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Il Gruppo Bilderberg fa tappa nel capoluogo piemontese

Qualunque giornalista invitato a riunioni segrete come il Bilderberg dovrebbe rivelarne i contenuti o rifiutare. In caso contrario sospensione automatica dall’ordine per falso ideologico: questo è quanto ha twittato di recente Enzo Pennetta, Professore di Scienze Naturali e blogger, per denunciare quanto sta avvenendo, per l’ennesima volta a porte chiuse, in questi giorni a Torino, dove si sta riunendo il famigerato Gruppo Bilderberg, alla presenza di personalità del calibro di Henry Kissinger, Mario Draghi, Lilli Gruber, John Elkan, il Segretario di Stato del Vaticano Mons. Parolin, Salvatore Rossi di Banca d’Italia, esponenti di Deutsche Bank, il commissario Oettinger – per cui l’Italia avrebbe dovuto votare solo dopo aver ascoltato i mercati –, il Direttore di Limes Lucio Caracciolo, la Senatrice a vita Elena Cattaneo e, at last but not the least, quel Mario Monti che solo qualche giorno fa in Senato ha definito la Troika disgustosa (la quale, se non fosse stato per l’azione meritoria del suo mandato, oggi avrebbe assoggettato l’Italia, al pari della Grecia, a un governo semi-coloniale), dimenticando che proprio lui sta partecipando, in questo preciso momento, a un conclave perfettamente compenetrato dalle strutture della stessa Troika.

I lavori del summit sono stati avviati il 7 giugno e dureranno fino al 10. La Sindaca Chiara Appendino, però, non si è ben capito se sia stata tenuta opportunamente fuori da quelle porte o se sia stata lei a riservarsi la possibilità di commentare l’evento con un comunicato successivo in Consiglio Comunale, opportunamente incalzata tramite numerose interpellanze giunte da parte di gruppi d’opposizione, nonché degli stessi appartenenti al M5S, che chiedono di poter capire se la Prima Cittadina sapesse ma non ha detto o se non sapesse e avrebbe dovuto informarsi per informare.

Tra gli invitati spicca anche la presenza di un esponente della formazione antagonista Ciudadanos, che in Spagna sta riscuotendo consenso sempre crescente e che ha fortemente contribuito a costruire lo spirito e a orientare il voto nel Paese verso le posizioni espresse dall’attuale governo  appena insediatosi a trazione socialista. Ma perché un esponente di Ciudadanos presenzia al Bilderberg? La tecnica è sempre la stessa: non appena una formazione politica nasce spontaneamente dal basso come contestataria e dissenziente, viene “accolta” e incanalata nella giusta direzione, come del resto è cristallinamente accaduto con il nostro M5S. Si fa poiché, secondo questi sedicenti signori dell’orbe, la democrazia appare sempre più insufficiente a gestire e determinare le sorti dei popoli su scala globale, senza minimamente considerare che magari quegli stessi popoli sono costituiti da persone che ambiscono a essere sì cittadini del mondo, ma non dei senza fissa dimora privi di radici da disperdere in giro per il pianeta. Mario Monti docet: «Le istituzioni europee hanno accettato l’onere dell’impopolarità, essendo al riparo dal processo elettorale.»

Si parlerà dunque, con ogni probabilità, di controllo dell’informazione, di controllo della scienza e delle sue sperimentazioni, di rapporti geopolitici tra Stati da assoggettare al potere della grande finanza e di come condizionarli sia dal punto di vista energetico che alimentare, per esempio attraverso la recente e sciagurata fusione tra la tedesca Bayer e la statunitense Monsanto. Ovviamente, queste sono tutte ipotesi di cui non abbiamo le prove poiché chi potrebbe fornircele dall’interno desiste, in quanto sfacciatamente connivente, anzi organico al sistema.

Il mainstream fa pertanto molta fatica, ma più che altro attenzione a parlarne in termini chiari e, soprattutto, si affanna nel non violare più di tanto il luogo (Centro Congressi del Lingotto) in cui il summit di tutti questi macellai della democrazia in giacca e cravatta si sta svolgendo. Stavolta, infatti, non c’entra nulla il mistero che da secoli segna il fascino di una città tanto operosa quanto sempre più insospettabilmente elitaria come Torino, che continua a sprecare gloria, quale quella tributata a un ciarlatano, di nome Cesare Lombroso, passato agli annali come scienziato, primo tra tutti a decretare per via genetica la superiorità di alcune razze su altre, alimentando storie tramutatesi in follie e genocidi, di cui la fine dell’Ottocento in Italia e l’intero Novecento in Germania e nel resto d’Europa hanno dato tragicamente prova.

Chissà cosa avrebbe sentenziato Lombroso posto di fronte a questi pericolosissimi suoi colleghi, ciarlatani della democrazia, riuniti oggi nella città che diede vita al Paese che persino il nostro nuovo Presidente del Consiglio fa fatica a chiamare patria, se avesse potuto sottoporli a una delle sue analisi fisiognomiche al fine di determinare o smentire la loro propensione al nazismo per nascita. Difficile dirlo. Certo è che in questo secolo giunto ormai quasi alla fine del suo secondo decennio di vita, ma ancora del tutto incapace di liberarsi del Novecento e delle strutture ideologiche, continuiamo a generare mostri da cui farci governare, dimenticando che nazismo e Unione Sovietica altro non sono state che due facce oggi riunite in un’unica gigantesca medaglia pericolosamente custodita nelle mani di pochi individui che stanno giocando a testa o croce, laddove la croce dovranno portarla i poveri cristi destinati a morire o a nascere su imbarcazioni di (s)fortuna, deportati su e giù per il Mediterraneo, e la testa è quella di ciascuno di noi, da rendere opportunamente vuota affinché tutto possa procedere seguendo il nuovo ordine (in)naturale della cose, che altri stanno filantropicamente cucendosi addosso, ma sulla nostra pelle. Di qualunque colore essa sia.

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