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Matera 2019 e il capitale della cultura europea

La Basilicata è una bellissima regione del Sud Italia, stretta tra Campania e Puglia e caratterizzata da un territorio estremamente complesso dal punto di vista orografico, ma al tempo stesso ricco di scorci e spunti paesaggistici unici, come Craco e i Calanchi nel materano, con relativo Parco letterario dedicato a Carlo Levi, le Dolomiti lucane con il Parco storico della Grancìa e i pregevolissimi borghi di Brindisi di Montagna, Pietra Pertosa e Castel Mezzano, e le aree boschive di zone ad alto contenuto enogastronomico come quelle popolate dalle comunità di lingua e cultura arbëreshë che giacciono ai piedi del Vulture, nonché quelle archeologico-medievali che contraddistinguono i centri di Venosa e Acerenza in provincia di Potenza.

Terra isolata dal mondo, oggetto di condanne e relative pene trascorse al confino tra le testimonianze di una cultura contadina non più così arcaica come quella conosciuta e descritta in Cristo si è fermato a Eboli, ma comunque arcigna e viva nelle sue tradizioni popolari diffuse, sentite e numerose, come numerose sono le contrade che ne compongono una geografia aspra ed estesa che va dal Tavoliere al Metapontino, dalla Murgia al Cilento fino a farsi baciare dal Mar Tirreno all’altezza di Maratea, gioiello naturalistico e preziosa meta turistica caratterizzata da sabbie nere e acque cristalline.

Dunque luoghi di eccezionale valore e capacità attrattiva, fortemente penalizzati però da quello che è il tratto somatico distintivo dell’intero sistema territoriale segnato dalla pressoché totale assenza di un’infrastrutturazione di base che possa dirsi degna di questo nome. Poche le vie di collegamento che percorrono tale sistema da nord verso sud e in ogni caso ricavate lungo i tracciati storici che seguono l’andamento dei principali fiumi che solcano la regione, andando così a definire direttrici come la S.S. Basentana, la S.S. Sinnica o la S.S. Bradanica, unitamente a un breve tratto di autostrada, la famigerata A3, oggi Autostrada del Mediterraneo e un tempo Salerno-Reggio Calabria, sinonimo di impercorribilità e in ogni caso ancora priva di caselli per il pedaggio lungo tutto il suo percorso, in quanto affidata alle amorevoli cure dell’A.N.A.S, nel totale disinteresse del gruppo Autostrade per l’Italia per via del traffico sostanzialmente irrilevante che la percorre, se non nel periodo estivo.

L’altra chicca che colpisce l’occhio e le reni anche del più ostinato tra i visitatori, inoltre, è la totale assenza di rete ferroviaria, fatta eccezione per alcuni tratti non elettrificati dove circolano poetici “trenini” a gasolio, a cui si accompagna una formidabile inefficienza di collegamenti su gomma (autolinee) che consentirebbero, invece, una certa agilità negli spostamenti sia ai residenti sia a chi vi giunge per puro spirito d’avventura. Ma nonostante una tale, profonda penuria di strade, ponti, aeroporti e ferrovie, la Basilicata continua comunque a far gola ai veri burattinai del globo grazie alla strategica presenza di una delle sostanze più preziose e ambite al mondo e che nessun’altra regione in Italia possiede più di quanta non se ne trovi in terra lucana, ovvero l’oro nero, tantissimo oro nero (senza dimenticare quello blu) e anche gas naturale. Stiamo infatti parlando del più grande giacimento petrolifero in terra ferma dell’intero continente europeo. Cosa, quest’ultima, storicamente molto ben compresa da parte di E.N.I., poi da parte di Total-ERG e, ultimamente, anche da parte di Shell, tutti soggetti abilissimi nell’aver saputo cavalcare uno tra i provvedimenti più pervasivi e distruttivi tramutati in legge in nome e per conto di un presunto interesse generale del fu governo Renzi. Trattasi del Decreto Legge n. 133 del 12 settembre 2014, meglio noto con l’edulcorante e orwelliana pulsione pseudo-visionaria di Sblocca Italia.

Da allora, di anno in anno, le concessioni sono andate progressivamente moltiplicandosi e le porzioni di territorio estendendosi diventando sempre più ampie e condannando chi vi risiede a sopravvivere stretto nella morsa di aree ridotte in miseria a seguito di un processo di autentica spoliazione in perfetta chiave neo-coloniale, condotta a suon di royalties e prebende d’altra natura, a danno di popolazioni ormai totalmente arresesi – in quanto prive di efficace rappresentanza – a un potere economico di tipo privato che sovrasta di gran lunga quello politico.

Ma il 2019 sarà l’anno in cui Matera, già patrimonio UNESCO sin dal 1993, verrà insignita anche del titolo temporaneo di Capitale della cultura europea, quindi tutto passerà in secondo, se non terzo o quart’ordine d’importanza, mentre mirabolanti buchi neri nel tessuto (im)produttivo di una regione già sfiancata da diffusa devastazione territoriale e cronici processi di depredazione e spopolamento verranno gioiosamente a crearsi a seguito del fiume di finanziamenti che inondano la Basilicata già da un paio d’anni, o forse più, generando tour autocelebrativi da parte di rappresentati delle istituzioni di ogni ordine e grado, impegnati in giro per i vari Comuni lucani che manifestarono, a loro tempo, interesse nei confronti dell’evento, decidendo di entrare a far parte di un circuito di sotto-eventi promozionali aperti all’intero territorio regionale.

Tutti fuochi destinati fatuamente a spegnersi, che presto torneranno a cedere silenziosamente il passo alla desolazione di quella che, di fatto, è da sempre l’autentica, fedelissima e democristiana colonia di una cultura d’asservimento all’interesse di capitali transnazionali grazie ai quali, nel frattempo, avremo però potuto festeggiare funambolici capodanni, assembrandoci in piazza come quando ci si metteva in coda per andare a ritirare la carta carburante presso gli uffici postali, lasciando drammaticamente insoluta una domanda che da sempre riecheggia nella memoria di chi di questa terra ne è il figlio maltrattato o espulso: ma quanto è grande l’ingenuità del popolo lucano, visto tutto quel che riescono a fargli patire, nella più totale, incantevole e generalizzata distrazione di massa?

Congetture? Può darsi. Che possa essere la Storia, un giorno, a darci tutto il torto di cui sarà capace.

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