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“It” e l’orrore annidato nella cittadina di Derry

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.

1957, Derry.

Tutto ha inizio – se proprio si vuole tracciare un punto d’esordio in una storia senza tempo – a Witcham Street, quartiere di una fittizia cittadina americana collocata nel Maine.

Un bambino in impermeabile giallo insegue la sua barchetta sotto la pioggia scrosciante, in una scena dal taglio cinematografico divenuta un vero e proprio cult a livello internazionale, grazie altresì alle pellicole ispirate al medesimo romanzo, It, capolavoro del maestro dell’orrore Stephen King.

Ha soltanto sei anni George Denbrough – fratello di William, dieci anni, detto Bill Tartaglia per la balbuzie – quando viene rinvenuto morto e con un braccio mozzato, accanto al tombino in cui pochi istanti prima si trovava chi gli ha strappato la vita bisbigliando le ultime parole che il piccolo Georgie avrebbe ascoltato: Tutto quaggiù vola.

Dall’episodio del primo assassinio, si alternano nel romanzo due sfere cronologiche differenti, quella degli eventi tra il 1957 e il 1958 e l’altra ambientata circa ventisette anni dopo. Il romanzo si sviluppa, dunque, attraverso continui flashback, nonché flashforward in cui il lettore viene preparato di volta in volta alle successive morti e atrocità che lo aspettano. Al centro di entrambe le narrazioni ci sono i membri del Club dei Perdenti, formato da Bill Denbrough e i suoi amici Ben, Eddie, Beverly, Mike, Stan e Richie. Quello che li accomuna è che ognuno di loro possiede una caratteristica che lo rende facile bersaglio dei bulli, in particolare di Henry Bowers. Bill è balbuziente, Ben è sovrappeso, Eddie crede di essere asmatico, Beverly è vittima di un padre violento e alcolizzato, Mike è nero, Stan è ebreo e Richie è un ragazzino vispo e occhialuto. Il loro legame nasce e si fortifica sempre più nei Barren, un posto disabitato che diviene il punto di ritrovo fisso del gruppo, quando uno per volta trovano il coraggio di confidarsi la cosa più agghiacciante che sia mai capitata loro: l’incontro con It.

It è l’espressione con cui i Perdenti si riferiscono all’entità, la stessa che ha ucciso Georgie, nella quale hanno avuto la sfortuna di imbattersi rischiando la vita, e che la maggior parte delle volte si identifica con il clown Pennywise, impersonato dal suo celebre interprete Tim Curry nella trasposizione cinematografica del 1990 e da Bill Skarsgård nella nuova versione filmica. Si manifesta ogni ventisette anni ed è l’essenza del male, degli incubi più raggelanti, si nutre delle paure e dei desideri degli uomini e li incarna quando arriva il momento di uccidere. It è molto più di un clown assassino. Mentre a Derry continuano a essere ritrovati cadaveri, i cittadini assistono inermi, quasi assecondandole con il silenzio e l’inazione, alle atrocità che hanno luogo indisturbate.

Può un’intera città essere posseduta?

Posseduta come si dice che siano certe abitazioni?

Non una singola casa in quella città, o l’angolo di una determinata via, o quell’unico campo di pallacanestro in un certo giardino, con il cerchio privo di rete che si staglia al tramonto come un oscuro e insanguinato strumento di tortura, non solo una zona, ma tutto. La città nella sua interezza.

È possibile?

[…] Che cosa si ciba a Derry? Che cosa si ciba di Derry?

I Perdenti tentano di risolvere tale enigma e di capire come liberarsi del mostro una volta per tutte, sia da ragazzini che quasi trent’anni dopo, ritrovandosi ancora una volta insieme, inghiottiti dal passato e dai ricordi. Quello che li unisce è un legame magico e indissolubile, nato negli anni dell’innocenza, l’età in cui si riesce a scorgere al di là del visibile e a cogliere la realtà insita nelle cose.

Fino alla fine saranno proprio l’unione e l’indivisibilità dei vecchi amici a rendere possibile lo scontro con il male e la corruzione, personificati in un solo ente benché appartenenti, in realtà, a un’intera collettività, quella di una Derry piovosa e grigia, vittima e complice delle violenze che subisce sulla sua stessa pelle.

“It” e l’orrore annidato nella cittadina di Derry
4 Commenti

4 Commenti

  1. Vincenzo Villarosa

    18 Ottobre 2017 at 9:27

    Dopo aver letto questo articolo denso – che parte dall’opera di King come pre-testo per dire altro sulla “parte buia” degli esseri umani e della società – come farò a non andare a vedere il film?

  2. Vincenzo Villarosa

    18 Ottobre 2017 at 9:27

    Dopo aver letto questo articolo denso – che parte dall’opera di King come pre-testo per dire altro sulla “parte buia” degli esseri umani e della società – come farò a non andare a vedere il film?

  3. Vincenzo Villarosa

    18 Ottobre 2017 at 9:27

    Dopo aver letto questo articolo denso – che parte dall’opera di King come pre-testo per dire altro sulla “parte buia” degli esseri umani e della società – come farò a non andare a vedere il film?

  4. Vincenzo Villarosa

    18 Ottobre 2017 at 9:27

    Dopo aver letto questo articolo denso – che parte dall’opera di King come pre-testo per dire altro sulla “parte buia” degli esseri umani e della società – come farò a non andare a vedere il film?

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