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Il linguaggio scientifico: rappresentazione e creazione della realtà

Ci è stato insegnato che le parole sono uno strumento con cui rappresentare il mondo, costituendo loro uno dei tanti linguaggi, come la pittura e la scultura, a disposizione dell’uomo. Tutto quello che diciamo e come lo diciamo è finalizzato a creare uno specchio della realtà, compresi i sentimenti, le emozioni, i pensieri. Tuttavia, il legame tra linguaggio e fattualità può rompersi in molteplici contesti diversi, come nei romanzi o nelle situazioni quotidiane in cui viene raccontata una bugia.

Se c’è un campo in cui mentire non è possibile è quello scientifico. L’immagine tradizionale delle scienze è di discipline che assolvono la funzione di descrivere la realtà e/o scoprirne nuovi aspetti, divulgando tale sapere tra esperti e non, attraverso un linguaggio chiaro e rigoroso.

Niente è più fedele alla realtà della scienza e niente la descrive più accuratamente del suo linguaggio. È per questo che le diverse discipline utilizzano linguaggi specialistici, che pur ricorrendo, in via generale, alle medesime regole e caratteristiche della lingua naturale e quotidiana, si distinguono principalmente per la presenza di termini tecnici e specifici di un determinato settore.

La cartella clinica di un paziente, la descrizione delle caratteristiche di un pianeta e altri tipi di discorsi scientifici rappresentano uno degli aspetti più complessi della lingua, che si fa oggettiva, impersonale e asettica, soprattutto se la comunicazione avviene tra specialisti.

Va specificato che negli ultimi secoli la ricerca scientifica si è aperta a un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo, uscendo dalla relegazione a una maggioranza esperta e rendendosi, a tale scopo, sempre più accessibile linguisticamente.

In una società sempre più tecnologica e interconnessa come quella odierna, spiega Federica Scarpa nel suo manuale La traduzione specializzata edito da Hoepli, la comunicazione specialistica viene sempre più indirizzata alla gente comune, che la utilizza per soddisfare il bisogno di aumentare il proprio sapere tecnico-scientifico e fare scelte informate nella vita di tutti i giorni. […] A una ricerca scientifica elitaria veicolata da un uso linguistico specialistico indirizzato a pochi si va quindi sostituendo l’assunto secondo cui la scienza è un bene che va invece condiviso con chi non è un esperto e che nessuna informazione è troppo complessa per poter essere veicolata attraverso la lingua comune.

L’obiettivo della scrittura tecnico-scientifica nei confronti dei destinatari è, quindi, ricorrendo a quanto asserito da Matricciani, di informarli così come di persuaderli della validità del dichiarato e motivarli ad agire di conseguenza a quanto appreso.

La forza persuasiva delle lingue speciali risiede in un’impostazione informale del discorso o testo, così che l’autore possa stabilire un contatto con il lettore e suscitare in lui un senso di familiarità verso un argomento che, altrimenti, risulterebbe troppo lontano rispetto alle sue competenze. Abbattere questo muro tra scienza e persona non esperta ha cambiato il modo di diffondere il sapere contribuendo al tempo stesso alla nascita di una nuova sensibilità verso il mondo che ci circonda.

Per rendere possibile un tale cambio di rotta e far sì che anche i meno istruiti in un dato campo possano apprendere attraverso, ad esempio, giornali scientifici, si ricorre a una strategia preziosa, forse la più indispensabile: la metafora. Così come nei libri scolastici sono presenti numerosi esempi per spiegare concetti che, altrimenti, giacerebbero su un livello troppo astratto, allo stesso modo la divulgazione scientifica si avvale del processo di metaforizzazione.

Quelle che più precisamente prendono il nome di metafore esegetiche sono immagini evocative cui ricorrono insegnanti e specialisti per rendere tangibili concetti lontani dalla vita quotidiana a favore di studenti o persone semplicemente interessate. Basti pensare alla comune comparazione tra sistema solare e atomo per rendere chiara la struttura di quest’ultimo o all’associazione tra batteri e invasori. Per tale motivo, una branca di studiosi concorda che oltre a essere uno strumento di spiegazione delle cose, la metafora assume la funzione di creare la realtà.

Più in generale, l’utilizzo di specifici termini e immagini nel linguaggio specialistico – e, parallelamente, in quello quotidiano – non solo è finalizzato alla rappresentazione, ma anche alla realizzazione di nuovi modi di percepire quello che ci circonda e che ci riguarda.

La metafora, da tutti incontrata nella letteratura come espediente capace di trasferire un significato da un termine a un altro, nella divulgazione scientifica assume un ruolo affine, rendendo tangibili le immagini più astratte, dando una forma precisa alle cose che conosciamo e plasmando il nostro approccio a esse.

Una rosa avrebbe davvero lo stesso dolce profumo se la chiamassimo con un altro nome?

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