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Il Fatto

M5S, altro dietrofront: “La TAV resta. Va soltanto migliorata”

Altro dietrofront, ennesimo voltafaccia, ancora un ripensamento su temi e modalità della politica di casa nostra. È il MoVimento 5 Stelle, stavolta nella persona del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, a rimangiarsi le promesse e i principi strillati qua e là in campagna elettorale, avvelenando, così, il dibattito politico e i toni della discussione tra l’elettorato. La TAV Torino-Lione non va abolita. Soltanto migliorata, è il succo di una questione che il MoVimento ha, invece, trattato sempre con ben altre premesse, sempre dalla parte della gente della Val di Susa, sempre contro le grandi opere del Paese firmate dalle legislature precedenti. Ma, si sa, tira più un pelo di Salvini che una mandria di voti.

Poco, importa, quindi, se solo lo scorso gennaio, in piena campagna elettorale, l’attuale Vicepremier, Luigi Di Maio, definì l’allacciamento tra il Piemonte e il sud della Francia come una grande opera inutile, aggiungendo che nelle intenzioni dei pentastellati ci fosse il recupero di 9 miliardi dalle grandi opere inutili e per investirli sulle grandi, medie e piccole opere utili. Superfluo, quindi, andare ancora più indietro nel tempo, quando lo stesso Grillo si schierò al fianco della popolazione ai piedi delle Alpi che lo ripagò con un gran numero di preferenze. Per Toninelli, e quindi, per l’intero esecutivo, l’obiettivo sarà quello di migliorarla, così come scritto nel contratto di governo. Non vogliamo fare nessun tipo di danno economico all’Italia ma vogliamo migliorare un’opera che è nata molto male.

Esulta Salvini e con lui l’intero Carroccio che sulla TAV aveva posto il veto durante la stipula dell’accordo tra le parti. Stando alle cronache recenti, l’opinione del leader della Lega è più influente di quanto si possa credere. Il Premier Conte non è mai apparso sulle scene, i giornali sono quotidianamente scossi da dichiarazioni roboanti del Ministro dell’Interno, e nessun parlamentare del partito di maggioranza, il MoVimento, ha mai frenato l’onda anomala dell’alleato in camicia verde. Troppo prezioso quanto guadagnato. La credibilità, tutto sommato, è un prezzo accettabile.

E poco importa se tra Roma e Milano viaggiano ogni giorno decine e decine di corse ad altissima velocità, mentre la Calabria, la Sicilia, la Puglia sono terre irraggiungibili, con sistemi antiquati e obsoleti, servite sempre più di rado con mezzi vecchi e fatiscenti, a prezzi spesso inaccessibili. Chi se ne frega se solo il Nord è stato collegato in ogni sua città con le frecce e i treni di Montezemolo, mentre i trasporti locali delle regioni citate ancora, in alcuni tratti, non prevedono controlli computerizzati del traffico ferroviario.

Come possa, poi, l’elettorato grillino non giudicare con la stessa ferocia l’operato di chi li ha guidati in questa crociata contro chiunque avesse messo piede in Parlamento prima di loro resterà sempre un mistero. Mala fede o cieca tifoseria? Guai a interpellarli, l’unica frase che rischieremmo di sentirci rispondere, come un disco mal funzionante, inceppato e che, onestamente, ha rotto già le scatole, sarebbe E il PD? E chi c’era prima?. Come se esser succeduti a qualcuno che ha fatto schifo non significasse migliorarne il futuro, oppure offrire finalmente un degno governo a uno Stato civile, ma, al contrario, li autorizzasse a sbagliare, a fregarsene delle promesse, insomma, a essere esattamente come tutto quello che hanno sempre combattuto e che li ha condotti fin dove sono adesso.  Come può, poi, un siciliano o un calabrese, oggi, non pretendere spiegazioni, non lo si capisce. Così come non si comprende la passività con cui la Val di Susa, al pari del resto d’Italia, accetta, subisce, resta a guardare.

Nessuna rivoluzione, nessuna chiamata alle armi. Basterebbe che chi ha decretato la vittoria di questi signori valutasse l’operato dei propri rappresentanti così come ha fatto fino a ieri che su quelle poltrone sedeva la sinistra traditrice del popolo, dei lavoratori, degli insegnanti, degli abitanti delle periferie. Basterebbe onestà, il loro cavallo di battaglia. Intellettuale, anzitutto. Ma forse è pretendere troppo. Basterebbe indignarsi di Ministri indagati, di parlamentari assenti che spendono le proprie giornate in barca a vela, chiedere conto di 49 milioni di fondi pubblici sottratti illecitamente. O fermare le grandi opere, quelle dannose, quelle inutili. Lo ha detto Di Maio, non noi…

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