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I luoghi, le persone e gli eventi di Alphonse Bernoud: fotografia alla Certosa di San Martino

Giovedì 21 giugno, presso la Spezieria dei Monaci della Certosa di San Martino di Napoli, è stata inaugurata la prima mostra monografica dedicata ad Alphonse Bernoud, un fotografo francese dell’Ottocento, che scelse proprio l’Italia come luogo perfetto per poter svolgere la sua attività professionale.

bernoud-5La Certosa di San Martino, aperta al pubblico nel 1368, è uno dei più grandi complessi monumentali della città, un affascinante e ricco esempio di architettura e arte barocca con le sue cento sale, due chiese, quattro cappelle, tre chiostri e giardini pensili. Gli architetti che ne iniziarono la costruzione furono Tino di Camaino e Francesco di Vito, il lavoro però fu portato a termine da Attanasio Primario dopo la morte, nel 1336, del suo maestro Camaino.

La mostra Alphonse Bernoud pioniere della fotografia. Luoghi persone eventi è aperta al pubblico da venerdì 22 giugno fino al 25 settembre, visitabile tutti i giorni, tranne il mercoledì (giornata di chiusura), dalle 8:30 alle 19:30 al costo di 6€; è realizzata dal Polo mussale della Campania diretta da Anna Imponente e Rita Pastorelli, ed è a cura di Fabio Speranza, con il patrocinio dell’Institut Français di Napoli diretto da Jean-Paul Seytre e dagli Amici del Museo di San Martino.

bernoud-2Nel corso della visita si potranno ammirare oltre duecento opere del fotografo che, nel 1856, scelse Napoli come sua sede principale per svolgere la sua attività e mostrare la sua incredibile personalità artistica nel mondo dell’immagine. Bernoud aveva una concezione estremamente imprenditoriale della fotografia, ma questa sua visione gli permise comunque di portare avanti l’aspetto artistico di un mestiere che stava diventando via via sempre più importante nella diffusione delle informazioni pubbliche anticipando così il fotoreportage. La sua, tuttavia, non fu una documentazione scientifica, piuttosto una vera e propria registrazione di fatti di cronaca; tra i suoi scatti troviamo immagini che documentano i disastri del terremoto del 16 dicembre 1857 nel Vallo di Diano e nella Val d’Agri e le riprese della flotta Marina italiana nel porto di Napoli durante la visita del re Vittorio Emanuele II nel 1862.

Foto all’albumina, qualche “carta salata” e anche dei dagherrotipi saranno visibili in vari formati, da quelli più classici fino alle carte de visite, ma anche vedute in stereoscopia e le cabinet. Oltre alle fotografie, vi è un’ampia gamma di strumentazione utilizzata all’epoca, tra cui apparecchi appartenuti proprio al Bernoud. Una mostra davvero imperdibile e ricca che ha portato in un solo luogo varie collezioni pubbliche tra cui non soltanto quella del Museo di San Martino, ma anche dell’Istituto Centrale per il Catalogo e Documentazione di Roma, delle Raccolte Museali Fratelli Alinari, della Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e una buona parte di fotografie facenti parte di collezioni private.

bernoud-5Napoli, come Roma, fu una delle più grandi capitali della fotografia, che chiamò a sé tantissimi fotografi che hanno immortalato la città sotto tutti i punti di vista, da quello storico-artistico, a quello documentario e di reportage. Alphonse Bernoud, così come altri grandi nomi della fotografia che vissero nella città partenopea – quali Giorgio Sommer, Achille Mauri, Claude Victor Grillet e molti altri – nei suoi quasi quarant’anni di attività, si distinse per la sua personalità singolare. Abbracciò, infatti, l’arte fotografica a tutto tondo, dedicandosi ai ritratti, alle vedute, ai reportage di disastri naturali e di eventi contemporanei, alla fotografia di strada, di costume e alla riproduzione di opere d’arte, antiche e contemporanee. Proprio per questo motivo, la sua, è considerata una personalità estremamente poliedrica ed energica che ancora oggi affascina non soltanto lo storico, ma anche gli amanti della fotografia e della cultura fotografica. La mostra partenopea è la prima monografica a lui dedicata, ragione in più per non perderla.

*Fotografie di Ferdinando Kaiser e Fulvio de Innocentiis©

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