Cultura

Henri de Toulouse-Lautrec: l’arte come processo vivo

Contributo a cura di Samantha O. Storchi.

Il letto è un olio su tela del pittore francese Henri de Toulouse-Lautrec, attualmente conservato presso il Museo d’Orsay, a Parigi. Dal dipinto trapela una speciale e dolce tenerezza tra i due soggetti appena illuminati dalla primissima luce del mattino. Come accade in molte delle sue opere, anche qui l’artista – senza cedere a idealizzazioni o a falsi moralismi – riesce a catturare i personaggi e la loro quotidianità. Le influenze del post-impressionismo sono lampanti: Toulouse-Lautrec utilizza la linea e il colore per dare un senso di profondità all’opera. Il bianco delle lenzuola e le forme stropicciate dei cuscini formano un armonioso contrasto con le tonalità accese della coperta e della carta da parati che ricopre la stanza. I colori sono quelli caldi e vivaci tipici del suo stile e la superficie mostra quelle pennellate veloci che potrebbero far pensare a un’esecuzione rapida ma che, in realtà, richiedono un grande studio.

Consentitemi di esporre un caso estremo che ci sarà utile per l’analisi che intendo affrontare.

All’epoca in cui non era ancora sposato con lei, il marito della Sig.ra Matt ricevette una cartolina: gli era stata spedita da una sua studentessa e riproduceva un disegno, tenero e innocente, realizzato da Toulouse-Lautrec, Il letto appunto. Sul retro c’era un messaggio piuttosto ambiguo: la ragazza dichiarava di aver apprezzato le sue lezioni e di volerlo conoscere meglio. Fuori dagli schemi, d’accordo, ma niente di particolarmente allarmante. Associata a questo messaggio abbastanza innocuo, tuttavia, l’immagine della cartolina, che pareva non c’entrar nulla, risultava incoerente e fuori luogo: d’accordo con il marito, la Sig.ra Matt, che fino ad allora aveva considerato l’opera come espressione di infantile innocenza, vide subito nella cartolina un invito e interpretò l’immagine come una chiara avance sessuale. Le figure dormienti di Toulouse-Lautrec non fanno nulla di scandaloso, eppure, in questa particolare situazione, non rimasero dubbi alla signora e a suo marito su quel che volesse dire l’immagine utilizzata per l’occasione.

L’esempio, anche se banale, in un contesto semplice quale quello casalingo, mette in luce il problema della contestualizzazione dell’opera d’arte. Ogni atto del guardare è anche, seppur non esclusivamente, un atto di lettura: senza l’inquadramento in una cornice di riferimento, senza l’enucleazione dei discorsi che si intrecciano con essa a vari livelli, infatti, un’immagine non può in alcun modo diventare significativa per il presente che ne fa esperienza. Ogni atto di lettura di un dipinto avviene, quindi, all’interno di un contesto.

L’atto interpretativo reinserisce l’immagine in un ambito più ampio che coinvolge la Sig.ra Matt e, potenzialmente, reca scompiglio nella sua esistenza. Si tratta di un caso lampante di appropriazione dell’immagine e di relativo inserimento in un complesso testuale differente, quello del passo che la studentessa stava cercando di fare nei confronti del professore.

I semiologi parlano di “ricontestualizzazione”. Questa fa emergere significati potenziali dell’immagine ai quali, altrimenti, nessuno penserebbe. La nuova cornice, nel caso del dipinto di Toulouse-Lautrec, oscura alcuni aspetti dell’immagine. Infatti, la situazione in cui una studentessa corteggia un uomo sfruttando questo dipinto rende, per esempio, irrilevanti e invisibili le chiare allusioni lesbiche della raffigurazione. Le lit – questo è il titolo originale dell’opera – rappresenta, infatti, un momento di intimità tra due prostitute lesbiche. Il lesbismo era molto diffuso nei bordelli della Parigi di fine Ottocento, periodo in cui Henri de Toulouse-Lautrec realizzò il dipinto. Le due ragazze sono probabilmente raffigurate in un momento di intimità dopo il lavoro. Stanno l’una di fronte all’altra, si stanno guardando prima di addormentarsi e i loro sguardi sono già assonnati.

Abbiamo a che fare, quindi, con un atto di lettura – per quanto idiosincratica – ed è su questo che dobbiamo riflettere. Leggere un’opera è sempre un atto ricettivo, un’attribuzione di significato. L’osservatore ricontestualizza il dipinto sulla base di circostanze contingenti. “Leggere l’arte” è, perciò, atto soggettivo. Come Walter Benjamin ben sapeva, l’immagine si fa terreno d’incontro: in essa il presente interagisce con il passato e così “leggere l’arte” diventa un modo di riscrivere e ridipingere. Tutto ciò serve a ricordarci che l’arte non è una statica collezione di reliquie, ma è un processo vivo, continuo. Per alcuni addirittura vitale, per altri, semplicemente, ravvivante. Per tutti noi, parte della vita. 

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