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La scuola del Bel Paese: sono davvero importanti i computer?

In questi giorni, si stanno tenendo nelle scuole italiane le tanto discusse prove Invalsi. Da molti demonizzati perché accusati di trasformare le valutazioni in meri quiz logistici, che poco riescono a tenere conto delle effettive qualità intellettive degli alunni, per la prima volta dalla loro introduzione, datata nel 2007, tali test sono computer-based, cioè svolti tramite postazioni computer. Un ostacolo, però, ne condiziona la regolare esecuzione: la mancanza di un numero adeguato di PC. Dal censimento delle strutture informatiche sembrerebbe infatti che le postazioni reali nelle scuole siano circa 216mila, il che significherebbe che per ogni 2.5 studenti sia disponibile un solo elaboratore, tra l’altro spesso obsoleto.

Ancora una volta, dunque, l’Italia dimostra di non poter stare al passo con gli altri Stati europei e che nel tentativo di raggiungerli non fa altro che provocare catastrofi in un sistema d’istruzione per niente privo di pecche.

Già da qualche anno, il Paese a forma di stivale sta cercando di rendere all’avanguardia i suoi istituti dotandoli di lavagne L.I.M. Parecchi soldi sono stati investiti per procurare questa alternativa ai tradizionali gesso e cassino e per pagare corsi utili alla formazione dei docenti – spesso destinati ad andare in pensione l’anno seguente – su come sfruttarla. Non ci sarebbe stato niente di male, tuttavia, se tutti gli euro versati non avessero potuto essere impiegati per attenuare le ben più serie problematiche che affliggono gli edifici scolastici.

A tal proposito, nel settembre del 2017 è stato pubblicato il XV rapporto sulla sicurezza delle scuole italiane di Cittadinanzattiva. La ricerca, condotta su settantacinque edifici distribuiti su dieci regioni del Bel Paese, ha messo in evidenza dati allarmanti: sembrerebbe che solo il 7% degli istituti sia adeguato sismicamente, che il 22% presenti una pavimentazione irregolare e vecchia, che in ben uno su quattro le aule siano soggette a cadute di intonaco e che solo il 19% delle strutture sia adatto a essere frequentato da disabili. I numeri sono poi altrettanto inquietanti se si guarda anche alle condizioni dei servizi igienici di questi luoghi: per lo più sporchi, maleodoranti, privi di sapone, di salviette asciugamani e carta igienica.

Sembrerebbe, quindi, che la via della modernizzazione, almeno per adesso, non sia possibile se si pondera il fatto che i complessi mancano dei comfort basilari a garantire una vita scolastica tranquilla. Bisogna per di più aggiungere che tale idea dell’informatizzazione dell’istruzione è davvero folle viste le sue carenze contenutistiche.

Gli ultimi dati raccolti dall’OECD nell’Education at a glance 2017 rivela che in Italia il livello di istruzione universitaria è fra i più bassi dei Paesi OCSE, con il solo 18% di adulti laureati. Dei dati precedenti sottolineerebbero, per giunta, che la nostra nazione è in fondo alla graduatoria se si parla di competenze alfabetiche: un quindicenne su quattro è pressoché analfabeta in matematica e uno studente su cinque sembra esserlo in senso tecnico.

La scuola italiana si sta sempre più trasformando in un meccanismo in cui si propongono innumerevoli progetti che cercano di nasconderne l’insufficienza didattica. Una carenza da imputare a più fattori, tra cui si distingue il precariato degli insegnanti – talvolta impreparati, come dimostrato da recenti fatti di cronaca –, i quali, costretti ogni anno a cambiare scuola e classi sovraffollate, non hanno la possibilità di aiutare realmente gli alunni con cui entrano in contatto, innescando una reazione a catena che prevede il venir meno anche dell’efficacia del sistema educativo ciclico pensato dal Ministero dell’Istruzione e l’arrivo di numerosi ragazzi alla scuole superiori dotati della totale incapacità di formulare frasi corrette, scrivere parole prive di errori ortografici e risolvere le più basilari operazioni matematiche.

Ciò che traspare, in sintesi, è che l’istruzione del Bel Paese, attraverso le riforme, come quella già citata delle Invalsi computerizzate e quella della Buona Scuola – che, sempre secondo i dati dell’OCSE, si sta rivelando fallimentare – non sta facendo altro che aggravare la sua situazione già disastrosa, nascondendo le innumerevoli problematiche in un alone di apparente modernità.

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