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Il Fatto

Lasciamoli riposare, noi giornalisti maleducati

«Oggi è 3 agosto, sei un maleducato». Ha risposto così Matteo Salvini alle domande di un cronista della trasmissione Report che alla festa della Lega di Cervia ha incalzato il Ministro dell’Interno con interrogativi circa la questione russa in cui è coinvolto il rappresentante del Carroccio Savoini e, dunque, l’intero partito di verde dipinto del Vicepremier. Tempo di ferie, quindi, per la politica di casa nostra, è giunto il momento di lasciare in pace gli amabili rappresentanti del governo pentaleghista che diserteranno le aule del Parlamento per circa quaranta giorni, stavolta persino troppo stanchi per indignarsi di un periodo tanto lungo – e ugualmente ben retribuito – di nullafacenza estiva. 

Montecitorio e Palazzo Madama vanno in vacanza, a ritmo di un inno italiano suonato per muovere i culi delle belle cubiste che a Milano Marittima hanno deliziato il primo caldo d’agosto del Capitano Salvini, per l’occasione anche dj improvvisato del lido che ospitava la sua discesa al mare. E se una volta, per Bossi e compagni (Salvini compreso), le note composte da Mameli rappresentavano il ricatto a cui Roma teneva unita l’Italia malvolentieri, con la Padania desiderosa della secessione, oggi la marcetta del tricolore è simbolo di quel qualunquismo che esalta il controverso Ministro e unisce il suo popolo nel pressappochismo di cui il nostro Paese ha spesso dimostrato di essere maestro. 

Non c’è tempo, dunque, per discutere la mozione di sfiducia promossa dall’opposizione, se ne riparla a settembre anche per dare un altro scossone alle fondamenta della maggioranza, quando – allora sì – toccherà affrontare il delicato tema delle autonomie. Rimandata anche la data del varo della Flat Tax, dimenticate, invece, le lotte promesse alla riforma Fornero, al Jobs Act, così come possono aspettare scuola, sanità e investimenti a favore del rilancio dell’economia. Si riuscirà oggi, però, a dare il via definitivo al Senato al Decreto Sicurezza Bis, e il tonfo della caduta nel passato che il provvedimento comporterà si farà sentire con il peso di tutti gli anni che il calendario sembrerà riportare indietro, con le nostre stagioni che torneranno e, in parte già stanno tornando, a colorarsi di nero.

Per il secondo trimestre nel 2019, fa sapere l’ISTAT, l’Italia è ancora ferma a crescita zero, i giovani dall’intero Stivale continuano a partire alla volta delle grandi capitali europee in cerca di quel futuro che l’esecutivo vigente aveva promesso a gran voce affacciato ai balconi di Roma e di cui pare invece aver già scordato in favore dei propri privilegi. Sarà un anno bellissimo diceva Conte, annunciando la scomparsa della povertà all’indomani del lancio del fallimentare sussidio del reddito di cittadinanza, e seppur manchino ancora diversi mesi al prossimo Capodanno, nulla fa effettivamente presagire che l’auspicio del burattino i cui fili sono ben saldi nelle mani di Lega e MoVimento 5 Stelle non trovi conferma. Certo, dal loro punto di vista, s’intende.

Pertanto, se fino a ieri lo slogan ripetuto fino alla nausea dalla massa che ha eretto gli attuali responsabili della politica italiana a dei semidei era lasciamoli lavorare, adesso che la bella stagione è entrata nel vivo e le moto d’acqua della polizia sono pronte ad agitare le onde dei mari d’Italia finalmente liberi da nuovi migranti e pericolose ONG in arrivo, il nuovo motto, ovviamente lanciato da Salvini, sarà lasciamoli riposare.

Perché, dunque, chiedere conto anche sotto l’ombrellone di fondi rubati, promesse non mantenute, illeciti rapporti internazionali, poltrone arraffate e media indirizzati secondo la volontà di chi ne gestisce i quartier generali? Il leitmotiv è lo stesso di un anno fa, quando il responsabile della comunicazione del Primo Ministro, l’ex Grande Fratello Rocco Casalino, aveva chiesto ai giornalisti di non importunarlo anche nel giorno di Ferragosto. E poco importava se qualche ora prima a Genova si era consumata l’ennesima tragedia di questo sciagurato Paese, il crollo del ponte Morandi. Le vacanze sono vacanze, agosto – per tutti i tg – è il mese preferito dagli italiani per trascorrere le proprie ferie tra lidi o baite di montagna, quindi i cronisti, i rosiconi di sinistra, i comunisti col Rolex, i radical chic, i piddini, i buonisti e chi più ne ha più ne metta se ne facciano una ragione. 

Facciamocene tutti una ragione, anche noi dell’informazione che della parola vacanza quasi non conosciamo il significato perché la missione che ci muove, per fortuna in alcuni casi, purtroppo in altri, non smette mai di raccontare l’evolversi della realtà, della storia, della quotidianità. Facciamocene una ragione anche di questi tempi in cui ogni notizia esce manipolata dal megafono di chi l’annuncia e che soprattutto si scorda alla stessa velocità di un click sui social. 

«Oggi è 3 agosto, sei un maleducato». 5, per chi anche questa mattina si ostina a pubblicare l’attualità, a chiedere conto, a pretendere serietà, rispetto delle istituzioni e del lavoro, della dignità umana, di pari opportunità, di un’Italia unita nei diritti anziché nell’odio tra Nord e Sud, tra ultimi e ancora più disgraziati, a pretendere risposte, coerenza, lavoro perché di tweet e di figure da quattro soldi ben confezionate al fine di distrarre l’attenzione dai danni irreparabili che da qui a breve pagherà il sangue sempre della stessa povera gente che oggi li esalta ci siamo veramente stufati. Vogliamo tornare a fare cronaca, vogliamo parlare di politica, giudicarla, osservare i fatti, fare analisi di dati, anziché commentare l’ennesima sparata volgare. Siamo maleducati, e difendiamo il diritto di continuare a esserlo.

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