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Il Fatto

L’insostenibile leggerezza del bugiardo patologico

«Cancelleremo sette accise sulla benzina da subito!»: chi non ricorda questa frase detta con grande enfasi dal futuro Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno Matteo Salvini nella terza Camera del Paese, in quello stesso studio di Porta a Porta in cui il suo ex socio di governo Silvio Berlusconi l’8 maggio del 2001 sottoscrisse pure lui un contratto – ma con gli italiani –, promettendo un milione e mezzo di posti di lavoro?

Ma non fu il solo, l’inossidabile ex Cavaliere, a promettere centinaia di migliaia di posti di lavoro. Anche l’altro Matteo – quello della rottamazione del Partito Democratico – ne promise a volontà e, per superare l’uomo con il quale aveva siglato un patto di ferro che in maniera blasfema fu denominato del Nazareno, aumentò la posta mettendo sul tavolo anche mille nuovi asili nido. Tuttavia, la bugia delle bugie, quella del peccato originale di Renzi, fu: «Mai al governo senza elezioni, Enrico (Letta, ndr) stai sereno» – e sappiamo com’è finita –, definitasi con la celebre «Se perdo il referendum, considero conclusa la mia esperienza politica».

Tra le più recenti e solenni bugie attualmente al potere, però, vale la pena ricordare anche quelle dell’attuale partner di governo di Salvini, Luigi Di Maio: «Io sono del Sud, io sono di Napoli (altra bugia, di Pomigliano d’Arco, ndr). Faccio parte di quella parte d’Italia cui la Lega diceva “Vesuvio lavali col fuoco”. Non ho nessuna intenzione di far parte di un MoVimento che si allea con la Lega Nord» (Porta a Porta – 19/1/2017). «Noi non pensiamo ad alleanze con la Lega Nord o altri. Sono persone inaffidabili con cui non si può avere a che fare» (Comizio in Sicilia – 1/11/2017).

L’elenco sarebbe troppo lungo e anche noioso, ma tutte le falsità nella storia politica più recente del nostro Paese si riesce sempre a giustificarle come promesse, impegni presi in buona fede poi resisi di impossibile attuazione per fattori contingenti, per esigenze dettate da situazioni non prevedibili.

Certo, le menzogne appena accennate risultano poca cosa se si pensa a quelle che hanno determinato guerre feroci con milioni di vittime, come quella che attribuiva a Saddam Hussein il possesso di armi di distruzione di massa e di missili che avrebbero potuto colpire in pochi minuti anche Londra, e a un Tony Blair, qualche anno dopo, con una faccia d’angelo simile a Lucifero, ammettere la colossale fandonia alla quale contestualmente fece eco quel George Bush di pessima memoria.

In una sorprendente e interessante inchiesta del New York Times, è stato dimostrato con dovizia di dati che Donald Trump ha detto almeno una bugia al giorno durante i suoi primi 40 giorni di presidenza, ovvero fino al primo marzo, e, come se non bastasse, il Washington Post, attraverso uno studio commissionato alla Fact Checker, relativamente ai primi due anni dall’inizio del mandato del Tycoon, ha contabilizzato in 8158 le affermazioni false o non propriamente corrette dell’attuale Presidente degli Stati Uniti, un record che fa del Bush di cui sopra un angelo al pari dell’ex Primo Ministro britannico.

Molti lettori mi accuseranno di aver scoperto l’acqua calda: da sempre la bugia è strumento preferito della politica, l’elemento sul quale gran parte della storia non solo della nostra amata Italia si basa correndo ai ripari successivamente quando l’elettorato, resosi conto dell’inganno, difficilmente perdonato, indirizza il proprio consenso in altra direzione che, purtroppo, non sempre produce cambiamenti migliorativi. Un po’ come l’essere rapinati nuovamente da falsi soccorritori.

Fin qui, dunque, sono state tante le bugie seriali a opera di bugiardi che la psicologia dovrebbe aiutarci a catalogare in patologici, occasionali, frequenti, naturali o professionisti. Tuttavia, mi chiedo a quale categoria possa appartenere chi mente sfacciatamente negando l’evidenza in modo spudorato, come nel caso del Ministro Matteo Salvini che asserisce di non sapere che il suo compagno di partito Gianluca Savoini fosse presente con lui a Mosca, contrariamente a quanto mostrato dalle numerose foto pubblicate e dalle più elementari regole che disciplinano la partecipazione a una delegazione ufficiale.

Nei fatti, poco importa l’etichetta, basta sapere che se fosse confermata ufficialmente l’attendibilità dell’audio pubblicato da BuzzFeed News, le cui voci sono state peraltro chiaramente riconosciute, bisognerebbe affrontare il perverso meccanismo che sarebbe stato posto in atto dai componenti della rappresentanza che ha accompagnato il Vicepremier, attraverso una vera e propria trattativa con tanto di richiesta di contributo – di fatto, una maxi-tangente –, concordata sui 65 milioni per una vendita da parte di un’importante compagnia petrolifera russa di almeno 3 milioni di tonnellate di carburante l’anno all’ENI per un valore di un miliardo e mezzo di dollari.

Se l’accordo si sia perfezionato o meno, se i rubli siano stati consegnati, se i soldi abbiano percorso altre strade, non è dato al momento sapere ma resta un dato certo sulla trattativa, confermata anche da uno dei presenti che in queste ore riferirà ai magistrati, e sulla presenza di Savoini, documentata anche da un video dell’agenzia russa Tass nel quale una giornalista cita la partecipazione del leghista alla delegazione. Nonostante tutto, Salvini continua sfacciatamente a negare.

Che il tutto si sia fermato ai patti stabiliti e non ci sia stato alcun atto finanziario successivo non solleva minimamente l’esponente del governo, che in un Paese normale sarebbe già a casa. Eppure, sembra che la vicenda – dunque, la bugia – non abbia scalfito più di tanto l’opinione pubblica italiana, la quale, nonostante la truffa dei 49 milioni (più gli eventuali 65, per un totale di 114 milioni di euro) ha continuato a dare credito a una figura certamente molto discutibile.

Siamo all’insostenibile leggerezza del bugiardo patologico, come sostengono gli psicologi, colui che mente con tutte le sue forze per ottenere qualcosa senza curarsi delle conseguenze, e il Paese, ancora una volta con la complicità irresponsabile degli alleati di governo, che salveranno nuovamente dalle mani della giustizia il proprio comandante, subirà l’ennesimo affronto da parte di un’alleanza perversa che sta ulteriormente svuotando di ogni valore culturale, sociale, morale e politico questa nostra martoriata terra, capolavoro del berlusconismo che Lega e pentastellati stanno abilmente perfezionando e portando a termine.

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