Attualità

L’amministrazione comunale smantella il punto.Lettura Nati per Leggere

Questa è una storia che non funziona. Si potrà obiettare che sono le cose a dover funzionare, e non le storie, ma non è vero. Se le storie non funzionano, vuol dire che il mondo ce lo stiamo raccontando male. Ed è necessario intervenire. Ma si parta dall’inizio.

Nati per Leggere è un programma nazionale, sostenuto dall’Associazione Italiana Biblioteche, dall’Associazione Culturale Pediatri e dal Centro per la Salute del Bambino onlus, che promuove la lettura in famiglia dai primi mesi di vita come azione di prevenzione – un’opportunità irrinunciabile di crescita emotiva e cognitiva – e di contrasto alla povertà educativa, attivo sul territorio nazionale sin dal 1999, grazie all’operato sincronico di bibliotecari, pediatri, volontari, educatori, operatori socio-sanitari e culturali.

Nel 2011 il gruppo campano di volontari ha partecipato al progetto PAN Kids, un progetto di durata annuale – che beneficiava di contributi economici comunali a cui Nati per Leggere ha rinunciato – promosso dall’allora Assessore alla cultura Antonella Di Nocera con l’obiettivo di attivare, nella cornice del Palazzo delle Arti di Napoli, una serie di iniziative indirizzate a bambini e ragazzi.

Nei mesi successivi, l’amministrazione comunale ha deciso, inoltre, di aderire con convinzione al programma NpL, sottoscrivendo un protocollo d’intesa che individuasse, tra l’altro, negli spazi inutilizzati e non a reddito del terzo piano del PAN, il luogo istituzionale dove il programma fosse declinato per i bambini della città di Napoli, per voce – è il caso di dirlo – dei volontari NpL. Così, il 5 ottobre 2012 è stato inaugurato, alla presenza del Sindaco de Magistris e dell’Assessore Di Nocera, il punto.Lettura Nati per Leggere di Napoli, aprifila di un’esperienza luminosa estesasi poi in tutta la Campania e in altre regioni d’Italia. Si è piantato un semino forte e resistente, dando alla città la possibilità di avere il suo primo nucleo di biblioteca per l’infanzia.

Da questo momento quindi, portando avanti in assoluta gratuità le attività per più giorni a settimana, senza nessun onere per le famiglie e senza nessun onere per il Comune, le volontarie e i volontari Nati per Leggere hanno iniziato un’azione silenziosa ed efficace, potentissima sulla lunga durata e capace, come tutte le radici buone, di smuovere terreno ovunque e fiorire moltiplicandosi.

Non vuole essere solo una bella metafora, però. Il movimento di questa rivoluzione piccolina è stato incessante, declinandosi, tra l’altro, attraverso mezzi diversi come hanno potuto esserlo le ruote del Punto.Bus che, con l’aiuto di Napoli Sociale, si sono occupate del collegamento con zone periferiche come San Giovanni, San Pietro a Patierno, Rione Traiano, Secondigliano, o le ruote più piccole dei passeggini durante il Sabato delle Famiglie ogni seconda settimana del mese, o semplicemente i fili invisibili ma resistenti della rete che, dipanandosi dal punto.Lettura NpL, è riuscita ad abbracciare, con la nascita di altri presidi, una larghissima parte del territorio regionale.

Un esempio di virtuosismo sostanziale, quindi. Qualcosa che, al di là di qualsiasi retorica, attraverso la possibilità di concretizzazione del lavoro dei volontari, funziona. E invece no, o perlomeno non più.

A settembre, infatti, in seguito alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva, le volontarie si sono trovate a dover fronteggiare i danni dovuti a un’infiltrazione d’acqua, nulla di pervasivo o disastroso. Il problema, segnalato, è sembrato irrisolvibile: nessun solaio allagato o muro portante da abbattere, semplicemente una fluviale ostruita, un condotto da pulire. Quanto complicato o costoso poteva mai essere un intervento di ripristino?

In realtà, senza nessuna comunicazione ufficiale, ma con la semplice apposizione alla porta di un foglio con scritto VIETATO ENTRARE, il 16 novembre 2016 viene impedito l’accesso ai bambini e agli adulti. Inutile dire che le attività, pur nel rispetto delle istituzioni, sono continuate: si è letto per terra, nello spazio antistante la stanza e nell’anfratto davanti all’ascensore del piano terra, un po’ perché quella di un programma come questo – che non può non annoverare tra i propri valori quelle pratiche di vivere civile e democratico essenziali per la crescita di tutti, tanto più dei bambini – non poteva che essere una protesta pacifica, un po’ per sollecitare una risoluzione rapida, che non interrompesse la continuità di un’azione che andava avanti con costanza da cinque anni.

Tuttavia, la “semplicità” che chi scrive – e tutta una serie di altre persone – pensavano di intravedere nella faccenda, era evidentemente figlia della fiducia malriposta in chi, se proprio non voleva compiere il grande sforzo – che non dovrebbe essere richiesto a tutti coloro che vengono eletti? – di investire sul futuro dei cittadini, basandosi unicamente sui risultati che si erano raggiunti e sul loro valore immenso e irrinunciabile, avrebbe dovuto impegnarsi nella ricerca di una soluzione e non, invece, approfittare dell’infiltrazione per smantellare il punto.Lettura.

Alla richiesta ufficiale di una sede alternativa, infatti, non è stata data alcuna risposta, come d’altronde senza risposta sono rimaste le centinaia di mail di protesta o di semplice segnalazione che le famiglie hanno inviato al Sindaco. E se le cose non funzionano non si aggiustano certo da sole: la situazione non ha fatto che evolvere in espressioni, se possibile, ancora più ambigue di una politica che si è rivelata sorda alle interpellanze dei cittadini, ma soprattutto incomprensibile e quindi fallace.

Il problema non ha trovato, nonostante l’impegno degli Assessori Roberta Gaeta e Annamaria Palmieri, nessuna soluzione sino al 20 gennaio scorso, quando, durante l’unico incontro che è stato concesso a Tiziana Cristiani, referente regionale del programma, l’Assessore Daniele, senza addurre nessuna ragionevole motivazione, ha dato per conclusa l’alleanza educativa stretta con il protocollo d’intesa di cinque anni fa: “Nati per Leggere è un progetto a termine” ha dichiarato, violando l’identità del programma e dimostrando di non averne capito il significato profondo, che va molto al di là dell’utilizzo di uno spazio.

Lo stesso giorno è apparsa sul sito del Comune una manifestazione d’interesse che ha riesumato il progetto PAN Kids, indirizzato a enti e associazioni, atto a formare un programma di attività formative ed esperienziali […] dedicato a bambini e preadolescenti.

Ancora di più, a questo punto, se l’intenzione è quella di ampliare l’offerta, rimane assolutamente insondabile il motivo per cui si è deciso di mettere in malo modo alla porta un’esperienza consolidata e di misurabile impatto, invece di ricercare una soluzione condivisa, che potesse far convivere la Casa delle Storie con nuove realtà. Perché non c’è più posto per Nati per Leggere, e non solo al PAN? E qui, la riflessione sia attenta. Sì, perché se Nati per Leggere continua sulle gambe grandi e piccole su cui è andato avanti sinora, il danno alla cittadinanza è incalcolabile.

Tante le proteste e le reazioni di sconforto e incredulità. A dover fare i conti con un esproprio non sono stati mica solo degli adulti, facili al cinismo e forse tristemente abituati, ma i bambini. Per i bambini un esproprio è un’ingiustizia, e un diritto negato è un vuoto che non si riempie. Tra tutte le voci una è risuonata cristallina e forte, quella di Simona Fiscale, una volontaria NpL che, in una lettera aperta al sindaco de Magistris, dopo aver sottolineato quanto sia inspiegabile che un’amministrazione che si è sempre riempita la bocca dell’intenzione – evidentemente solo dichiarata – a contrastare la povertà educativa, rinunci a una risorsa preziosa come il programma di Nati per Leggere, chiede il motivo per cui sia stata decretata la fine di un’esperienza che a costo zero, in cinque anni, ha prodotto un valore inestimabile.

Perché? Perché in una città in cui non esiste una biblioteca per i bambini, si decide di privare i cittadini di uno spazio pubblico, dove, gratuitamente, era possibile a tutti l’accesso a più di novecento libri, oltre che alla competenza e l’aiuto – e qui stiamo parlando di crescita, l’aiuto serve – dei volontari e delle volontarie? Qual è il motivo per cui è stato smantellato quello che era, a tutti gli effetti, un presidio di civiltà e democrazia? Impossibile non condividere gli interrogativi di Simona.

L’evidenza resta tale, questa storia non funziona. Non funziona perché le azioni non hanno senso e, anzi, rivelano la gravissima incompetenza e l’ottusa incapacità di chi ha il potere decisionale di gestire situazioni come questa. Non funziona e, storta com’è, non avrà certo un finale dritto. E chi la vive, oltre che ascoltarla, ne chiederà conto: il diritto alle storie che funzionano non si tocca.

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