Le piccole cose
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“Le piccole cose” di Brando Improta, alla ricerca dell’autenticità perduta

Abbiamo assistito alla proiezione in anteprima a Napoli del film Le piccole cosescritto, diretto e interpretato da Brando Improta. Il ventinovenne regista, tra le pieghe del genere commedia sentimentale, ci ha sorpreso, descrivendo le malincomiche sofferenze private e la pubblica e a tratti grottesca inadeguatezza di giovani vite che appartengono alla sua generazione, alla ricerca dell’autenticità perduta o mai trovata.

Il cineasta napoletano, d’altronde, frequenta da tempo la commedia cinematografica, per studio e per lavoro e, tra le tante esperienze maturate, ha partecipato come attore in Benedetta follia, il film più recente di Carlo Verdone. Dietro le quinte dei set cinematografici, inoltre, ha diretto lo spot Telethon 2017 con Luca Zingaretti e lavorato, come assistente alla regia, per San Valentino Stories di Alessandro Siani, nel 2018. Negli ultimi due anni, invece, come autore e interprete, ha realizzato la serie web La vita come viene che ha ottenuto discreti consensi.

Le piccole coseLa trama de Le piccole cose è semplice e lineare nel raccontare di Massimiliano, un attore sull’orlo della depressione e di Elisabetta, una psicologa tanto socialmente e professionalmente corretta quanto incapace nel gestire l’esistenza personale. La narrazione si arricchisce, tuttavia, di altre figure – dall’amico dell’attore che si comporta da invadente manager all’evanescente fidanzato della protagonista fino alla matura madre di Elisabetta, che ospita un ventenne usandolo come toy boy – e i personaggi minori di queste relazioni sono così ben descritti da risultare funzionali all’intreccio principale.

Particolarmente spassosi gli episodi centrali del film: quello del servile paziente di Elisabetta, che fraintende il messaggio positivo della psicologa e si trasforma in una sorta di maldestro vendicatore dei torti subiti nelle sue precedenti relazioni sociali e quello delle due amiche che cercano di usare le reti social per trovare l’uomo giusto con esiti fallimentari.

È qui che il regista Improta mostra di aver compreso bene l’arte della commedia cinematografica, seminando la storia principale con personaggi e situazioni narrative secondarie che nella parte finale risulteranno decisivi nel determinare la scelta di vita dei due protagonisti. Massimiliano ed Elisabetta si trovano e poi si perdono, in una festa caotica e con un numero di telefono scritto sull’etichetta di una bottiglia di vino, per incontrarsi, alla fine, intorno alle piccole cose della vita, fatte di silenzi o di gesti più importanti delle chiacchiere o degli incontri formali che forse daranno una svolta positiva alle loro esistenze.

Le piccole cose di Brando Improta avrà una distribuzione nel 2020 ed è stato girato con pochi mezzi che il regista ha usato, trasformando la necessità in virtù, con una scelta cromatica, ad esempio, che esprime la tenerezza e la fragilità dei suoi personaggi, unita a un ritmo narrativo serrato e, soprattutto, con dialoghi ironici (e autoironici) sulla difficoltà di comunicare, anche nel mondo dell’arte, in un sistema globale dominato dalle protesi tecnologiche che spesso impediscono, invece, alle piccole cose dell’esistenza di avere più spazio e di trasformare un incontro casuale in un’autentica relazione umana e sentimentale.

“Le piccole cose” di Brando Improta, alla ricerca dell’autenticità perduta
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