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Harry Potter The Exhibition: un’ora in cui dimenticare di essere Babbani

È il 1997 e nel Regno Unito una giovane donna, dopo ben dodici rifiuti da altrettante case editrici, riesce a pubblicare il suo primo romanzo, Harry Potter e la Pietra Filosofale, grazie a una piccola realtà editoriale indipendente di Londra, la Bloomsbury Publishing. Come qualcuno avrà già capito, la scrittrice in questione è Joanne Rowling, che aggiungerà al suo nome quello di Kathleen per firmarsi con J.K. Rowling, delle iniziali e un cognome, quasi per nascondere il suo essere donna.

Un anno dopo, Harry Potter arriva in Italia, pubblicato dalla casa editrice Salani, diventando in poco tempo un caso editoriale. Sono passati vent’anni, dopo sette libri la saga è finita e i ragazzi che aspettavano l’uscita del successivo volume, come oggi si aspetta la nuova stagione di una serie su Netflix, sono diventati adulti. Uomini e donne che in molti casi hanno trasmesso la loro passione per questo mondo magico anche ad altri ragazzi delle generazioni successive: fratelli minori, cugini e poi anche figli. In maniera trasversale, ci si è immedesimati e aggrappati a questo universo parallelo fatto di magia e amicizia riuscendo a far diventare la storia del piccolo maghetto un vero e proprio fenomeno di famiglia. Come quelle che a Milano hanno partecipato alla mostra Harry Potter: The Exhibition, davvero tante, con genitori a volte molto più emozionati dei figli.

Inaugurata il 12 maggio in presenza degli attori James e Oliver Phelps, ovvero i gemelli Fred e George Weasley, la mostra chiuderà il 9 settembre, dopo aver segnato l’estate milanese di magia. Come accaduto precedentemente per gli eventi di Chicago, Boston, Seattle, Toronto, New York, Sydney, Singapore, Tokyo, Shanghai, Parigi, Bruxelles e Madrid, in alcuni punti del centro città sono state esposte delle statue raffiguranti l’elfo Dobby, la scopa magica Nimbus 2000, la Ford Anglia del padre di Ron e il Cappello Parlante, tracciando un percorso oltre lo spazio espositivo de La Fabbrica del Vapore, nella quale, per 1600 mq, sono stati ricreati piccoli angoli di Hogwarts, Diagon Alley e Hogsmeade con il materiale di scena dei film. Dopo essere stati accolti da un padrone di casa che aiuta il Cappello Parlante nella cerimonia dello smistamento per alcuni fortunati e aver assistito al riassunto per immagini delle scene più importanti degli otto film su altrettanti schermi, si alza quindi un pannello che apre il percorso con il treno Hogwarts Express che, fischiando, accoglie i visitatori nella sala dei ritratti da cui inizia realmente la mostra.

Il quadro della Signora grassa ci accoglie nella sala comune di Grifondoro, con gli oggetti di scena di Ron e Harry, i letti a baldacchino, i comodini, gli indumenti utilizzati, tutto perfettamente ricostruito. È impressionante notare come, nel corso dei film, i vestiti abbiano cambiato taglia di pari passo alla crescita degli attori: ci si sente come quando si spulcia dentro l’armadio di un amico con cui si è cresciuti e guardando i suoi abiti vecchi e quelli attuali ci si rende conto di quanto, in realtà, si sia cresciuti anche in prima persona, non solo fisicamente. Tocca poi ad alcuni studi dei professori: quello di Pozioni, con gli abiti di scena del professor Severus Piton (il compianto Alan Rickman), quello del professor Gilderoy Allock di Difesa contro le Arti Oscure, lo studio dell’odiosa professoressa Dolores Umbridge, quello di Divinazione con gli abiti della professoressa Sibilla Cooman, persino la serra di Erbologia, con mandragole dall’urlo stridente pronte a essere estirpate, una delle poche attività interattive che il pubblico può fare.

Molto interessante la sala dedicata al Quidditch, con le uniformi delle varie case di Hogwarts e i manifesti della Coppa del Mondo: qui si può giocare lanciando la pluffa, anche se c’è da essere sicuri che stando su una scopa volante l’effetto sia ben diverso. Dopo essere stati nella capanna di Hagrid, perfettamente ricostruita con tanto di paiolo fumante e poltrona extra large sulla quale sedersi, e aver salutato con un inchino l’Ippogrifo Fierobecco ci si sposta poi nella Foresta Proibita: tra un cucciolo di Thestral, un Centauro, un Drago Ungaro Spinato e un ragno Acromantula, della stessa famiglia di Aragog, ci si dirige verso la sala dedicata alle Forze Oscure: Dissennatori, Mangiamorte e gli abiti di scena indossati da Ralph Fiennes ed Helena Bonham Carter per interpretare Lord Voldemort e Bellatrix Lestrange danno la dose giusta di brividi, complice un impianto dell’aria condizionata regolato ad hoc per questa zona specifica.

L’ultima parte del percorso, della durata complessiva di circa un’ora, si conclude nella Sala Grande di Hogwarts: oltre alle celebri candele sospese, c’è la tavola imbandita e gli abiti di scena del Ballo del Ceppo durante il Torneo Tremaghi, i Tiri Vispi dei fratelli Weasley e le leccornie di Mielandia. Nella stessa sala è stata aggiunta una sezione con i costumi di scena e la ricostruzione delle macerie della scuola durante l’ultima Battaglia di Hogwarts: una teca con i Doni della Morte, gli abiti di Silente, della professoressa McGranitt e la Fenice Fanny, il simbolo della vita che rinasce dalle ceneri.

Gli allestimenti appaiono disposti in maniera confusa, forse per esigenze di spazio. Non ci sono vere e proprie interazioni con il pubblico al di fuori di qualche momento, si gioca per lo più sull’effetto emozione che durante la visita coglie il visitatore e lo sorprende, facendogli dimenticare di aver pagato un biglietto abbastanza consistente (quasi 20 euro). La mostra, quindi, è da consigliare a chi ha davvero sperato, almeno una volta nella vita, di ricevere da un gufo postale la lettera di ammissione a Hogwarts, e non a chi è a digiuno in materia, più che altro perché senza delle basi a riguardo potrebbe andare in confusione facilmente.

Il percorso si conclude realmente solo in un’area merchandising dai prezzi esorbitanti rispetto alla vendita dello stesso materiale ufficiale tramite e-commerce o altri canali. Inoltre, esagerata è la possibilità per chi lo voglia di affittare un’audioguida al prezzo di 6 euro (piuttosto assurdo che non sia compresa nel biglietto come accade spesso in altre mostre tematiche). Del resto, anche questo fa parte dell’effetto Harry Potter: non solo grazie ai libri e ai film ma anche e soprattutto con diritti di immagine e oggetti venduti, quella giovane autrice squattrinata durante questi ventun anni è riuscita a diventare una delle donne più ricche al mondo. Lavoro duro, forse un po’ di fortuna e tanto marketing studiato con perizia, altro che magia.

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