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Il linguaggio dei fiori: una comunicazione senza parole

Il giardinaggio, e in particolar modo la cura dei fiori, è un’attività rilassante alla quale, oggi, molti scelgono di dedicarsi. Non tutti quelli dotati di pollice verde, però, sanno che un tempo i fiori ricoprivano un ruolo singolare: comunicare sensazioni che, il più delle volte, non potevano essere espresse in altro modo.

Sin dall’antichità, ma anche nel Medioevo e nel Rinascimento, i fiori avevano acquisito significati morali. Tuttavia soltanto nell’Ottocento l’interesse verso la florigrafia si diffuse maggiormente al punto da diventare, negli anni a venire, una comunicazione dei sentimenti così importante e ridondante da far nascere l’arte delle incisioni e delle litografie che ne illustrano l’eleganza: l’editoria dei “flower books”.

Pioniera del linguaggio floreale fu sicuramente Mary Wortley Montagu che, durante il suo soggiorno in Turchia ­– nel quale accompagnava il marito allora ambasciatore d’Inghilterra – fu colpita dall’usanza locale, chiamata “selam”, di attribuire a oggetti, piante, frutti e soprattutto a fiori valori simbolici. Usanza che importò in Europa grazie alla raccolta delle sue lettere pubblicata nella seconda metà del 1700.

A partire dalla fine del XVIII secolo ma, soprattutto, agli inizi del XIX secolo, poi, furono pubblicati numerosi libri e dizionari sulla florigrafia che tuttora accompagnano gli amanti della lettura e della natura.

Paolina Grati, nel 1898, scrisse nel suo Linguaggio dei fiori che “furono adoperati da tutti gli amanti, a cui necessita il mistero e rendendo il loro linguaggio gentile come il sentimento che l’ispirava, scelsero i fiori per manifestare senza pericolo i segreti dell’animo loro; ed attribuendo ad essi un valore ideale, si formarono un linguaggio chiamato il linguaggio dei fiori, che vale lo stesso quanto il linguaggio delle anime innamorate.”

Lo stesso titolo, però, Il linguaggio dei fiori, era stato già utilizzato per diverse pubblicazioni tra il 1843 e il 1877, sia da parte di scrittori anonimi, sia da parte di noti autori italiani come Giuseppe Bona e Napoleone Gallo.

Il messaggio che si intendeva recapitare veniva comunicato attraverso l’utilizzo di un singolo fiore, di una composizione della stessa varietà oppure da composizioni miste che permettevano la costruzione di una frase completa. Inoltre, a ogni colore e a ogni stagione venivano assegnati diversi significati.

Ancora oggi i fiori restano una delle modalità preferite per trasmettere emozioni e confessare verità: per esempio, all’amore sono legate la rosa rossa, la magnolia, il tulipano rosso e il non ti scordar di me. L’orchidea, invece, rappresenta totale dedizione, mentre il geranio la gentilezza e la margherita la pazienza.

Anche nella letteratura moderna i fiori continuano a svolgere il loro ruolo di messaggeri e Vanessa Diffenbaugh nel suo Il linguaggio segreto dei fiori racconta una storia appassionante che dimostra quanto ancora sia difficile affrontare le proprie paure, crescere e riuscire a voltare pagina. Ostacoli che proprio i fiori permettono di superare grazie alla delicatezza con cui riescono a sussurrare le loro emozioni.

Non mi fido, come la lavanda.

Mi difendo, come il rododendro.

Sono sola, come la rosa bianca, e ho paura.

E quando ho paura, la mia voce sono i fiori.

– Vanessa Diffenbaugh, Il linguaggio segreto dei fiori

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