamo distribuito i doni. Il resto era contorno.»

Un ringraziamento speciale va alla “squadra” di Timeline Napoli, in particolare al Presidente Enzo de Luzio, al Vicepresidente Davide Lazzaro, ai soci fondatori nonché consiglieri Paola Del Prete, Antonio Arcudi e Daniela Guida e al direttivo composto da Fabiana Muto e Sergio Ossella; all’Associazione HK e al suo Presidente Mauro Palumbo, per la disponibilità e la grande passione che dedicano a questo lavoro.

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