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Attualità

L’inquinamento nel mondo e la “mal’aria” delle città italiane

Da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization), nel 2016, ha pubblicato il report Ambient air pollution per una valutazione globale dell’esposizione e dei costi del disagio per l’inquinamento dell’aria, e dopo l’uscita del rapporto Mal’aria, redatto da Legambiente all’inizio di quest’anno, dovrebbero essere chiari due punti fondamentali sulla cattiva qualità dell’aria che respiriamo nel mondo e nel nostro Paese.

In primo luogo e a livello globale, almeno 9 esseri umani su 10 sul pianeta Terra respirano aria troppo inquinata con gravi ripercussioni sulla salute delle comunità e la morte di milioni di soggetti, soprattutto nelle fasce socio-sanitarie più deboli come quelle degli anziani, delle donne in gravidanza e dei bambini. Per questi ultimi, lo studio a cura dell’OMS Air pollution and child health, uscito a fine ottobre 2018 sull’inquinamento atmosferico e sulla salute dei bambini, ci informa che oltre il 90% dei soggetti al di sotto dei 15 anni – circa 1 miliardo e 800mila bambini – respira un’aria così inquinata da compromettere la loro salute attuale e il loro sviluppo psico-fisico nel tempo.

L’aria domestica che respirano i più piccoli, inoltre, è contaminata soprattutto a causa della cottura fatta con tecnologie e combustibili inquinanti. Le stime dell’OMS contano circa 600mila bambini deceduti nel 2016 per le infezioni acute a carico delle basse vie respiratorie – in percentuali differenti, come è ovvio, a seconda dell’appartenenza a Paesi a basso e medio reddito o a quelli ad alto reddito – causate dall’inquinamento atmosferico.

In secondo luogo e in relazione a ciò che accade in Italia, dal rapporto Mal’aria, il dossier 2019 sull’inquinamento atmosferico di Legambiente, si deduce che nelle città italiane vi è un’emergenza continua. Nella premessa, si chiariscono da subito le basi dell’analisi sullo stato delle cose. Com’è noto la qualità dell’aria negli ambienti urbani è tra le maggiori criticità: elevate concentrazioni di sostanze inquinanti sono misurate nei mesi invernali (materiale particolato) – le piccolissime particelle solide disseminate nell’atmosfera – e durante i mesi estivi (ozono), con conseguenze ormai ben note a livello sanitario. Vi è la necessità, dunque, di agire sulle cause principali, vale a dire i trasporti e la mobilità. Lo stile di vita degli italiani, purtroppo, non vuole rinunciare all’uso delle 38 milioni di auto private in circolazione, nonostante i disagi provocati da smog, traffico e ingorghi stradali. Nelle città più grandi della penisola esiste uno dei più alti tassi di motorizzazione, con una media di circa 65 auto ogni 100 abitanti, troppe al confronto con altre grandi e affollate capitali europee, come Parigi (36 auto per 100 abitanti).

Nella classifica di Legambiente sull’aria inquinata, il primato negativo spetta a Brescia, con 150 giorni in cui i limiti di legge sono superati. Poi, ci sono Lodi, con 149, e Monza con 140 giorni. Di seguito, Venezia (139), Alessandria (136), Milano (135), Torino (134), Padova (130), Bergamo e Cremona (127) e Rovigo (121). Il quadro socio-sanitario che ne consegue ci dice che in Europa, stando alle stime dell’Agenzia Europea per l’Ambienteoltre 400mila persone muoiono prematuramente ogni anno a causa dell’inquinamento atmosferico e nei rapporti peggiori tra decessi e popolazione c’è il caso italiano: l’Italia è prima nell’Unione Europea per morti premature (14600) da NO2 (biossido di azoto) e per ozono (3mila decessi), mentre è seconda dopo la Germania per le dipartite causate dal particolato fine, le polveri sottili Pm2.5 (58600 vittime).

Quando parliamo di inquinamento, in effetti, intendiamo descrivere l’alterazione dell’ambiente dovuta a fenomeni naturali o per antropizzazione da parte di elementi inquinanti che possono produrre disagi temporanei o permanenti e gravi patologie nell’ambiente vitale capaci di rompere l’equilibrio dei meccanismi di funzionamento degli ecosistemi. L’inquinamento naturale oppure quello antropico, quindi provocato dalla mano dell’uomo, può alterare, insomma, le caratteristiche fisico-chimiche dell’acqua, del suolo e dell’aria, compromettendo la qualità della vita delle popolazioni umane residenti in una data area.

Nel tempo storico contemporaneo, tuttavia, ci riferiamo sempre più spesso all’inquinamento generato dalle attività antropiche: dalle acque dei fiumi e dei mari inquinate da scarichi agricoli, industriali o delle zone abitate alle emissioni di CO2 nell’atmosfera che hanno generato il global warming, il surriscaldamento del pianeta e gli sconvolgimenti del cambiamento climatico in atto. Accanto a questi più visibili effetti, dunque, assume proporzioni sempre più allarmanti quello “invisibile” ma invadente del progressivo peggioramento dell’aria che respiriamo.

L’Italia ha il triste primato di essere il Paese più inquinato d’Europa e, nei rapporti di Legambiente, gli esperti suggeriscono l’organizzazione di un piano nazionale contro l’inquinamento, con misure strutturali ed economiche di ampio respiro che ripensi l’uso di strade, piazze e spazi pubblici delle città, creando ampie zone con velocità massima pari a 30 km/h e prevedendo nuovi spazi verdi nei centri urbani. Bisogna “liberare” i centri abitati dalle auto, insomma, creando Low emission zones, zone centrali cittadine a pedaggio, nel quadro di una più ampia legislazione sulla mobilità sostenibile e in vista di una decarbonizzazione dei trasporti e della produzione energetica.

In una sintesi drammatica, in realtà, i diversi fenomeni di inquinamento si sovrappongono e si rafforzano l’un l’altro, in negativo, danneggiando il mondo vitale di ampie zone del globo terracqueo. L’attuale contaminazione dell’aria costituisce il maggiore rischio ambientale per la salute ed è direttamente responsabile della morte di 1 persona su 9: un’emergenza sanitaria che aumenta di continuo, mettendo a rischio la qualità della vita e l’organizzazione economico-sociale e politica dell’intero sistema-mondo.

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