Il Fatto

In Italia, il maltempo uccide

In Italia, il maltempo rinvia le partite alla domenica, congestiona il traffico veicolare cittadino, interrompe lo svolgersi dei servizi metropolitani e di trasporto urbano. Succede, poi, che l’acqua aumenta e allora intere stazioni si allagano, le strade si trasformano in veri e propri torrenti, cosicché i fiumi, forse toccati nell’orgoglio, come nella fiaba della rana e del bue, ingrossano le proprie vene, gonfiano i muscoli fino a scoppiare e uscire dagli argini. In Italia, il maltempo uccide.

Sembra incredibile, ben oltre cinquemila anni dopo l’insediamento delle prime popolazioni nell’Antico Egitto, quando le piene del Nilo erano già controllate e addirittura sfruttate a favore dell’agricoltura, parlare di città devastate e di vite distrutte a causa di un temporale, seppur di misura straordinaria. Eppure, le assurde cronache di questi giorni, a cui purtroppo siamo stati abituati negli ultimi anni, raccontano, ancora una volta, di interi paesi messi in ginocchio dalle piogge cadute in maniera copiosa sullo Stivale, in particolar modo al Nord.

Il caso più eclatante è quello di Livorno che piange persino sei vittime – tra cui bambini – in un vergognoso, solito, tutto italiano ping-pong di accuse tra amministrazioni locali e nazionali, fino alla Protezione Civile. L’unica certezza, come di consueto in questi casi, è che a pagare il prezzo più caro delle inefficienze di una classe politica indegna e strafottente, siano i cittadini con le loro auto, le proprie attività, le case e, addirittura la vita. Il rivo che scorre nel sottosuolo della cittadina Toscana, infatti, è scoppiato allagando le strade in più punti, travolgendo diverse famiglie, alcune senza via di scampo. Il motivo pare essere correlato a un impianto fognario completamente intasato, e a nulla sono valse le diverse segnalazioni della popolazione per far fronte al problema. Anche in questo, c’è da dirlo, in questo Paese siamo bravissimi: le chiacchiere del giorno dopo, la solidarietà a tempo, le passeggiate di cordoglio e le promesse di impegno arrivano puntuali a ogni disastro, così come l’indifferenza postuma che aspetta il prossimo morto da commemorare per scordare quello precedente.

Non fa eccezione, in questo scorrere di immagini di città paludi, neanche la Capitale, con i vecchi tweet ironici del Sindaco, Virginia Raggi, diffusi quando il Movimento era forza di opposizione in consiglio comunale, rispolverati per l’occasione per criticare l’inefficienza dell’amministrazione pentastellata. Roma, nelle ultime ore, si è letteralmente trasformata, in molte delle sue aree, in una Venezia di più antica formazione urbana, con i turisti al Colosseo increduli per la piscina naturale che si stava andando a formare tutt’attorno all’Anfiteatro Flavio.

Quel che è gravissimo, in un territorio come il nostro, ad altissimo rischio di frane, smottamenti, esondazioni e terremoti, è il continuo taglio di fondi ai corpi specializzati nel fronteggiare, spesso prevenire, tali emergenze. Le manovre finanziarie scorse hanno messo in ginocchio la Protezione Civile, umiliato gli organi che lavorano per garantire la sicurezza della gente dei luoghi in probabile pericolo, mentre i soldi previsti per enti come il Corpo Forestale e destinati a progetti di prevenzione di disastri di tipo idrogeologico sono stati drasticamente ridimensionati a favore di spese inutili e dannose come alcuni grandi opere e potenziamenti di armamenti militari. Il “giorno dopo”, sono gli stessi firmatari di quei provvedimenti scellerati che accusano la mancanza di strumenti adatti a fronteggiare il problema, facendo attenzione a tirare per bene le proprie facce di plastica, a nascondere l’imbarazzo che non provano.

Pagano gli ultimi, quelli che affidano alla matita delle cabine elettorali le speranze del futuro proprio e dei loro figli, quelli che, anziché rinnovare la fiducia agli stessi esponenti che da oltre vent’anni inquinano ogni ambito toccato, dovrebbero munirsi di gomma e cancellarne l’operato e futuri tentativi di nuovi sabotaggi. In Italia, il maltempo lava via soltanto le ultime forze residue degli sconfitti. Il fango, al contrario, si deposita, insiste, umilia. Aspettare il prossimo sole non può bastare più.

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