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Migranti: Matera si schiera con la sua Silent Academy

Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, ha come principale obiettivo quello di abbattere qualsiasi muro che possa impedire la diffusione della conoscenza attraverso tantissimi programmi e attività. Tra questi, la Silent Academy.

La The Silent University, alla quale si ispira il progetto lucano, è nata a Londra nel 2012 a opera dell’artista turco Ahmet Ögüt ed è una piattaforma di scambio di conoscenza basata sulla solidarietà nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti. Lo scopo è quello di riattivare la formazione dei partecipanti che prima di lasciare il proprio Paese avevano un lavoro e una vita, rendendo reciprocamente vantaggioso il processo di scambio. La Silent Academy nasce, quindi, con lo stesso obiettivo, coinvolgere i migranti arrivati in Italia e mettere a disposizione della comunità le loro competenze e i loro talenti. Perché chi approda qui porta aria nuova e ispirazione nei territori, la multiculturalità permette a un luogo di crescere sempre, di andare avanti, facendo sì che i popoli non si contrappongano tra loro, bensì si vengano incontro creando comunità nuove. A differenza del progetto inglese, però, quello di Matera non vuole mettere in luce le sole competenze accademiche, bensì soprattutto il lavoro artigianale.

Nata grazie alla Fondazione Matera Basilicata 2019 e alla cooperativa Il Sicomoro, la Silent Academy darà vita a corsi e laboratori tenuti da maestri migranti aperti a tutti. Ogni persona potrà quindi collaborare per poter realizzare un’opera collettiva che sarà poi esposta negli eventi previsti alla fine di ogni trimestre dell’anno accademico. Il progetto, inoltre, vuole allo stesso tempo raccontare una storia, quella degli stranieri, che racchiude il loro passato, la loro vita prima di raggiungere l’Italia, ma soprattutto gettare le basi per un futuro nuovo, da riscrivere insieme, dove le comunità possano finalmente dialogare per riscoprirsi tutti cittadini del mondo.

Uno dei maestri è Ibrahim Savane, nato ad Abidjan in Costa d’Avorio, che dall’età di dodici anni si dedica alla sartoria e proprio nella sua città natia aveva un atelier dove confezionava abiti d’alta moda. La guerra e la situazione politica del Paese, però, non gli hanno permesso di continuare a vivere lì e per questo motivo è stato costretto a fuggire, trovandosi oggi a Matera. Ma Ibrahim è solo uno dei tanti. Ci sono poi Tessy e Joy che lavorano nella ristorazione, Tresor che è un piastrellista, laureato in architettura, Ariam invece è mediatrice culturale. Uomini e donne che in terra lucana hanno ritrovato la dignità e soprattutto la voglia di vivere, in una città che, a dispetto di una nazione che tende a creare sempre più muri verso l’altro, li ha accolti con il sorriso.

Lo scorso 19 gennaio c’è stata la cerimonia inaugurale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, occasione in cui è stata organizzata una sfilata provocatoria, A new dress for Tessy. Si tratta di un’idea dell’artista Bruno Vottari, in arte BR1, realizzata da Ibrahim Savane, coordinatore del laboratorio di sartoria, e da altri aiutanti, mostrando abiti in emergency blanket, teli termici dati a chi arriva sui barconi per proteggerlo dal freddo.

Che Matera e la Silent Academy possano essere un primo passo verso un vero e giusto cambiamento che possa portare verso un futuro aperto, che restituisca sogni e identità a coloro che l’hanno persa in mare, ricordando che siamo tutti esseri umani.

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