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L’alba a Napoli ha i colori della dignità

Quando ci si sveglia presto al mattino e alle sette si è già per strada, per andare a lavoro o a seguire una lezione, di solito si va sempre di corsa. Si procede a passo svelto e non si ha modo, quindi, di notare quanto ci circonda in quei momenti. Eppure, se ci si fermasse anche solo per un secondo, alzando di poco lo sguardo, ci si potrebbe accorgere di come a quell’ora vi sia una Napoli diversa – quella autentica – a far da cornice e a muoversi intorno a noi. È la Napoli che si sveglia presto, che si alza e cammina, che produce. È la città vera, quella lontana dai riflettori, totalmente svincolata dai luoghi comuni che, nel bene o nel male, sempre la imbrigliano. Al sorgere del giorno, libere dalla solita calca, le strade sembrano più larghe, si ha quasi l’impressione che non vi sia nessuno. Tuttavia, prestando un po’ di attenzione in più, emerge, invece, una moltitudine silente, quasi trasparente, di studenti, di genitori che accompagnano i figli a scuola, di lavoratori. Si fatica a notarle, eppure sono proprio quelle le persone che, senza far clamore, muovono i fili del tessuto urbano e testimoniano, nei fatti, il messaggio più alto, quello della dignità.

Perché la dignità è attaccata con la farina alle mani del panettiere, già dalle primissime luci dell’alba, si muove con la scopa del netturbino che pulisce il vicolo, magari fischiettando. È nella cartella di un bambino che corre per entrare in classe, negli occhi pregni di sogni di una ragazza che non vuole fuggire da qui, ma aspetta una metropolitana per andare all’ennesimo colloquio. La dignità vive in tutti coloro i quali si danno da fare onestamente e lottano per se stessi, per le loro famiglie, per il bene comune. Sono loro i veri eroi.

E questo messaggio, che in sé condensa bellezza e speranza, noi di Mar dei Sargassi, accogliendo l’invito del Presidente dell’Associazione Noi e Piscinola – chiamata a portare una testimonianza del suo operato – lo abbiamo visto anche sui volti vivaci dei tanti giovani studenti presenti alla bellissima “Giornata della Legalità”, organizzata presso l’Istituto Superiore Statale “Attilio Romanò” in via Miano – intitolato proprio al giovane imprenditore che nel 2005 fu vittima innocente di camorra.

La dignità non si insegna, si testimonia. È questo il motivo che ha spinto il gruppo Dignità e Bellezza – creato dal professore Fedele Salvatore – a organizzare l’evento, invitando personalità di spicco, figure istituzionali e gruppi che tanto stanno facendo per il territorio e per la lotta alla delinquenza. Presenti, infatti, tra gli altri, oltre a Maria Romanò del Coordinamento campano familiari vittime innocenti di camorra, anche i rappresentanti di Libera, Michele Spina, dirigente dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli, e Paolo Siani, fratello di Giancarlo, per la Fondazione Pol.i.s. Sono intervenuti, inoltre, gli assessori ai Giovani e all’Istruzione del Comune di Napoli, Alessandra Clemente e Annamaria Palmieri.

Mostrare il valore delle donne e degli uomini che, a diverso titolo, si impegnano per il sociale può rivelarsi estremamente valido per fornire ai ragazzi degli esempi concreti, utili a evidenziare per loro la possibilità di un’alternativa, che va pretesa e ambita, perché la scelta migliore è quella di orientarsi verso il bene, il giusto, la legalità. Incamminarsi sul sentiero oscuro della criminalità organizzata, infatti, non porta a nulla di buono, se non al servilismo verso un sistema marcio, alla galera e, nella peggiore delle ipotesi, alla morte. Cosa vale più di potersi guardare senza vergogna ogni mattina allo specchio? Cosa c’è di meglio del poter rientrare a casa, dai propri cari, senza paura di agguati e ritorsioni? Cosa può esserci di più bello, in questa vita, del poter appartenere a quella meravigliosa e colorata comunità, della quale parlavamo poc’anzi, composta da persone oneste, le quali, nel loro impegno individuale – che si traduce anche come servizio per la collettività – portano sulle spalle un carico che non pesa, ma è persino capace di elevarle?

Con la concretezza del nostro esempio, facciamo capire alle nuove generazioni, ai cittadini del futuro, che per voler bene a se stessi è necessario prendersi cura anche di un’entità che vive attraverso noi, che non è terza rispetto a nessuno ma che, invece, ci include tutti, un’entità fatta di tanti cuori e altrettante vie, di acqua, terra e carne. Il suo nome è Partenope, una donna, precisamente una sirena, la quale pur avendo centinaia e centinaia di anni, rimane eternamente giovane, con le sue insicurezze. Per poter splendere, non ha bisogno di imbellettarsi, ma necessita solo delle nostre mani congiunte in modo da poterle donare una carezza che le dia coraggio.

Prefissiamoci insieme questo obiettivo e, per realizzarlo, scegliamo ogni giorno di agire alla luce del sole, fin dai suoi primi chiarori. Non releghiamoci nelle tenebre, ad aspettare il buio come topi, per strisciare ai margini della vita, in quel mondo sommerso dalla criminalità, quel mondo che non sorride mai perché fatto di solo dolore. Lasciamoci bagnare dai colori dell’alba, del nuovo giorno che nasce, che porta speranza e che disegna nel cielo progetti futuri, da quel rosso che è passione, misto a quell’azzurro, come il nostro mare, che vuol dire orgoglio.

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