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Il Molise esiste: al sarcasmo e all’ironia si risponde con un sorriso (e la storia)

Quello de il Molise non esiste è uno sfottò che i molisani stessi stanno cercando di trasformare in pubblicità, dimostrando che questo accanimento del mondo più nerd dell’internet italiano, nato dalla pagina dedicata di Nonciclopedia, può trasformarsi in attenzione e turismo. Oltre al mare, con un piccolo tratto di costa adriatica di cui Termoli è il centro principale, infatti, si cerca di convogliare i visitatori alla riscoperta delle antiche tradizioni contadine puntando sul patrimonio artistico e naturalistico.

Istituita nel 1963, il Molise è la regione più giovane d’Italia anche se di fatto questa terra presenta una propria unità culturale già dai Sanniti, popolazione italica che ha giocato un ruolo chiave nella storia della nostra penisola al pari dei Romani, degli Etruschi e dei Magnogreci. Il Sannio non aveva limiti ben definiti seppur il ceppo principale provenisse dalla zona del basso Abruzzo, del Lazio orientale, dalla Campania, dalla Puglia del nord e soprattutto dal Molise. Qui, infatti, la leggenda vuole che la popolazione dei Sanniti Pentri, per celebrare la solennità del Ver Sacrum fosse giunta sul Massiccio del Matese, seguendo un bue che fermatosi a Bovianum ne avrebbe decretato la fondazione, intorno al V secolo a.C., segnando gli antichi tratturi, le vie della transumanza di bestiame percorse fino al secolo scorso.

Oggi, invece, molti tratturi sono stati riscoperti in vista di percorsi turistici lenti, secondo lo spirito di un’esplorazione scandita dai ritmi naturali, come era per gli allevatori di un tempo. Ce ne sono molti nella provincia di Isernia, con i suoi massicci montuosi inseriti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Tra questi, ad esempio, i Monti della Meta la cui zona molisana che ne costituisce i rilievi più bassi viene chiamata Mainarde. In tale zona c’è la sorgente del fiume più importante del Sud Italia, il Volturno, dove nell’VIII secolo venne fondata l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, complesso monastico benedettino pari quasi a quello di Montecassino. Il Chronicon Vulturnense, un codice miniato risalente al 1130, attribuito a un monaco di nome Giovanni, che a sua volta riporta fonti di archivio del VIII-IX secolo, vuole che tre nobili beneventani Paldo, Tato e Taso, decidendo di dedicarsi alla vita ascetica, avessero fondato questa abbazia su preesistenze tardo romane, nella zona dove risiedeva già un oratorio dedicato a San Vincenzo. Sotto la protezione diretta di Carlo Magno dal 787, suddetto complesso monastico visse un periodo molto florido fino alla seconda metà del IX secolo, fino a che prima un terremoto, poi un attacco da parte dei Saraceni nell’881, incendiò e distrusse parte del monastero segnandone la fine temporanea. Il cenobio fu ricostruito nel secolo successivo da una piccola comunità fuggita a Capua e poi rientrata, ma le condizioni sociopolitiche erano cambiate e alla fine dell’XI secolo, con la minaccia normanna, il monastero fu trasferito in una posizione più difendibile, tuttavia il terremoto del 1349 segnò un progressivo accorpamento con l’abbazia di Montecassino, definitivo nel 1669. Tuttora la comunità monastica è costituita da suore benedettine che hanno ridato nuova vita alla struttura, dopo gli innumerevoli danni della Seconda Guerra Mondiale.

Il sito archeologico, scavato dal dopoguerra agli anni Ottanta, ha riportato alla luce numerose strutture, oggi di competenza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise, è visitabile ogni giorno escluso il lunedì. Il percorso di visita si snoda tra gli ambienti dell’antico monastero, fino al caratteristico Ponte delle zingare, che con la Cripta dell’abate Epifanio e il ciclo di affreschi con l’Apocalisse di San Giovanni, costituisce il pezzo forte.

A pochi chilometri di distanza, inoltre, troviamo il lago di Castel San Vincenzo, un bacino lacustre balneabile che con il Museo della Zampogna e Cornamusa presso Scapoli, molto vicino, accresce l’offerta di arte, escursionismo e relax che ci offre la provincia di Isernia e tutto il Molise. Questa regione, dunque, non solo esiste, ma è una meta consigliata se si vuol fuggire dalla canicola estiva per rifugiarsi in un pezzetto di Italia ancora incontaminato dal turismo di massa, un vero e proprio lusso al giorno d’oggi.

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