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La Cenerentola partenopea, tra vita odierna ed eterna commedia umana

Si producono molti libri, film e saggi “su” Napoli e, ogni tanto, anche opere di saggistica, di narrativa e di arte cinematografica “di” Napoli.

Gatta Cenerentola, il film d’animazione diretto da Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Alessandro Rak e Dario Sansone appartiene, per fortuna, alla seconda categoria.

Nel primo caso, infatti, le rappresentazioni artistiche e letterarie sono caratterizzate, tra pregevoli eccezioni, dal luogocomunismo sui malesseri della vita quotidiana e sulla marginalità economica e sociale della città (e del resto del Sud), e talvolta si spingono fino a decretare la minorità psicologica e sociale dell’umanità di cui parlano e mostrano.

Le seconde rappresentazioni, invece, pur non negando i mali della città, cercano di indagare sulle loro radici storiche, sociali e culturali, per contestare banali generalizzazioni e andare al di là di quei luoghi comuni, che spesso costituiscono – in modo inconsapevole ma anche “ad arte” – una delle cause determinanti di quel degrado materiale e morale a cui la cultura e la governance politica locale e nazionale dovrebbero rimediare.

È un’opera di Napoli, dell’arte, della scrittura e della musica napoletane, ispirata a La gatta Cenerentola, fiaba di Giambattista Basile che fa parte della raccolta postuma Lo cunto de li cunti (1634-1636).

Il successo internazionale de L’arte della felicità ha dato la possibilità ad Alessandro Rak, all’imprenditore Luciano Stella e a tutti gli artisti della Mad Entertainment di realizzare uno straordinario film d’animazione, che ci narra la storia di una Cenerentola dei nostri giorni, cresciuta all’interno della grande nave Megaride, ferma nel porto di Napoli e che è materialmente al centro, grazie all’ingegno del padre scienziato, di un futuristico progetto di rinascita sociale.

Lo scienziato sarà ucciso da un camorrista e la piccola figlia crescerà nell’oppressione della vita “familiare”, maltrattata e insultata dalla matrigna e dalle sue odiose figlie. La nave Megaride, come l’intera città, torneranno all’abbandono e al degrado.

Dopo molti anni, il camorrista, da tempo trafficante internazionale di droga, tornerà a Napoli e, nelle sedicenti vesti di benefattore – ’O Re, nella tragicomica autodefinizione – tenterà di rubare l’eredità della giovane Cenerentola e di organizzare la scalata al dominio affaristico e politico sulla città.

Con Gatta Cenerentola, gli autori riprendono i motivi e il sentimento della tradizione artistica e letteraria. E li trasportano nel tempo, fino ai nostri giorni e a un incerto futuro, per rappresentare, nel bene e nel male, la versione contemporanea dell’eterna commedia umana.

Gatta Cenerentola è una favola ambientalista, a volte cupa e a tratti divertente, ma sempre attraversata da un’autentica tensione morale. Ci fa riflettere intorno alla lotta impari tra la corruzione e la violenza dei potenti e l’impotenza di quelli che hanno capacità morali e intellettuali ma non hanno il potere di realizzare i cambiamenti necessari alla cura dell’ambiente naturale, del patrimonio storico-artistico e letterario e della vita quotidiana, nella comunità di cui tutti noi facciamo parte.

La Cenerentola partenopea, tra vita odierna ed eterna commedia umana
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