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Irriconoscenza inglese: lo sport senza più valori

È la solita storia. Quella a cui abbiamo legato tutte le nostre speranze fino a sentirci stupidi, ma di cui abbiamo avuto un gran bisogno per dare un senso al nostro sbatterci quotidiano. Siamo così assuefatti dal pragmatismo, dallo scopo di ogni cosa, che quando ci raccontano una favola ci aggrappiamo a essa senza più ricorrere alla ragione: esiste, ed è per scrivere, un giorno, la nostra che andiamo avanti.

Succede, però, che la realtà è un’altra e, prima o poi, si manifesta inesorabile, allora la delusione è tale da farci ripiombare nello scetticismo estremo, nel cinismo di chi si ripromette di non caderci più.

La storia recente, di questi racconti d’altri tempi ce ne narra sempre più di rado, così crudele come ama presentarsi ai nostri occhi. Lo sport però – per quanto anch’esso ormai bastardo e votato al dio denaro, al profitto, al traguardo da raggiungere con ogni mezzo lecito e non – ancora ama, di tanto in tanto, riportarci a quando eravamo bambini, a quando i buoni avevano sempre la meglio sui cattivi. Il calcio del passato ha raccontato tante di queste storie, soprattutto dall’Inghilterra. Provate a chiedere agli uomini e alle donne di Derby e Nottingham di un certo Brian Clough, vi racconteranno una leggenda senza tempo che non potrà non appassionarvi.

Nel 2015, quando nessuno più se l’aspettava, già rassegnati all’ennesimo exploit del team multimiliardario messo su dallo sceicco di turno, la cittadina di Leicester, scampata per un soffio alla retrocessione nella seconda lega inglese, affida le sorti della propria a squadra a un gentiluomo italiano, dai modi per bene, un normal one nel mondo dei Paperoni personaggi da copertina: Claudio Ranieri. Lo scopo della dirigenza è portare quella sua eleganza, semplicità e armonia alla rosa dei calciatori, divertire il pubblico, ben figurare nel calcio dei giganti. Tra quei ragazzi che mister Ranieri porterà alla vittoria di un titolo di Campioni d’Inghilterra storico – perché conquistato contro super potenze in grado di spendere molto più di quanto il Leicester abbia probabilmente mai fatturato in tutta la propria storia – figurano elementi scartati da tutti i grandi club, seconde linee di compagini costruite per dominare il gioco, addirittura ex operai, trasformati in bomber implacabili, quintuplicandone il valore.

La favola si compie per davvero, il mondo intero parla del Leicester City Football Club, in Inghilterra e in ogni angolo di Terra conosciuto si intona il coro che i tifosi delle Foxes non hanno mai smesso di cantare per tutta l’intera stagione – “Ranieri, ooh, Ranieri, ooh ooh ooh ooh…”  – sulle note della celebre Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. Claudio isThe Man”, l’uomo dell’anno, l’eroe che ha scritto una delle più belle e indelebili pagine della storia del calcio britannico e non solo.

Tuttavia, nel corso di una stagione sfortunata, sottotono, ma – diciamoci la verità – in linea con i reali valori della rosa del club, la proprietà decide di esonerare l’artefice di quel sogno da cui la città del centro Inghilterra non vorrebbe mai svegliarsi. Una scelta incomprensibile e, soprattutto, vergognosamente irriguardosa nei confronti dell’uomo ancor più che del professionista. Perché se è vero che lo sport è fatto di risultati, è altrettanto certo che quei traguardi raggiunti da mister Ranieri vanno lasciati difendere a lui e soltanto a lui. È indecente pensare che tra venti giorni, al King Power Stadium, l’allenatore italiano non sarà sulla panchina delle volpi a guidare i suoi ragazzi – quelli che lui chiama “i gladiatori” – verso una rimonta possibile al Siviglia nella massima competizione europea, la Champions League, trofeo che in quel di Leicester conoscevano soltanto grazie alla diffusione della TV satellitare e ai videogiochi.

Con che spirito un altro tecnico affronterà la gara? Come si può soltanto immaginare l’artefice di un risultato impossibile lontano da un sogno che egli stesso ha reso reale?

Tutti a Leicester, e non solo, sono sconvolti, disgustati. L’irriconoscenza inglese si compie come peggio non potrebbe. La favola è spezzata, la realtà torna a prendersi la scena del calcio e dei nostri giorni, i Paperoni divorano le piccole realtà. E un po’, ci scuseranno gli abitanti della cittadina inglese, adesso ci speriamo che il Siviglia faccia valere quelle legge del più forte e metta il punto definitivo alla storia della Cenerentola del calcio moderno. Quella storia, quella favola, appartiene a Claudio Ranieri, e soltanto a lui resterà per sempre, nessun irriguardoso esonero potrà mai minimamente scalfirla o cancellarla. Grazie per averci mostrato ancora il lato romantico dello sport, mister. Ne sentivamo il bisogno…

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