Il Fatto

La Spagna resiste… per ora. Adesso tocca al PD

I venti di sfiducia che spirano nell’Europa centro-orientale e che, in questi anni, hanno gonfiato le vele dei gruppi populisti e rinvigorito le rotte delle flotte di estrema destra non riescono a spingersi oltre le Alpi e a raggiungere la penisola iberica, con la Spagna impegnata nelle elezioni politiche. Madrid resiste, la sinistra socialista si afferma unica forza del Paese, con il Psoe del Premier Sanchez che supera il 28% delle preferenze e si appresta a formare un nuovo esecutivo. Ma con chi? 

Il voto di ieri ha composto un Parlamento per la maggioranza colorato dai toni rossi, ciò nonostante, non abbastanza da garantire agli spagnoli un governo stabile e lontano dalle logiche delle alleanze. Come detto, la sinistra democratica ha sfiorato 1/3 delle preferenze, cancellato i rivali storici del PP – il partito popolare –, fermi alla metà dei consensi raccolti appena tre anni fa (16.6%), e ridimensionato i fenomeni della nuova politica iberica dell’ultimo decennio, Podemos e Ciudadanos. Con questi ultimi, però, il dialogo sarà inevitabile al fine di comporre l’esecutivo. 

Dal discorso coalizione non sono esclusi gli indipendentisti catalani – che hanno fatto il pieno nella loro regione – necessari, sì, alla formazione del nuovo governo del Psoe, tuttavia il rischio che si dimostrino un peso scomodo sulla bilancia che terrà in equilibrio il Paese non sarà da sottovalutarsi. Massima allerta, a ogni modo, non solo per la tenuta della maggioranza di sinistra, ma anche per l’approdo tra i banchi del Parlamento di Vox, il partito di estrema destra che si afferma per la prima volta nella sua storia con il non trascurabile risultato del 10%. Il commento post scrutino dei leader, coscienti del miracolo compiuto, ossia aver trasformato in soli tre anni un misero 0.2% nel ricco bottino odierno, ha il profumo stantio della minaccia che paralizza l’Europa: siamo inarrestabili.

La propaganda della paura, il fascino del ritorno al sovranismo più cieco ha fatto, dunque, breccia anche in Spagna, seppure con un riverbero ancora sotto controllo. Tuttavia, la lettura dei risultati provenienti da Madrid disegna un doppio scenario sia per il popolo rosso che per l’Europa… Italia compresa.

L’affermazione di Vox, infatti, sembra un film già visto proprio tra i confini dello Stivale, con la Lega a recitare il ruolo che, in terra iberica, è interpretato dalle forze di estrema destra. È ipotizzabile che la Spagna segua l’onda italiana e si ritrovi a prestare il fianco alla propaganda d’odio dei nazionalisti, quindi, a vederli vincere a livello nazionale alla prossima tornata elettorale? Il vento nero colorerà di paura anche i nostri dirimpettai o, al contrario, i risultati elettorali faranno da sprone per le forze socialdemocratiche tricolore e non solo?

La fiducia che potrebbero portare in dote le elezioni spagnole, infatti, rischia di fare bene proprio al PD. Con i fascisti ormai sempre più assidui nelle loro rimostranze in Italia e in diverse zone d’Europa, l’elettorato di sinistra potrebbe sentirsi rinvigorito della speranza di non aver ceduto il passo del tutto, dunque essere in grado di formare un fronte unico di sinistra per le prossime Europee. Saranno capaci, i partiti di casa nostra, di approfittarne e dimostrare che la risposta non è da cercarsi nel rifiuto della politica, ma nel dialogo della democrazia, nella proposta di nuovi incentivi del lavoro, ossia tutto quello che il PD ha recentemente smarrito e che deve dare prova di saper recuperare?

Alle Europee del prossimo 26 maggio l’ardua sentenza. L’Europa sarà chiamata a difendersi, la partita non sarà facile e le destre segneranno punti importanti. Ma affermarsi in maniera unita e convinta in tutte le principali protagoniste dello scacchiere del Vecchio Continente sarebbe l’unico modo, l’unica speranza, di fare muro e respingere questa pericolosa nostalgia, questo rifiuto di ogni forma progresso, di un mondo unito, libero e senza confini.

La Spagna resiste… per ora. Adesso tocca al PD
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