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Generazione di fenomeni: il dispositivo elettronico per non dimenticare i bambini

Quando parlo con alcuni amici dell’eventualità di avere figli in futuro, la mia risposta genera sempre dibattito: «Sono dell’idea che non tutti siano adatti a diventare genitori e io non sarei in grado di avere la responsabilità della vita di un’altra persona». Alla base di un atto di così forte amore ma, al tempo stesso, così egoista ci deve essere sicuramente un fattore importante: la consapevolezza. Un figlio cambia la vita, non solo dal punto di vista economico ma anche da quello delle abitudini, soprattutto nei primi mesi poiché dipende totalmente dal genitore. Sono frequenti però – e sempre più in aumento – i casi nei quali i papà e le mamme dimenticano i propri pargoletti in auto, rischiando di farli morire, soprattutto a causa del caldo estivo.

È per evitare episodi analoghi, infatti, che nasce la proposta di modificare l’articolo 172 del Codice della Strada, annunciata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli: «È con una nota di orgoglio che annuncio che stiamo lanciando una campagna per la sicurezza dei nostri bambini». Con questa variazione, dunque, si renderà obbligatoria l’installazione di un dispositivo elettronico anti-abbandono bimbi in auto: in pratica, si tratterebbe di un sensore che rileverebbe la presenza di un fanciullo a bordo dopo che si è chiuso il veicolo per mandare poi un messaggio sulla chiave dell’auto o sul cellulare del proprietario, sistema già in uso negli Stati Uniti.

Il nuovo dispositivo avrebbe un costo intorno ai 100 euro sui quali lo Stato potrebbe applicare l’Iva agevolata o qualche forma di contributo, investendo così soldi pubblici. Nell’annuncio, però, non è chiaro se le case automobilistiche debbano fornire il dispositivo o se questo debba essere acquistato dall’utente. Tuttavia, c’è da riflettere se la scelta del nuovo obbligo sia risolutiva o meno per il problema: il rischio di dimenticarsi il proprio figlio può avvenire anche in un luogo pubblico, ad esempio al parco, a scuola o al supermercato, paradossalmente allora la soluzione più giusta sarebbe installare un microchip sotto pelle al bambino, proprio come per il cane, per non rischiare di perderlo.

In un mondo come il nostro, dove si concepiscono figli con troppa superficialità e frivolezza, magari per salvare matrimoni in procinto di fallire, non sarebbe più giusto far capire a neo e futuri genitori ciò che comporta la nascita di un bambino? Con campagne che siano degne di essere tali, e non sterili come quella del Fertility Day della Lorenzin, invece di compensare ancora una volta con le macchine le mancanze dell’uomo? Mai affermazione fu più vera come quella di Albert Einstein: «Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti».

Quella ideata, purtroppo, sembra essere l’ennesima “toppa” del governo del cambiamento che appare incapace di produrre soluzioni definitive ai problemi della nostra penisola. Così come per il seggiolino anti-abbandono, anche per il Decreto Dignità, un rimedio provvisorio a un problema ben più grave: bisogna creare posti di lavoro, per incrementare l’economia a lungo termine e non mantenimenti mensili per tre anni perché, una volta passati, saremo nuovamente punto e a capo, ma con più disoccupati e più debito pubblico.

Al momento, però, la priorità del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è quella di ricordare ad alcuni tipi di genitori come comportarsi da tali. Nel mentre, tuttavia, deve anche dare risposta alle famiglie delle 40 persone morte per il crollo del Ponte Morandi a Genova, un’infrastruttura il cui rischio era già noto al dicastero ma che, come è tipico del nostro Paese, è stata procrastinata fino a quando non succede niente. Dopo mesi di accordi e peripezie, è ora che il nuovo governo inizi veramente a occuparsi dell’Italia perché la favoletta che la colpa è sempre di quelli che c’erano prima non potrà giustificarli per sempre.

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