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“Il giardino dei Finzi-Contini” dal romanzo di Bassani al film di De Sica

La prova di Italiano dell’esame di Maturità di quest’anno ci ha fatto tornare alla mente il grande scrittore Giorgio Bassani e il suo romanzo più famoso pubblicato da Einaudi nel 1962: Il giardino dei Finzi-Contini. Ma quanti, tra noi, ricordano la versione cinematografica di Vittorio De Sica, che vinse l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, il David di Donatello nel 1971 e, l’anno dopo, anche l’Oscar per il Miglior film straniero?

Per il suo romanzo, lo scrittore ferrarese si ispirò alla tragica vicenda di Silvio Magrini, autorevole esponente della comunità ebraica di Ferrara negli anni Trenta del secolo scorso, della moglie Albertina e della loro famiglia. Rimasti in città, anche dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938, subirono la persecuzione e Silvio e sua moglie morirono nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Nel 1970, il regista Vittorio De Sica realizzò un film tratto dall’opera di Bassani, che in un primo momento collaborò alla stesura della sceneggiatura, ma in seguito ritirò la firma.

La versione filmica ci racconta la storia dei Finzi-Contini, ricca famiglia ebrea della borghesia di Ferrara che nel 1938 si vede espulsa dal circolo del tennis cittadino. Con il permesso dei genitori, i giovani Micòl (interpretata dalla splendida Dominique Sanda) e Alberto invitano i loro amici, tra cui c’è Giorgio (interpretato dal bravo Lino Capolicchio), ebreo anche lui ma figlio di un commerciante, a frequentare la loro lussuosa villa, con il magnifico giardino e il campo da tennis. Il giovane ospite è da sempre innamorato della bella Micòl, che invece sente per lui soltanto un sentimento di amicizia, ed è la segreta amante, invece, del giovane Giampiero, un altro degli amici accolti nella residenza familiare.

Le storie intrecciate della famiglia e, in particolare, delle relazioni sentimentali tra i giovani costituiscono la trama di una vicenda su cui incombono il consolidarsi del dominio nazifascista e l’entrata in guerra dell’Italia mussoliniana accanto alla Germania del Terzo Reich. L’iniziale incredulità e la drammatica sottovalutazione del pericolo saranno decisivi per segnare il tragico destino dei Finzi-Contini, protagonisti di un tempo storico tra i più bui del XX secolo.

Il film di De Sica fu un grande successo internazionale, ma la critica non fu sempre tenera nel sottolineare una marcata “spettacolarizzazione” della vicenda narrata nel libro di Bassani, a scapito forse dello sfondo storico-politico e sociale presente nel romanzo. Anche nella versione cinematografica, tuttavia, si può apprezzare lo sforzo di evocare l’atmosfera del mancato riconoscimento nel mondo borghese, non solo ebraico, della realtà costituita dal pericolo nazifascista e del feroce accanimento antisemita.

Nelle ultime settimane, la cronaca giornaliera ci parla, in Italia, dell’opposizione all’accoglienza degli immigrati e di possibili “censimenti” nelle comunità Rom presenti sul territorio della penisola. Dall’altra parte del pianeta e ai confini degli Stati Uniti, invece, di bambini provenienti dall’America Latina separati dai genitori e messi “in gabbia”. Il filosofo George Santayana, nell’opera La vita della ragione, scrisse che coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo. Di certo, non sarà stato un caso che ai giovani chiamati alla prova della Maturità sia stato sottoposto un testo come il romanzo di Bassani per riflettere sui pericoli che vengono dalle discriminazioni intorno alla diversità di altri esseri umani – etnica, religiosa, economica e sociale – “spacciate” per salvaguardia della sicurezza dei cittadini e dell’ordine pubblico.

“Il giardino dei Finzi-Contini” dal romanzo di Bassani al film di De Sica
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