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“Freaks”, al cinema con i mostri: una definizione della diversità

Nel 1932 nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti d’America veniva proiettato il film Freaks, oggi considerato un vero e proprio cult, nonostante raramente venga riproposto sul grande schermo e trasmesso sul piccolo.

La trama è estremamente semplice: in un circo una donna, Cleopatra, e un uomo, Ercole, cercano di imbrogliare il nano Hans per rubare la sua eredità. Il piano, infatti, prevede che la donna faccia innamorare e sposi il povero malcapitato. Al seguito del matrimonio, però, dovrà avvelenarlo, cosicché possa ereditarne la fortuna e goderne con il proprio amante. Il progetto sembra inizialmente funzionare, ma finisce per fallire quando la comunità di freaks di cui fa parte Hans lo scopre e decide di punire i suoi artefici, uccidendo Ercole e mutilando Cleopatra, trasformandola in una di loro.

Nonostante al giorno d’oggi la storia narrata non scandalizzi né, tantomeno, lo facciano le immagini mostrate, non è possibile negare che l’effetto che la pellicola ebbe sugli spettatori all’epoca della sua ideazione fu eclatante e sconcertante: leggenda vuole che alla sua prima proiezione una donna abbia abortito spontaneamente per lo spavento.

Ma perché Freaks fece così scalpore nella prima metà del Novecento da provocare il divieto della sua visione in Inghilterra, Italia e Germania e da permetterne la proiezione in una versione censurata solamente in alcune città degli Stati Uniti?

Probabilmente, la causa è da ricercarsi nelle intenzioni del regista, Tod Browning, che cercò di mostrare la prospettiva del diverso in un momento in cui la diversità era ancora meno accettata di quanto lo sia adesso. Nel suo film, infatti, Browning adottò un punto vista politicamente corretto cercando di guardare il mondo attraverso gli occhi dei freaks. Forse troppo avanti per la sua epoca, inoltre, tentò di contrastare un’idea che perdurava da secoli per cui tutto ciò che fisicamente devia dalla norma veniva considerato come cattivo presagio o come rappresentazione del male in terra. Egli cercò di rovesciare l’idea per cui il bello dell’anima si rispecchia nel bello del corpo.

Freaks, più che mostrare la vita di tutti quelli che nel circo si considerano normali, si concentra sulla vita dei personaggi, interpretati da persone con vere e proprie malformazioni fisiche. Poiché difformi nel loro aspetto, esse vengono ripetutamente designate come mostri. Non accettate dalla società per la loro fisionomia deforme, sviluppano un forte sentimento di solidarietà l’uno per l’altro, tanto che offendetene uno e li offenderete tutti. Non trovando il proprio posto in una comunità poco incline all’accettazione del diverso, quindi, si trovano costretti a creare una collettività tutta loro in cui difendersi reciprocamente.

Se da un lato la telecamera indugia sulla malformazione dei corpi di tutti i freaks, però, dall’altro nel film non si fa altro che mettere in evidenza, in modo per nulla patetico, l’umanità di questi personaggi. In più e più scene ciò che Browning cerca di mostrare è che, anche se apparentemente diversi, i freaks provano le stesse emozioni e le stesse passioni di tutti gli altri esseri umani, come sottolinea Hans rispondendo a Cleopatra che lo interroga sul perché dovrebbe ridere di lui: «Perché molta gente normale lo fa, non si rende conto che sono un uomo. Ho gli stessi sentimenti che hanno gli altri».

I personaggi sono vittime delle circostanze, si adattano all’opinione che gli altri hanno di loro per sopravvivere e si proteggono a vicenda, poiché nessun altro lo fa. Con i loro gesti, le loro emozioni, la loro ricerca d’amore sottolineano il loro bisogno di essere accettati per quello che sono, ma soprattutto suggeriscono che la diversità non è sinonimo di mostruosità. Anzi, il fatto che sono coloro che appaiono più normali, Cleopatra ed Ercole, a commettere gli atti più turpi, dimostra che talvolta è proprio la normalità a nascondere malvagità.

In un’epoca in cui l’anomalia, fisica o mentale, faceva estremamente paura, Freaks intendeva analizzare il concetto di mostruosità, far riflettere sull’umanità dei mostri e la mostruosità degli umani. Browning cercò di innalzare un inno al diverso. Tuttavia, la sua idea troppo moderna per i tempi che correvano non fu capita, tanto che l’uscita della pellicola provocò il declino della sua carriera. La riscoperta del film degli ultimi decenni, però, dimostra che l’idea del regista fosse quanto mai giusta, che definire per forza il diverso è un problema che perdura nel tempo e che forse mai troverà soluzione, probabilmente perché, proprio come suggeriscono i freaks designando Cleopatra come una di loro (L’accettiamo! L’accettiamo! Una di noi!), ognuno, alla propria maniera, nonostante la sua apparente conformità alla norma, è altro.

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