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La Basilicata esiste, ed è in ognuno di noi

C’è chi tenta di dissimulare l’imbarazzo per l’ignoranza, chi finge di conoscere la Basilicata e chi, invece, ammette di non sapere dove sia. C’è chi pensa che sia nel Nord Italia, in Svizzera addirittura, e chi, molto spesso, la confonde con l’Abruzzo o con il Molise. Poi, ci sono quelli per cui è solo una via di passaggio per arrivare a Bari, Taranto, Lecce. Ebbene, si dica la verità, chi è nato in Basilicata, è abituato ad assistere alle reazioni più disparate ogniqualvolta, fuori regione, gli viene posta la fatidica domanda “Di dove sei?”.

Il disagio dell’interlocutore medio di altra provenienza inizia a delinearsi già a partire dal nome. Molti, infatti, non sanno che i toponimi Lucania e Basilicata sono equivalenti nel momento in cui si vuole indicare questo territorio, sebbene il secondo sia quello ufficiale – dopo una breve parentesi durante il fascismo nella quale è stato usato Lucania – e il primo indichi anche una regione storica parzialmente diversa da quella attuale. La Lucania, infatti, comprendeva anche il Cilento e parte della Calabria, escludendo la zona del materano. Diverse sono le versioni attorno all’origine del termine. Di sicuro, tra le varie interpretazioni proposte, la più interessante è quella che vuole il toponimo legato al latino lux, dunque “Terra della luce”, mentre le altre, che in qualche modo richiamano sempre a caratteristiche peculiari della zona, sono riconducibili al latino lucus, “Terra di boschi”, oppure al greco lykos, riferendosi al lupo che abita le montagne lucane. L’avvento ufficiale di Basilicata, invece, pare si sia registrato intorno al X secolo, e anche in questo caso diverse sono le teorie. Oltre a Basilikos, vale a dire i funzionari bizantini che stanziavano sul posto, vi è anche una versione che può essere utile a consigliare una visita turistica, in quanto facente riferimento a una probabile derivazione da “basilica”, nello specifico alla Basilica di Acerenza.

Dunque, ammesso che chi vi scrive non sia nato in una dimensione parallela, la Basilicata esiste, e basta guardare una cartina dello Stivale per individuarla. Tra la Campania e la Puglia, difatti, non c’è il mare o un crepaccio dal quale si accede all’Inferno, ma una terra che è piuttosto un paradiso, e vi sono delle persone, sia pure in numero sempre decrescente per via dell’emigrazione massiccia, soprattutto di giovani alla ricerca di lavoro, che colpisce la regione.

Infatti, sebbene sia un paradiso, di questa terra pare si sia dimenticato anche Cristo, come spiegava bene Carlo Levi, mandato al confino durante il regime proprio ad Aliano (nel libro Gagliano), in provincia di Matera. Sicuramente la situazione generale e le condizioni, per ovvie ragioni, sono migliorate rispetto a quanto raccontava negli anni Quaranta lo scrittore torinese, tuttavia la Basilicata continua a vivere delle difficoltà importanti sul piano economico che costringono ancora oggi molti cittadini a partire. Purtroppo, la verità è che a essersi dimenticata di questo territorio è soprattutto la classe politica, tanto nazionale quanto locale, incapace di proporre idee e soluzioni. A livello locale parliamo di un’espressione dirigenziale di stampo familistico che non rinuncia a spartirsi fette di potere, approfittando della proverbiale umiltà e bontà – per certi versi ingenuità – che contraddistingue le genti lucane. Tali sedicenti democratici, peraltro, risultano totalmente funzionali ai soli motivi per i quali, giusto ogni tanto, la politica nazionale si rammenta di questa terra: gli interessi legati al petrolio. La Lucania, per via dei suoi ricchi giacimenti, è come una torta attorno alla quale ronzano mosconi, è una mela spolpata e da spolpare ai danni della salute e del benessere delle persone che la abitano. Ricordiamo tutti il cosiddetto referendum sulle trivelle, per il quale non si è raggiunto il quorum, fatta eccezione, purtroppo senza risultati utili, proprio della Basilicata, la quale, ragionevolmente, è molto sensibile ai temi ambientali. Chi la vive o chi un po’ la conosce, infatti, può ben capire come il patrimonio naturale e agricolo di questa terra andrebbe protetto dallo sfruttamento spregiudicato delle multinazionali petrolifere.

L’opportunità e la ragionevolezza di investire sul turismo, sulla green economy, sull’agroalimentare sono lapalissiane ma, probabilmente, chi decide delle sorti di questa regione neppure ne conosce il vero potenziale o, tutt’al più, lo conosce ma preferisce riempirsi d’oro facendoci bere olio, non quello buono, quello nero.

In chiave turistica, tante sono le porzioni di Lucania che dovrebbero essere scoperte, studiate e valorizzate. Oltre a Matera – che con i suoi Sassi patrimonio dell’Unesco inizia a farsi conoscere grazie alla nomina di Capitale della Cultura europea per il 2019 – si può citare, ad esempio, il castello di Lagopesole, costruito negli anni dell’emanazione delle Costitutiones regni Siciliae da parte di Federico II che soggiornò a Melfi. Poi ancora, nel Vulture, il bellissimo borgo di Venosa che diede i natali al poeta romano Quinto Orazio Flacco, e i laghi di Monticchio. Addentrandosi nella provincia potentina, degni di nota sono anche Castelmezzano e Pietrapertosa, arroccati sulle Dolomiti Lucane, dove si pratica il “volo dell’Angelo”. In aggiunta, sebbene la Basilicata sia quasi espressamente una zona di montagna, non dimentichiamoci della bellissima Maratea che affaccia sul Tirreno e della zona ionica, con Metaponto e la sua area archeologica. In questa sede ci limitiamo solo a suddetti esempi, in quanto citare e annoverare tutti i luoghi da visitare, va da sé, è impossibile. È piuttosto utile sottolineare come, al di là della bellezza dei singoli posti, venire in Basilicata possa rivelarsi utile per riscoprire una dimensione perduta di se stessi, attraverso il contatto diretto, che la regione sa offrire con la natura, con la terra e con la genuina semplicità dei suoi abitanti. Misurarsi con questi elementi, inevitabilmente, può portare a decostruire le sovrastrutture che vanno edificandosi su di noi nel nostro stressante vivere quotidiano tra il cemento dei palazzi delle grandi città. Del resto, si sfida chiunque a riuscire a non slacciare le catene di un precostituito contegno e delle futili apparenze, durante il cosiddetto “Pranzo dei portatori” in occasione della festa di San Gerardo a Potenza – del quale si consiglia di visitare il Duomo nonché di assistere alla “Parata dei Turchi” – e degli altrettanti fiumi di vino buono che scorrono nelle centinaia di sagre di prodotti tipici che si organizzano in estate nei diversi paesi.

Insomma, l’invito è quello di venire a soggiornare in Basilicata per posare la maschera grigia e impolverata che si indossa ogni giorno in città. Venite in Lucania a svestirvi degli spersonalizzanti abiti metropolitani e a vestirvi della vostra sola purezza. Venite a riscoprire la Basilicata che vive in voi.

La Basilicata esiste, ed è in ognuno di noi
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