Cultura

Il viandante sulla mappa: attraversare l’arte

Italo Calvino nel suo Il viandante nella mappa scrisse: La forma più semplice di carta geografica non è quella che ci appare oggi come la più naturale, cioè la mappa che rappresenta la superficie del suolo come vista da un occhio extraterrestre. Il primo bisogno di fissare sulla carta i luoghi è legato al viaggio: è il promemoria della successione delle tappe, il tracciato di un percorso… Il seguire un percorso dal principio alla fine dà una speciale soddisfazione sia nella vita che nella letteratura (il viaggio come struttura narrativa) e c’è da domandarsi perché nelle arti figurative il tema del percorso non abbia avuto altrettanta fortuna e compaia solo sporadicamente… La necessità di comprendere in un’immagine la dimensione del tempo assieme a quella dello spazio è all’origine della cartografia. Tempo come storia del passato… e tempo al futuro: come presenza di ostacoli che si incontrano nel viaggio, e qui il tempo atmosferico si salda al tempo cronologico… La carta geografica insomma, anche se statica, presuppone un’idea narrativa, è concepita in funzione di un itinerario, è Odissea.

Uno dei principali problemi legati all’arte del camminare è proprio trasmetterne l’esperienza in vera forma estetica. Sia i surrealisti che i dadaisti non hanno mai trasmesso le azioni compiute su una base cartografica, si sono limitati alle semplici descrizioni letterarie, mentre i situazionisti hanno prodotto delle mappe psicogeografiche, ma senza rappresentare le reali traiettorie delle loro “derive”. Fulton e Long, in cambio, nel volersi confrontare con il mondo dell’arte e il problema legato alla rappresentazione di questa, fanno entrambi ricorso alla mappa come strumento espressivo. I due artisti non percorrono due strade che riflettono il loro differente utilizzo del corpo: Il primo ritiene che quest’ultimo sia uno strumento percettivo, il secondo invece lo considera anche uno strumento di disegno.

In Hamish Fulton la rappresentazione dei luoghi attraversati non è altro che una mappa in senso astratto, il percorso prende forma attraverso immagini e testi grafici che testimoniano l’esperienza legata al camminare, con la consapevolezza che questa non può assolutamente essere raggiunta attraverso la rappresentazione. L’artista nelle gallerie presenta i suoi percorsi attraverso una sorta di poesia geografica composta da frasi e segni che possono essere interpretati come cartografie che evocano la sensazione dei luoghi, le altezze altimetriche oltrepassate, i toponimi e le miglia percorse. Si tratta di fissare l’immediatezza dell’esperienza e della percezione dello spazio, come le poesie zen, come gli haiku giapponesi che tendono a risvegliare un hic et nunc vissuto durante il viaggio. Il camminare di Fulton non lascia traccia né sul suolo né sulla carta, ed è noto come il moto delle nuvole: Walks are like clouds. They come and go.

In Richard Long, invece, il camminare è un’azione che va a incidersi sul luogo, si tratta di un atto che disegna una figura sul terreno e che, di conseguenza, può essere riportato sulla rappresentazione cartografica. Tuttavia, è un procedimento che può essere anche usato al contrario, la carta diventa il supporto su cui disegnare figure da percorrere successivamente: se viene disegnato un cerchio sulla mappa, lo si può percorrere al suo interno, oppure lungo i bordi, ma anche all’esterno. Long utilizza quindi la cartografia coma base su cui progettare i propri itinerari e indicare il territorio su cui camminare in relazione alla figura prescelta.

Il camminare non è soltanto un’azione che si compie, si tratta di un segno, una forma che si può sovrapporre a quelle preesistenti contemporaneamente sulla realtà e sulla carta. Il mondo diventa quindi un immenso territorio estetico, una tela gigantesca su cui disegnare camminando. Il supporto non è più il semplice foglio bianco, ma un disegno composto di sedimenti storici e geologici su cui aggiungerne altri. Percorrendo le figure sovrapposte alla carta-territorio, il corpo del viandante annota gli eventi del viaggio, le sensazioni, gli ostacoli, i pericoli, il variare del terreno, mentre sul corpo in movimento si riflette la struttura fisica del territorio.

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