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Cultura

I paesaggi perfetti, in bianco e nero, di Ansel Adams

Ansel Adams, nato a San Francisco il 20 febbraio del 1902, è stato uno dei padri fondatori della fotografia paesaggistica, raggiungendo, dopo un lungo periodo di ricerca, la perfezione del linguaggio. Quello di Adams è stato uno stile edonistico, la sua tecnica sofisticata, assolutamente virtuosistica, mostrando la natura antica dagli anni Trenta fino agli anni Sessanta.

Ansel Adams si è avvicinato alla fotografia da giovanissimo, già nel 1916 ha iniziato a scattare con un apparecchio per principianti, una Kodak Brownie Box e, vista la sua grande passione per le escursioni, le sue prime immagini sono stati proprio i paesaggi. Primo tra tutti, la Yosemite Valley, panorama californiano dalla bellezza primordiale. Soltanto nel 1927, Adams ha deciso di dedicarsi in maniera assolutamente professionale alla fotografia e soprattutto di rendere la sua tecnica un’arte che è passata alla storia.

Anche se nel 1930 il fotografo americano ha avuto la possibilità di conoscere grandi professionisti quali Paul Strand, Edward Weston e Alfred Stieglitz, la loro conoscenza ha comunque influito in minima parte sulla sua fotografia. Ansel Adams, infatti, ha portato avanti un concetto naturalistico di fotografia che tende, come scrive Italo Zannier nel suo L’occhio della fotografia, a conservare l’atmosfera originale, senza speculazioni grafiche e strutturali che non siano funzionali al messaggio sentimentale dell’immagine progettata, prevedendo e controllando con virtuosismo tecnico eccezionale, i risultati chiaroscurali, fino nei minimi particolari.

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Il procedimento attraverso il quale è stato possibile ottenere questi risultati, inventato dallo stesso Adams, è chiamato zone system, che si basa su un rigoroso controllo del chiaroscuro del soggetto. In pratica, l’esposizione non viene calcolata soltanto sulla luce, ma viene misurata prendendo come riferimento tutta la gamma di chiaroscuri che è possibile riprodurre nella stampa finale. Questa gamma è divisa in dieci zone che vanno dal nero più profondo al bianco-carta.

Ansel Adams è stato un amante della fotografia cosiddetta pura e lo stesso entusiasmo è appartenuto a Willard Van Dyke, Edward Weston, Imogen Cunningham, Sonia Noskowiak, Henry Swift, John Paul Edwards, Preston Holder, Dorothea Lange, Alma Lavenson, Peter Stackpole e Brett Weston, amici con i quali nel 1932 ha fondato il Group F:64. Il nome di questo sodalizio diventato emblematico nella storia della fotografia significa il valore della chiusura estrema del diaframma dell’obiettivo di un apparecchio di grande formato. Rappresenta, infatti, l’estrema nitidezza dei dettagli e la profondità di campo tutto a fuoco, insomma una ricerca dell’ipernitidezza.

Questo grande fotografo paesaggista non si è mai fermato un attimo, nel corso degli anni ha allestito mostre, ha aperto una propria galleria, la Ansel Adams Photograph and Art Gallery, si è occupato di critica e di insegnamento, ha scritto diversi libri. Inoltre, nel 1940, ha fondato il Dipartimento fotografico del Museum of Modern Art (MOMA) di New York che, da quel momento, è diventato un punto di riferimento importantissimo per la cultura fotografica mondiale.

Come scrive Italo Zannier: La fotografia di Adams ritenuta più preziosa ed emblematica del suo lavoro, è un famoso notturno, dal titolo “Moonrise Hernandez, New Mexico” (Il sorgere della luna a Hernandez), del 1944, tutta un fremito di toni bassi, con il paesaggio di un vecchio cimitero e della casette di Hernandez, e in alto la Luna, della quale si riesce a distinguere ogni suo convenzionale particolare; un’immagine forse irripetibile, comunque di eccezionale forza romantica, oltre che di virtuosismo tecnico.

I paesaggi perfetti, in bianco e nero, di Ansel Adams
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