Attualità

La lezione antirazzista di Xena

Al tempo degli Dei dell’Olimpo, dei signori della guerra e dei re che spadroneggiavano su una terra in tumulto, il genere umano invocava il soccorso di un eroe per riconquistare la libertà. Finalmente arrivò Xena, l’invincibile principessa guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie. La lotta per il potere, le sfrenate passioni, gli intrighi, i tradimenti furono affrontati con indomito coraggio da colei che, sola, poteva cambiare il mondo.

In realtà, il fatto di cronaca di cui vorremmo parlarvi non è ambientato al tempo degli dei dell’Olimpo, ma – come abbiamo potuto constatare – nonostante le epoche e i secoli si susseguano, c’è ancora bisogno dell’indomito coraggio di una principessa guerriera per poter decostruire, spezzare e affrontare le bassezze del pensiero, i soprusi, le discriminazioni e le lotte – pubbliche e private – per il potere.

Risale a lunedì 3 luglio la notizia lanciata da Lucy Lawless, la celebre interprete di Xena nell’omonima serie televisiva, la quale – durante un suo soggiorno a Lucca – si sarebbe imbattuta in un gruppo di ragazzi ben vestiti che, al passaggio di un giovane di colore in bici, hanno imitato il verso della scimmia, insultandolo. L’attrice si è prontamente avvicinata al gruppo, redarguendolo, ma non conoscendo bene la lingua italiana non ha potuto commentare e argomentare al meglio. Ha, però, immediatamente esposto l’accaduto su Facebook, ottenendo una risonanza internazionale nei confronti dell’evento.

Stavo camminando, davanti a me c’erano sei ragazzi vestiti bene, di 18-19 anni. Un ragazzo di colore passava in bici. Uno di quegli altri fa il verso dello scimpanzé e batte le mani forte sopra la sua testa. E urla «Gabon». Un altro ragazzo si accoda e un terzo si unisce a loro urlando e applaudendo minacciosamente. «Orribile, veramente orribile» ho ringhiato. I ragazzi erano scioccati per il fatto che un adulto li avesse richiamati. Se fossi stata più preparata e avessi saputo meglio l’italiano avrei spiegato loro che le passate generazioni di italiani sono emigrate in altri Paesi e che il loro comportamento era una forma di terrorismo. Probabilmente erano sconvolti dal fatto che il ragazzo di colore non avesse le loro stesse maglie con il colletto alzato e i loro bermuda colorati. Più probabilmente stavano mettendo alla prova il loro testosterone su qualcuno che percepivano più debole. Non c’è dubbio su chi fossero gli scimpanzé in tutta questa situazione.

Un episodio del genere – oltre a rinnovare l’esaltazione dei fan, che ancora emulano le mosse di Xena mentre nessuno li osserva – ha riportato all’attenzione dei media un parallelismo scomodo: quello tra le persone di discendenza africana e le scimmie. Proprio come accadde per le offese subite due anni fa dall’europarlamentare Cecile Kyenge, per mano del leghista Fabio Rainieri, il povero ragazzo in bicicletta è stato umiliato pubblicamente nell’indifferenza generale. L’idea che degli esseri umani vengano ritenuti per natura deboli, inferiori, indegni, utilizzando come marchio sociale un connotato naturale, non è affatto nuova. È accaduto con le donne, è accaduto con i neri. Attraverso l’isolamento di un attributo corporeo, indice di una peculiarità fisica, si rinnova di senso l’attributo stesso, associandolo a significazioni nuove, collegate a dinamiche gerarchiche, di potere. E così perpetriamo le nostre smanie di supremazia, proprio come i nostri antenati, semplicemente adoperando strategie diverse e rendendo la nostra violenza quotidiana più invisibile, più “discutibile”, meno manifesta. Occorre, dunque, spezzare le catene della subordinazione, generare discorsi e immaginari che rendano la vita più vivibile alla molteplicità dei soggetti, intesi nella loro pluralità. Una carenza di immaginazione non è una necessità, allora abbiamo il dovere  di esaminare le scorrettezze del nostro pensiero e del nostro linguaggio.

Xena, ancora una volta, ci ha dato una mano, ma dopo anni di ammirazione non sarebbe il caso di iniziare a difenderci da soli?

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