Il Fatto

Giornalisti sotto scorta e fili dell’alta tensione

Non farci pagare la scorta a Saviano è stata la frase gridata tra un baciamano al Ministro dell’Interno –  in visita ad Afragola a seguito del susseguirsi di intimidazioni ai commercianti da parte della criminalità che gestisce il racket – e gli applausi di alcune decine di persone. Una frase gridata in un contesto che nulla aveva a che fare con il tema della protezione, ma dove la devozione a Salvini ha fatto notizia. Non ritengo sia casuale oppure opera di un cittadino qualsiasi del centro in provincia di Napoli che ha a cuore la spending review, quell’affermazione più volte gridata è stata una richiesta specifica che sapeva di essere gradita a chi era diretta.

È da tempo che il Ministro, attraverso messaggi in voce e alcuni post, risponde a Roberto Saviano tra centinaia di improperi e richieste di privazione della scorta da parte di fan leghisti vecchi e nuovi, compresi i recenti convertitisi al salvinismo dopo aver votato i pentastellati appena pochi mesi fa. Un tema che richiederebbe rigore e riservatezza dato in pasto alle folle osannanti che reclamano di lasciar solo lo scrittore per offrirlo a quanti emisero una sentenza di morte. Non risulta da nessun cenno di cronaca, però, che qualcuno abbia chiesto di abolire i privilegi degli ex presidenti di Camera e Senato che, oltre ai guardaspalle, godono di auto, ufficio e personale, così come nessuno si è mai sognato di reclamare che venga tolta la scorta a Silvio Berlusconi che costa alle casse dello Stato due milioni e mezzo l’anno per 40 uomini e due auto blindate oltre a carabinieri e polizia a difesa delle sue residenze.

Il problema è Saviano – nei confronti del quale ho più volte espresso  riserve per posizioni che non condivido –, il problema è Sandro Ruotolo, il giornalista minacciato nel 2015 dal boss Michele Zagaria per le sue inchieste sulla Terra dei Fuochi e sulle ecomafie, che in queste ore si è visto privare della protezione. Non risulta, tuttavia, che il collega napoletano si sia ritirato a vita privata o che occupi una panchina ai giardini pubblici da buon pensionato, bensì continua il suo lavoro con onestà intellettuale e professionale, con uguale impegno e rigore, trattando gli stessi temi di sempre. Ma Sandro Ruotolo, come Roberto Saviano, ha commesso l’errore imperdonabile di toccare i fili dell’alta tensione, per certi versi più pericolosi di quelli delle mafie perché non avvertono, colpiscono più in fretta, e non ha mancato di criticare provvedimenti del governo in tema di sicurezza e migrazione. In sintesi, quello a lui, è un avvertimento perché di giornalisti sotto scorta ce ne sono anche altri.

La famiglia Ruotolo ha già pagato un tributo molto alto con l’uccisione di Silvia, cugina di Sandro e madre dell’Assessore al Comune di Napoli Alessandra Clemente, colpita accidentalmente dai proiettili della camorra, ma questo poco importa a quanti barbari hanno creato un clima di insicurezza e di odio nel Paese. Ancor più preoccupanti sono le folle nelle piazze reali e virtuali, affamate di prede, non di camorristi, ‘ndranghetisti, mafiosi, corrotti e corruttori, ladri e truffatori, ma di migranti, operatori di pace e solidarietà, amministratori come Mimmo Lucano ancora tenuto lontano dal suo Comune e trattato come si dovrebbe per un affiliato della malavita.

Una cosa va detta e tenuta di buon conto: non troppi giorni fa, il Ministro Salvini ha dichiarato che la mafia sarà sconfitta nell’arco di un mese o forse un anno, forse sarà questa la ragione per ritenere superata la necessità della protezione a Sandro Ruotolo e tra non molto, forse, anche a Roberto Saviano. Insomma, un minimo di credibilità a questa affermazione è doveroso darla e noi, fiduciosi, attendiamo un mese o forse un anno.

Giornalisti sotto scorta e fili dell’alta tensione
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