Il Fatto

I giovani ci sono, il Sindaco pure. Saviano e gli intellettuali?

Anche da molto lontano avverto l’eco della marea di giovani che ha attraversato alcune strade di Napoli e, in particolare, quel tratto dove qualche ora fa, incomprensibilmente, alcuni barbari, emuli di personaggi forse visti in tv, al cinema o tra le mura dei propri condomini, hanno accoltellato un ragazzo per colmare il vuoto cerebrale e un’esistenza fatta di emarginazione e ignoranza che dovrebbe riempire notti insonni di cattive coscienze di una mala politica irresponsabile e criminale.

Come irresponsabili e criminali sono taluni commenti di opinionisti del piffero sempre pronti a giudicare ogni punto e virgola di chi ha avuto il coraggio di dire ciò che tutti pensano ma nessuno osa dire per non contrastare i soloni di una certa cultura che predilige la narrazione cruda di una realtà da sempre esistita che, però, oggi diventa spettacolarizzazione e business.

I giovani esistono e hanno fatto sentire la loro voce in migliaia. Il Sindaco pure c’era ma, non so se per questioni di difficile comunicazione da dove scrivo, non ho visto Roberto Saviano e gli intellettuali della città.

Una classe intellettuale, quella napoletana, stranamente sempre pronta a svegliarsi dal letargo per contrastare installazioni temporanee e argomenti futili e ridicoli pur di colpire chi da oltre sei anni ha il coraggio di spezzare convenienti catene di Sant’Antonio fatte di clientele e intrecci, talvolta con la compiacenza di settori criminali della vita cittadina, ma ora muta senza puntare il dito nei confronti di quella politica che è meglio non disturbare e inimicarsi.

Su queste giornale ho già avuto modo di affrontare più volte l’argomento e alcuni episodi accaduti nelle recentissime ore come l’accoltellamento del giovane Arturo, il ripetersi del fenomeno delle stese da parte di vere e proprie bande criminali e la distruzione dell’albero di Natale in Galleria Umberto da sempre bersaglio di alcuni giovanissimi barbari, diventato ormai un simbolo della sfida di questi ultimi all’inefficienza di chi dovrebbe controllare il territorio, mi costringono a richiamare coloro che hanno il dovere del controllo dell’ordine pubblico e di chi ha la responsabilità nella scuola, dove tra un errore e l’altro dovuto a una pessima conoscenza della lingua italiana si potrebbe fare più meglio.

Inutile sottolineare che la violenza nel nostro Paese, in particolare nelle grandi città, è fenomeno preoccupante e in crescita le cui motivazioni sono delle più svariate e riconducibili all’assenza totale dello Stato in un sistema scolastico sempre più mortificato e non in grado di contribuire alla crescita civica e culturale delle giovani generazioni oltre all’incapacità di controllo di territori a rischio.

E non si pontifichi con le solite frasi confezionate su Napoli e il Sud perché in quanto a criminalità giovanile non possono di certo gioire Centro e Nord del Paese dove, ad esempio, i crimini perpetrati da giovani nei confronti di genitori, nonni, sorelle e fratelli hanno fatto storia in quanto alla peggiore cronaca dei crimini familiari. Così come non gioiscono altre città europee, quali Parigi, dove giovani bande criminali periodicamente insorgono con vere e proprie guerriglie urbane.

Negli USA, dove ora mi trovo, il fenomeno è di proporzioni molto più preoccupanti e in aumento in quasi tutti gli Stati, nonostante una polizia e una magistratura molto meno tolleranti delle nostre. Evidentemente, nel nostro Paese, l’attenzione all’ordine pubblico è inteso soltanto nel contrastare senzatetto, lavoratori in sciopero e giovani non proprio raccomandabili per le idee politiche, ma accurati nello svolgimento di un lavoro di attenzione a bambini e adolescenti sostitutivo di ciò di cui dovrebbe occuparsi la scuola.

Si varino una volta per tutte rigorose strategie di breve e lungo termine per un sistema scolastico all’altezza dei propri compiti, con attenzione rivolta a quegli ambienti che necessitano di qualificati interventi con personale preparato e in grado di svolgere il ruolo che gli spetta, cominciando dal responsabile dell’istruzione del Paese. L’ordine pubblico e la magistratura, invece, esercitino i loro ruoli con rigore come si conviene in una sana e vera democrazia.

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