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Il Fatto

L’Italia del vuoto assoluto e quella curva in Israele…

È un Paese meraviglioso, l’Italia, infilatosi come un treno in un lungo tunnel dove di tanto in tanto appare qualche luce fioca. Quella del giorno, invece, tarda a farsi vedere, se mai si ripresenterà. Non si tratta del tunnel dell’ex Ministro dell’Istruzione Gelmini né di quello del singolare Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Toninelli. Tantomeno è quello evocato dai governi degli ultimi trent’anni e del quale hanno sempre assicurato di vedere l’uscita in lontananza, come fosse un’apparizione soltanto per pochi eletti.

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È, piuttosto, il treno dei treni, quello che ha tutte le potenzialità per viaggiare ad alta velocità ma che, invece di proseguire la sua corsa naturale, sembra aver ingranato la retromarcia. È quello del degrado culturale, delle nuove filosofie di vita, del berlusconismo prima e dei suoi derivati poi, con il salvinismo e l’acuirsi degli egoismi nonché il ritorno dei rigurgiti totalitaristi. È quello dell’ex Cavaliere garante di un’unità con i leghisti e i fascisti – come se poi non fossero la stessa cosa –, fiero di averli sdoganati venticinque anni or sono. È il treno degli scribacchini ancora rientranti nella categoria dei giornalisti alla Feltri e dei radiati dall’Ordine alla Renato Farina che, non curante delle condanne per la pubblicazione di false notizie, per le collaborazioni con i servizi segreti, per le calunnie contro Romano Prodi sempre in tandem con agenti del SISMI, pontifica tutt’oggi su Libero contro Greta Thunberg e i milioni di giovani scesi in piazza in tutto il mondo. È quello degli emergenti del vuoto come tale Chiara Ferragni con tanto di biografia riportata sugli schermi, cui tuttavia va riconosciuta, oltre l’indiscutibile bellezza, anche la capacità di produrre ciò che il mercato richiede.

Ma alla stessa Italia del vuoto assoluto appartiene pure una certa De Lellis Giulia, nota negli ambienti del Grande Fratello, quello che ha dato al nostro Paese il portavoce del Presidente del Consiglio, Rocco Casalino – e qui mi taccio con un minuto di silenzio dedicato ai tanti bravi e giovani colleghi giornalisti –, anch’ella, come il predetto portavoce, pescata dal grosso cilindro della nullità che ha dato in pasto ai fan quanto le sue capacità intellettuali sono state in grado di partorire – salvo che non sia opera di un utero in prestito – in un libro che è un programma sin dal titolo, Le corna stanno bene su tutto, e che gli esperti del settore riferiscono essere record di vendite. Insomma, nell’Italia dei Berlusconi, Bernini, Salvini, Meloni, Toninelli, Capezzone e chi più ne ha più ne metta, le Ferragni o le De Lellis appaiono come giganti in quanto a risultati in termini di produzione, lì dove le chiacchiere si vendono a peso e la distanza da una cultura che sia degna di essere definita tale è pari ad anni luce.

A tal proposito, quanto accade in questi giorni a molti chilometri da qui, seppur lontano, ci riguarda e in qualche modo rientra in quel degrado accennato, sebbene di diversa tipologia, dai risvolti irresponsabili e preoccupanti. I volti e le musiche di Gomorra, infatti, sono arrivati persino in Israele, nella curva dei tifosi della squadra dell’Hapoel Beer-Sheva: le storie di criminalità di Napoli, con grande soddisfazione di Roberto Saviano, dunque, si sono imposte anche in Medio Oriente e non credo sia un caso. Ci riprendiamo tutto, la frase che i bene informati riferiscono essere la più conosciuta e gradita dagli spettatori, è stata posta in bella vista sugli spalti, orgogliosamente apprezzata dai vari Genny Savastano, Don Pietro e altri personaggi entrati nelle case attraverso la fortunata serie trasmessa da SKY.

Dura da anni la querelle con il celebre scrittore e giornalista dai tanti meriti ma, soprattutto, dalle visioni unilaterali sulla città di Napoli che talvolta inducono a pensar male su quanto di vero ci sia in una posizione spesso liquidata con giudizi e discorsi saccenti che non lo sollevano da una visuale equina, con paraocchi che riescono a fargli vedere soltanto ciò che gli interessa vedere. Sfido i tanti che mi assaliranno per quanto ho ancora una volta scritto sulla questione a indicarmi almeno un’occasione in cui Saviano ha parlato del capoluogo campano – e in particolare di Scampia – in termini positivi, narrando delle tante realtà a opera del volontariato, della Chiesa locale e delle stesse istituzioni. Forse, la sola volta in cui lo scrittore ha apprezzato l’Amministrazione risale alla fatica con cui questa è riuscita a ottenere l’abbattimento delle Vele della vergogna, scenografia eccellente per le storie da lui pubblicate che, per carità, raccontano tanta triste realtà ma nascondono i sacrifici e l’impegno di professionisti, sacerdoti e campioni dello sport a favore dei più disagiati.

Ecco che, allora, quella curva dello stadio in Israele mostra soltanto il peggio di una parte della città, perché soltanto di una parte l’autore di Gomorra da anni racconta il male. D’altro canto è questo, la rappresentazione del male, del sangue, della violenza, delle armi, che manda in orgasmo certo pubblico, ma è chi usa la penna e la tastiera che, al di là del proprio particolare, deve avere l’onestà intellettuale di raccontare anche altro.

La maggioranza di coloro che vivono quelle strade è composta da persone perbene che al mattino si recano al lavoro lasciandosi alle spalle proprio le orrende Vele simbolo di degrado. La loro demolizione, dunque, costituirà un momento di riscatto per un quartiere che pretende una narrazione diversa dalla rappresentazione finora riportata e rivelatasi più dannosa della realtà.

assolutoNonostante le continue lezioni, i discorsi pedanti e gli attacchi sempre diretti al Primo Cittadino quale responsabile di tutte le catastrofi di questo mondo, infatti, mai una parola è stata diretta ai tanti ragazzi e ragazze impegnati gratuitamente a favore degli anziani, dei disabili, dei bambini. Mai una parola è stata spesa a favore di quanti si adoperano nell’integrazione di alcune comunità nomadi che hanno persino aperto un ristorante e avuto la possibilità di un lavoro dignitoso abbattendo i tanti pregiudizi.

Parlo di Scampia e penso al mio amico Bruno e alla bella squadra di rugby, al meraviglioso Carnevale, alla sfilata delle decine e decine di Babbo Natale per regalare un momento felice ai bambini. Penso al mio amico Rosario, neuropsichiatra infantile specialista della locale ASL  e ai suoi oltre 1300 pazienti da seguire, al suo orto dei profumi e degli odori per la cura dell’autismo che porta avanti con sacrificio del tutto personale. E che dire, poi, di quella bella realtà del Teatro dell’Area Nord (TAN) diretto da Lello Serao con l’impegno di Umberto Laperuta. Senza dimenticare, ovviamente, le tante altre organizzazioni che operano da anni tra mille difficoltà per mancanza di risorse adeguate.

Eppure, neanche una di queste sarà inserita nel gigantesco striscione dello stadio in Israele, al San Paolo di Napoli, né ovunque, perché non rappresenta i Genny Savastano e gli altri idoli dello schermo. Sono soltanto giovani e meno giovani con il loro lavoro silenzioso gratificato unicamente dal sorriso e dagli abbracci dei bambini, degli anziani, dei disabili e di quanti hanno incrociato le loro vite.

L’Italia del vuoto assoluto e quella curva in Israele…
1 Commento

Un Commento

  1. bruno rippa

    3 Ottobre 2019 at 14:50

    Bruno Rippa Commosso,ti ringrazio della citazione. Ho cercato nel mio piccolo e secondo le mie possibilità di far parte di una “bella iniziativa” , merito di altri “sognatori”,per dare un altro aspetto d’ immagine positiva di Scampia ed incoraggiare i ragazzi nello sport del rugby,sport di contatto anche duro ma la vita è dura, per i suoi valori di crescita fisica,umana,sociale,solidale,di condivisione, di rispetto degli uomini e delle regole in modo da essere futuri cittadini responsabili,utili per una società migliore. Il mio non è un merito perchè è stato un piacere prima per me e comunque c’è gente più preparata che si è spesa,nello specifico, più di me e che merita riconoscenza.Onore al loro merito.

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